LO MALET.
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FEBBRE NEL MARAIS.
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Traduzione di: Federica Angelini
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il Protagonista: NESTOR BURMA.
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Ha la taglia dell'antieroe: cammina, sbuffa, beve, sbraita, per non sbaglia un colpo. Nato come contraltare francese del belga Maigret, Nestor Burma  il proprietario dell'agenzia di investigazioni private Fiat Lux. I casi di cui si occupa sono fra le pagine pi felici del noir europeo. All' interno delle Inchieste di Nestor Burma, Lo Malet ha ritagliato uno spazio speciale per una serie di quindici romanzi, I nuovi misteri di Parigi, ciascuno dedicato a un arrondissement della capitale francese. Questo episodio  dedicato al Terzo arrondissement.
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Introduzione. di Francis Lacassin.
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Rossetto e scarpe in pelle di serpente.
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Alla sua uscita, nel febbraio del 1955, il volume consacrato al Terzo arrondissement aveva come titolo L'ours et les coulottes (L'orso e le mutandine). Titolo suggerito da due oggetti che orientano il cammino di Nestor Bourma alla ricerca dell'assassino di un prestatore su pegno.

Non che il personaggio gli sia simpatico: aveva bisogno dei suoi servizi, tutto qui; e ha osservato, tra gli oggetti lasciati in deposito sui suoi scaffali, un orso di peluche. La presenza di questo giocattolo ha aumentato il suo disgusto per il tizio. Allora perch questo accanirsi per identificare colui o colei che ha fatto giustizia?
Perch questo sconosciuto ha permesso a Bourma di compiere d'un tratto e simultaneamente le sue due azioni rituali. Scoprire un cadavere incongruo, in circostanze che potrebbero indicarlo come colpevole agli occhi di un poliziotto non a conoscenza della cosa. E in secondo luogo, farsi picchiare dal vero colpevole: Nestor Bourma, l'uomo che si fa mettere K.O. dal mistero...
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E qui il K.O. fisico si raddoppia in un K.O. messo a segno contro le sue facolt intellettive e investigative. Prima di perdere conoscenza, il detective ha potuto vedere la faccia dell'usuraio Cabirol imbrattato di rossetto. Ripresi i sensi, qualche minuto dopo, le tracce di rosso erano scomparse... Tra i due fatti, ha creduto di scoregre "A qualche centimetro dalla mia faccia, un piede minuto, calzato di rettile, [che] schiacciava sotto il tacco un mozzicone caduto dal portacenere. La gamba inguainata nel nylon trasparente che andava con il piede era una bella gamba. Mugugnai di nuovo e buttai in avanti la mano per afferrare la caviglia. Piede e gamba scomparvero bruscamente dal mio campo visivo e tutto torn al buio, dopo un clic.'
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L'indomani, mentre Bourma si china per raccogliere un pacchetto di tabacco in una canaletta di scolo, il miraggio si rinnova e, questa volta, si materializza. "Al mondo non c un solo paio di scarpe da donna in pelle di serpente. Sarebbe troppo bello per i serpenti. E una simile coincidenza, di cui avevo appena respinto la possibilit, sarebbe stata altrettanto bella per un detective..." Quelle scarpe appartengono ad un'affascinante bionda della quale vedr (pi tardi) "sorgere, come una fiamma rosa, un seno dalle pieghe della camicia di seta".
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La proprietaria di quelle labbra nonch calzature, confondendo l'Agenzia Fiat Lux con l'Ufficio dei Sogni Erotici vi dimentica il secondo oggetto che, dopo l'orso di peluche, orienta il cammino di Nestor Bourma. Un'appetitosa coulotte di nylon nero avvolta in una "busta di carta rosa, attraversata dall'elegante scritta in blu pervinca: Rosyanne; calze e biancheria intima". Un oggetto fatto per nutrire i fantasmi di Nestor che adora mordicchiare il nylon e la seta frusciante, ma lo scontrino di cassa che lo accompagna lo porter a conclusioni meno piacevoli.
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Nell'attesa, si diletta a percorrere il Terzo arrondissement con il pretesto di condirvi la sua inchiesta. Nel apprezza i piccoli bistrot nei quali i dispositivi musicali, prima di subire la metamorfosi in juke-boxes, parlano ancora francese e trasmettono la colonna musicale di Grisb, o de Gli Orgogliosi, il film di Yves Allgret. Se si deve  credere agli inventari degli edicolanti, l'ideale delle sartine e dei loro spasimanti ha per modello: Martine Carol, Gina Lollobrigida, Sophia Loren.
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Pur gettando un'occhiata complice al pulcinella che fa da insegna all'Omnium du rire, Bourma, sensibile come Marcel Proust alla magia dei nomi - apprezza l'insegna della rue Pastourelle, o della rue des Vertus. Trascinando il lettore sulla (falsa) pista del tesoro dello scrittore-giurato e alchimista Nicolas Flamel, percorre rue de Thorigny, per ammirarvi, con un pizzico di ironia, "un gioiello architettonico del diciassettesimo secolo.. il famoso palazzo Sal, cos nominato perch apparteneva a un gabelliere che si era riempito le tasche come molti altri suoi colleghi[...] Laltro palazzotto, quello dove abitava la signora Jacquier, si ergeva proprio l di fronte e poteva essere stato costruito da un evasore fiscale dellepoca, forse per sfidare il dirimpettaio."
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Entrando in questo secondo palazzo, il detective ritrova tutta il suo beffardo eloquio libertario per descrivere l'entourage di Madame Jacquier, la sua cliente: nel Quarto come nel 16esimo secolo, un borghese  sempre un borghese. Bourma sottolinea come il "mobilio senza pretese" strida con l'arredamento d'epoca un po' stanco. A proposito dei dipinti sul soffitto, osserva: "Questi ultimi, ignoravo se fossero manierismi di maniera, imploravano di essere restaurati al pi presto. Erano pericolosamente screpolati e, per tutto il tempo che rimasi nella sala, temetti che un pezzo di chiappa della divinit tanto callipigia quanto mitologica che planava sulle nostre teste finisse dentro il mio aperitivo, come una scorza supplementare."
La scomparsa del fonditore, che costituisce la chiave del mistero, conduce Bourma a indagare nel mondo dello spettacolo.
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Non poteva aver milgior guida dell'artista-prestidigitatore Michel Seldow; a pi riprese, trae beneficio dalla sua conoscenza del mondo del circo. Autore erudito de Gli illusionisti e i loro segreti e di un'imponente biografia di Robert Houdini, Seldow apparteneva, tra il 1935 e il 1945, al gruppo di amici che riuniva al Caff Flore i fratelli Prvert, Henry Filipacchi, Louis Chavance, Malet e molti altri.
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Nestor Bourma , possiamo ben dirlo, fedele alle amicizie di Lo Malet.
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Francis Lacassin.
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FEBBRE NEL MARAIS.
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Il Terzo arrondissement.
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Capitolo 1.
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Il ferro... impegnato.
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Le mani in fondo alle tasche del trench, ero piantato come un picchetto in mezzo a una stanza al
terzo piano di una vecchia abitazione di rue des Francs-Bourgeois. Meccanicamente, stringendo nel
palmo bagnaticcio il fornello spento della pipa, ascoltavo la venerabile bicocca gemere sotto gli assalti
del brutto tempo.
Che primavera marcia!
La pioggia, spinta dal vento che si sentiva ululare, tamburellava contro i pannelli quadrati della
finestra senza tende. Attraverso i vetri appannati scoprivo un paesaggio di tetti bagnati sui quali il cielo
plumbeo spandeva una deprimente tinta venefica. Dalla mansarda di un palazzo vicino sventolava
tristemente un lenzuolo non proprio lindo, come lemblema di una pietosa resa. Sulla sinistra, doveva
erigersi il palazzo Clisson o Soubise, dove sono conservati gli Archivi nazionali. Davanti a destra, il
profilo di un alto camino emergeva dal caos dei tetti, segnalando la presenza dellimpastatrice di un
fornaio o del laboratorio di un fonditore. Lo sbuffo di fumo raggiungeva le nuvole nere e vi
sincorporava.
La stanza in cui mi trovavo, e che la precoce oscurit cominciava a invadere, era divisa in due
parti di diverse dimensioni da un banco a mezza altezza. Lasse mobile che fungeva da porta era
abbassata sul bancone.
Una vecchia Remington occupava lestremit di un tavolo, accanto a un registro aperto e a tutto
il necessario per scrivere, oltre a un portacenere traboccante di mozziconi, una piccola abat-jour verde,
un telefono, un bilancino preciso come una sartina, una lente da orologiaio, una pietra di paragone, ecc.
Dietro la poltrona di cuoio consunto, un guardaroba ospitava una collezione di abiti. Oggetti
disparati erano accatastati a casaccio sugli scaffali di legno bianco che correvano lungo i muri. Tra
binocoli da teatro e un elmo chiodato da 70, cera perfino un orso di peluche, davvero penoso.
Sul marmo del camino, una tigre ruggiva verso un gabbiano appollaiato sulla cresta di unonda
solidificata. Accanto a quei bronzi artistici, una pendola scandiva melanconicamente il tempo.
Sul pavimento, una pila di libri dalle rilegature sciupate e qualche arcigno registro contabile
ricoperto di tela nera. Un cassone si alzava non lontano dalla stufa spenta.
Il padrone di casa, pap Samuel, troneggiava nel mezzo di quella babele polverosa e trasudante
la miseria altrui. Mi guardava senza battere ciglio, le labbra leggermente aperte, come in una smorfia
canzonatoria, su denti da coniglio.
Jules Cabirol allo stato civile, preferiva farsi chiamare pap Samuel. Disposto a concedere
prestiti su pegno, stabilitosi in prossimit del Monte di Piet, era convinto che nel suo mestiere un po
di giudaismo non guastasse.
In piedi davanti a lui, mi chiedevo quanto sarebbe stato disposto a offrire per la piccola donna
nuda in oro massiccio che dava limpressione di danzare sul suo petto. Domanda oziosa. Senza
interesse. Cento per cento senza interesse. La piccola donna nuda costituiva il manico di un tagliacarte
la cui lama affondava interamente nel cuore rattrappito del vecchio pirata e cos, in quel tardo
pomeriggio di una giornata piovosa di aprile, pap Samuel assomigliava alle illusioni dei poveri diavoli
che andavano da lui per convertire i propri ricordi in un pezzo di pane.
Era altrettanto morto di loro.
Forse anche un po di pi.
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Capitolo 2.
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I furtivi.
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Quel mattino, al risveglio, per farmi passare i postumi della sbornia avevo fatto un paio di conti.
Conosco operazioni che richiedono pi tempo. In meno di due rovesciamenti di tasche, mi ero convinto
che, una volta fatta colazione, mi sarebbe rimasto appena di che comprare un pacchetto di trinciato
forte. Se il diavolo non mi mandava un cliente ricco sfondato entro la giornata, non immaginavo
proprio come potermi tirar fuori da quello stato di indigenza. Scucire qualcosa a Hlne, o ad altri
ausiliari dellagenzia Fiat Lux, era escluso. A Hlne e a tutti gli altri, come si dice in termini di legge,
dovevo gi abbastanza grana. E, a proposito di legge, emettere un assegno scoperto era rischioso.
Bisognava quindi solo aspettare il miracolo. Non sarebbe stata la prima volta, nel corso della mia
temeraria carriera, che si verificava proprio al momento giusto. Se il miracolo non fosse accaduto,
avrei, ahim, dovuto impegnare i pochi gioielli doro che mi aveva lasciato in eredit zia Isabelle.
Almeno mi sarei concesso qualche ora di pi. Piuttosto scoraggiato, non mi ero mosso di casa. Mi ero
limitato a telefonare a intervalli regolari a Hlne che montava la guardia in ufficio. Alle tre del
pomeriggio, non essendosi annunciati n il cliente n il miracolo, avevo preso la direzione del Monte di
Piet. Ma mi ero mosso in ritardo, oppure era stato il destino a volere cos. In rue des Francs-Bourgeois
 avevo preferito quella succursale a unaltra  avevo sbattuto il naso contro la porta del Crdit
municipal, chiuso da poco, ma chiuso. Avevo allora pensato che pap Cabirol, vecchia conoscenza che
operava sul marciapiede opposto della strada, avrebbe potuto concludere laffare altrettanto bene, se
non meglio, del suo concorrente ufficiale. Ero entrato nel portone e, a causa della pioggia che cadeva
fitta, avevo attraversato a testa bassa il piccolo cortile interno. Ai piedi della scala, stretta e buia, su una
targa smaltata, un tempo blu e bianca e decorata con mano ferma, si leggeva: SAMUEL CABIROL.
Vendita. Acquisto. Scambio. Oro. Argento. Oggetti vari, ecc. Acquisto delle ricevute dei Monti di
Piet. Terzo piano.... Una grondaia si svuotava proprio dove iniziavano a salire i gradini.  la
specialit delle grondaie. Sempre a testa bassa, con un balzo attraverso la tenda di pioggia ero atterrato
sui primi gradini...
...E fu cos che, non avendo n sentito, n visto scendere la ragazza, lavevo urtata e per un
soffio non lavevo fatta cadere gambe allaria.
Di altezza superiore alla media, avvolta in un impermeabile double-face nero e giallo, sembrava
gi sufficientemente stravolta senza che aggiungessi al suo smarrimento la mia involontaria brutalit. Si
tamponava il naso con il fazzoletto stropicciato, tirando su come se avesse il raffreddore o stesse
piangendo. Il cappuccio, che lasciava sfuggire qualche ciuffo biondo in disordine, era tutto di traverso.
Il poco che si vedeva del viso mi parve grazioso, senza nulla di eccezionale. Dopo tutto, eravamo sulle
scale di un palazzo abitato da un sarto polacco, un usuraio camuffato non troppo bene e famiglie
operaie, non al cinema. Mi ero scusato tentando anche, pi per abitudine che altro, un vago approccio
di corteggiamento:
...Per un pelo non la baciavo... e se le si fosse sbaffato il rossetto....
Cose cos.
Non molto successo con le donne oggi, Nestor. Doveva avere a che fare con lo scarso spessore
del mio portafogli, scarso spessore rilevabile a un chilometro senza laiuto di un contatore Geiger. La
ragazza, muta e sempre alle prese con il suo naso, si era lanciata verso la strada, mostrandomi per tutta
risposta i tacchi delle scarpe in pelle di serpente e le cuciture nere delle calze di nylon. Lasci per una
scia di profumo. Un profumo delicato e gradevole, troppo delicato per combattere vittoriosamente o
anche solo per sfidare lodore di piscio di gatto che dominava landrone, odore che infatti era
rapidamente tornato in possesso dei suoi diritti ancestrali.
Dimenticando lincidente, e senza pi pensare a nulla, salvo allo stato delle mie finanze, ero
salito al terzo piano. La porta dellufficio di Cabirol era ornata da una replica ridotta della targa in
basso e da un biglietto manoscritto che invitava a suonare ed entrare, pi o meno simultaneamente.
Avevo suonato, ero entrato...
...E la parola che avevo proferito appena superata lanticamera, anche se dicono che porti
fortuna, forse non testimoniava, da parte mia, un rispetto esagerato per la morte.
Non cera stata lotta. O ben poca. Lo stretto necessario richiesto da quel genere di sport e dagli
ultimi soprassalti di un agonizzante. Qualche foglio di carta e un giornale popolare di colore rosa,
caduti dal tavolo, erano sparsi per terra. Tutto l. Il resto, su cui regnavano la calma e il silenzio, appena
disturbato dallacquazzone, dal vento e dal tic-tac tranquillo della pendola, era in ordine. Un ordine
relativo, vale a dire che dominava il normale caos che si trova di solito in quel genere di posto.
Nemmeno la polvere, che si accumulava su certi oggetti e nellangolo del camino, era stata spostata.
No, niente lotta. Niente di simile a quelle zuffe selvagge che mandano tutto allaria, insanguinando
larredo e provocando il disgusto dei poliziotti che arrivano per valutare la situazione. Un assassinio
pulito ed elegante, a lungo premeditato, anche se larma del crimine era stata fornita dalla casa al
momento opportuno.
Diligentemente steso sulla schiena, in attesa dei becchini, pap Samuel Cabirol si allungava
accanto alla poltrona da cui doveva essere scivolato dopo aver ricevuto il colpo. Ero pronto a
scommettere qualsiasi cifra che non fosse morto in quello che si chiama stato di grazia. Il suo labbro,
contratto in una smorfia forse non poi cos beffarda, a ben considerare la cosa, era tutto sbaffato di
rossetto. Un rossetto con un buon odore. Un rossetto che sprigionava un profumo di cui le mie narici
avevano un ricordo, anche se molto fuggevole.
Da quel dettaglio si potevano trarre molte conclusioni, buone o cattive.
La giacca di alpaca del cadavere era sbottonata, il lembo sinistro mantenuto nella posizione
normale dal pugnale conficcato fino al manico. Laltro lembo, rovesciato sul braccio, mostrava
linterno. Dalla tasca fuoriusciva un portafoglio in pelle, reso lucido dagli anni e dalluso.
Anche da quello si potevano trarre delle conclusioni. Per esempio che il morto era stato
perquisito, che gli era stato preso...
Forse non tutto!
Eccolo qui il miracolo!, pronunci qualcuno ad alta voce, con una risata rugginosa.
Ero stato io a parlare, e la cosa mi fece una strana impressione. Alla fine, dopo una breve
discussione con me stesso, andai a chiudere la porta per non essere disturbato durante le mie scabrose
acrobazie senza rete. Oltre alla serratura, un grosso catenaccio completava il sistema di chiusura. Girai
la manopola zigrinata e il meccanismo si azion con un clic che mi fece venire i brividi lungo la
schiena. Allarmato, volli manovrare la manopola nel senso inverso. Niente da fare. Il chiavistello non si
mosse. Era un modello di sicurezza, un modello speciale che adesso poteva aprirsi solo con lutilizzo di
una chiave! Ero fregato! Superai il mio principio di panico, tornai al morto e lo perquisii. Gli trovai
addosso un mazzo che comprendeva la chiave giusta. Me la misi in tasca e, tranquillizzato, mi
impossessai con precauzione del portafoglio che faceva cuc. Le mani mi tremavano un po, ma quello
che andava fatto andava fatto e non volevo lasciarmi sfuggire loccasione. Dopo tutto, da vivo quel
Cabirol era un vero schifo: accettare in pegno un orso di peluche! Non meritava alcuno scrupolo.
Il furto non sembrava essere il movente del crimine. Il portafoglio conteneva un buon centinaio
di banconote, in meravigliosi tagli da mille franchi. Mi appropriai della met per le spese di trasferta e
lemozione causata dalla scoperta del cadavere. Una volta messa ben in caldo la grana nella tasca dei
pantaloni, mi sentii un altro uomo. Rimisi a posto il portafoglio e intrapresi il giro dei locali per pura
curiosit professionale. Avrei fatto meglio ad andare al bar. Entrai in una stanza che fungeva da
magazzino e visitai poi una sala da pranzo minuscola, una cucina ancora pi piccola e una camera da
letto dallodore di rancido. Niente per me, l dentro. Niente? Vale a dire che... Non  necessario
correre, bisogna muoversi al momento giusto!... Al momento giusto!... Questi aforismi che si sono
dimostrati validi, bisognerebbe sempre tenerli ben presenti, sempre in mente. Cos si eviterebbero un
sacco di sciocchezze. E infatti, quando fui di ritorno nella stanza che pap Cabirol riservava ai suoi
commerci, uno strumento contundente mi colp la capoccia. Accecato, accennai anche uno o due
saltelli, stile Serge Lifar o Yvette Chauvir. E di stelle certo ne vidi pi che a sufficienza qualche
secondo dopo. Nel mezzo di una specie di terremoto in un technicolor molto riuscito, sentii una voce
interiore bisbigliare dolcemente, accompagnando la mia caduta, che la farina del diavolo va in crusca
e che il delitto non paga.
A quei due non avevo pensato!
Yvette Chauvir, Zizi Jeanmarie o Ludmilla Tcherina. Non avevo preferenze. Una di quelle
signorine del corpo di ballo. Una qualsiasi. La piccola donna nuda in oro massiccio mi danzava sul
petto, come mi era sembrato che facesse su quello di Cabirol. Due scarpette di raso bianco che mi
facevano il solletico, allaltezza del seno sinistro. La donnina spingeva fino alle mie narici il profumo
di cui era impregnata. Il profumo che ben conoscevo per averlo gi annusato due volte. Il profumo del
rossetto  o che accompagnava il rossetto che aveva impresso una maschera alluomo del banco dei
pegni.
Mugugnai, mi agitai, rotolai su me stesso e aprii appena le palpebre.
Mi ritrovai a pancia in gi, la testa di traverso, con un bel torcicollo, lorecchio a terra, come un
pellerossa sul sentiero di guerra che spia i movimenti del nemico, non lontano da Cabirol, sempre
immobile.
Formavamo una bella coppia noi due, un bel soggetto da pendola come se ne fabbricavano a
montagne nel quartiere.
Per Dio! Da quanto tempo ero l? Nonostante il velo che mi annebbiava la vista, gli oggetti mi
apparivano pi distinti che in precedenza, come se fossero illuminati. Era la luce del giorno, di un
nuovo giorno, o la luce artificiale?
Chiusi gli occhi.
La donnina nuda non pesava pi sul mio torace, ma il suo profumo era ancora nellaria, tenace e
stordente.
Riaprii gli occhi.
A qualche centimetro dalla mia faccia, un piede minuto, calzato di rettile, schiacciava sotto il
tacco un mozzicone caduto dal portacenere. La gamba inguainata nel nylon trasparente che andava con
il piede era una bella gamba. Mugugnai di nuovo e buttai in avanti la mano per afferrare la caviglia.
Piede e gamba scomparvero bruscamente dal mio campo visivo e tutto torn al buio, dopo un clic.
Sentii una porta chiudersi in lontananza e fu il silenzio. Un silenzio popolato da mille rumori: il
vento che gemeva, la pioggia che crepitava, la pendola che ticchettava con, a volte, strane vibrazioni, e
le mie orecchie che ronzavano. Ma niente pi solletico... niente pi profumo. Solo un odore di polvere,
un tanfo di umidit e ancora un altro odore, debole, nauseante. Abbastanza per svenire unaltra volta.
Non era il momento. Appoggiandomi sui gomiti, riuscii a mettermi a quattro zampe. Rimasi per
un certo tempo in quella postura, a ciondolare la testa, con la forma confusa di Cabirol davanti a me,
che sembrava dondolare. Infine, aggrappandomi ai mobili, mi alzai sui gomiti molli.
Tuttintorno, la penombra sispessiva. Sentivo il bisogno di vederci chiaro, in tutti i sensi della
parola. Un po di luce forse avrebbe attenuato la sensazione di vertigine che percepivo accentuata
dalloscurit. Pigiai il bottone incrostato alla base della lampada sulla scrivania.
Limprovviso chiarore colp il manico del tagliacarte, strappandogli un vivace bagliore caldo.
Per quello che riguardava le ipotetiche passeggiate della donna nuda in oro massiccio, avevo sognato.
Non aveva affatto abbandonato il petto di Cabirol per venire a dimenarsi sul mio. Era ancora piantata l,
fedele alla postazione, immobilizzata, gambe allaria. In un certo senso lo preferivo.
Il pugnale, quindi, non era stato toccato. Ma erano state toccate altre due cose: le labbra del
morto, da cui erano state fatte sparire le tracce di rossetto, e il portafoglio, che non gonfiava pi la tasca
dove lavevo rimesso dopo il mio prelievo.
Per associazione di idee, mi tastai. La cinquantina di banconote era ancora in mio possesso. Una
fortuna. Mi stavo appunto felicitando con me stesso per la scoperta, quando suon il telefono.
Ero ancora nel pallone e troppo vicino allapparecchio per controllare i riflessi. Quando presi
coscienza dellimprudenza, la cornetta era gi appoggiata al mio orecchio.
Sullo sfondo sonoro del Valzer degli Orgogliosi, mi giunse una voce:
 lei, Cabirol?.
Una voce giovane, alterata, nervosa, quella di un ragazzo impaziente di comunicare una notizia
importante. O almeno questo fu leffetto che mi fece. Adesso forse stavo drammatizzando. La
situazione favoriva moltissimo la drammatizzazione.
Chi desidera?, chiesi.
Niente pi musica.
Solo la voce:
Temple 12-12.
Temple 12-12. Esattamente. Il numero di telefono del vecchio spilorcio ammazzato. Si leggeva
sotto di me, nel riquadro previsto a tale scopo. Ciononostante, glielo feci ripetere:
Temple come?.
12-12.
E di nuovo una zaffata di suoni travolgenti ad accompagnare le imprecazioni con cui lo
sfortunato telefonista punteggiava la conferma del numero. Doveva cominciare a trovare la situazione
sgradevole.
Ha sbagliato.
Allaltro capo del filo attaccarono bruscamente, senza scusarsi. Riagganciai anchio e tirai fuori
il fazzoletto per fare un po di pulizie. Una volta ripassata la cornetta, ritenni prudente cambiare aria.
Ero l da troppo tempo a fare sciocchezze, e troppa gente sembrava volersi dare appuntamento
in quel posto, in un modo o in un altro e con diverse intenzioni.
Dopo un ultimo sguardo a pap Cabirol e alle sue chincaglierie, spensi la luce e mi diressi verso
luscita.
Al momento di superare la porta che d sul pianerottolo, fui colto da una strana sensazione di
dj vu. Dur un attimo fugace, confuso, subito riassorbito. Un vago ricordo che fa locchiolino, non si
precisa in alcun modo, e che sfuma nelle brume craniche pi rapidamente delle evoluzioni di un fuoco
fatuo. E molto meno gradevole, perch lascia un fondo di insoddisfazione.
Non cercai di approfondire lesatta natura di quella strana eco mentale. Attardarmi nei paraggi
diventava ogni istante pi pericoloso. Superai la soglia, sperando di non ricevere altre botte impunite
sulla zucca.
A met scale sentii il telefono suonare di nuovo, rabbioso e insistente, mi parve. Anche questa 
una di quelle cose che si immaginano in situazioni simili e che non significano assolutamente nulla.
In strada, preda della notte prematura, i lampioni riflettevano la loro luce sullasfalto bagnato.
Non pioveva pi, ma il cielo era ancora nero e pieno di nubi come un uovo. Era solo una tregua e non
prometteva niente di che. Lunica cosa che faceva pensare alla primavera era la dolcezza carezzevole
della brezza che soffiava. Si era formato un lago attorno a un tombino dalle ridotte capacit di
assorbimento e le auto, che non facevano nulla per evitarlo, sollevavano schizzi di acqua sporca che
arrivavano fino al marciapiede. Salvo che davanti a quellenorme pozzanghera, la gente camminava
tranquilla. Passava davanti alla tragica casa senza nemmeno sospettare che allinterno erano appena
stati commessi un omicidio, un furto e unaggressione, il tutto in un lasso di tempo estremamente
breve. Un record di produttivit. Un lavoretto pulito che faceva onore ai suoi esecutori. Il quartiere del
Marais  molto noto per labilit dei suoi operai, i migliori da sempre.
Attraversai la carreggiata scivolosa e feci i cento passi per arrivare alla fermata dellautobus
dove qualcuno aspettava il 66. Io aspettavo altro. Ero convinto che il tipo al telefono avesse manifestato
troppa agitazione per non venire a verificare di persona cosa stesse accadendo a casa di Cabirol, se
costui avesse continuato ad essere sordo ai suoi appelli. Esaminare la sua faccia da vicino poteva
sempre tornare utile.
Pass un autobus e fece il pieno. Rimasi solo, ma non avevo motivo di temere che la mia sosta
prolungata potesse suscitare sospetti. Capita spesso che in questa zona di Parigi turisti ammirati si
piantino davanti ai vecchi palazzi storici rispettati, fino a nuovo ordine, dai picconi dei demolitori. E
per lappunto, davanti a me, allangolo di rue des Francs-Bourgeois e rue Vieille-du-Temple, si ergeva
uno slanciato alibi di pietra costruito secoli prima. La Tour Barbette, salvo errori, ultima vestigia di un
edificio appartenuto a Isabella di Baviera... Di recente avevo letto un articolo sullargomento, non
ricordavo pi su quale giornale. Fu l che, una sera del 1407, il duca di Orlans, fratello del re, stava
uscendo in tutta fretta quando fu assalito e adeguatamente trucidato dai sicari di Giovanni
Senzapaura... Ho la capacit di avere sempre a che fare con dei casi criminali, come si pu ben
constatare. Nemmeno di quelli del passato me ne perdo uno, capito sempre a proposito! Un talento
naturale!
Lapparizione di un uomo, dallaria giovane, che percorreva il marciapiede opposto con passo
affrettato, mi fece tornare al ventesimo secolo. Forse era solo un cittadino come un altro, elettore e
vaccinato. Nulla lo distingueva dalle persone che incrociava. Indossava un soprabito grigio da mezza
stagione, un cappello floscio, anchesso grigio, e, verosimilmente, un orologio da polso come tutti. Il
mio istinto per mi avvertiva di stare vigile. E, allorch lo vidi infilarsi senza esitazioni sotto la volta
delledificio che avevo appena lasciato, gli ultimi dubbi svanirono definitivamente. Restava adesso da
sapere quanto tempo sarebbe passato prima che gli sbirri si addensassero su Cabirol come mosche su
un pezzo di carne non adatta al consumo.
Abbandonai il mio posto di guardia, attraversai la strada e mi appostai a distanza adeguata, n
troppo vicino n troppo lontano dalla volta, per non perdere nulla dello spettacolo, nel caso ce ne fosse
uno a cui assistere. Cera il tipo da guardare da vicino, ma siccome, uscendo dalla casa, mi gir le
spalle appena ebbe poggiato il piede sul marciapiede, avrei dovuto superarlo per farmi unidea del suo
aspetto. Camminava sempre piuttosto veloce, ma n pi veloce n pi lento che al suo arrivo. Mi
attardai qualche secondo, guardandolo allontanarsi. Forse era luomo del telefono, forse non era lui.
Forse veniva da casa di Cabirol, forse no. Forse potevo lasciarlo andare, forse potevo seguirlo. E poi,
comunque... lo seguii.
Prese la direzione di rue Rabuteau e svolt in rue des Archives. Pass davanti alla Fontaine des
Haudriettes e imbocc rue Pastourelle, con quei pericolosi marciapiedi da cui bisogna scendere ogni
istante talmente sono, tra laltro, stretti e ingombri. Allangolo di rue du Temple, proprio quando arriv
allaltezza delle vetrine dellOmnium du Rire, il negozio di scherzi e cotillon, la pioggia inizi a venire
gi a catinelle senza alcun preavviso.
Lo scherzo me lo beccai io. Avevo contato sui negozi illuminati per capire un po che genere di
fisionomia nascondeva il tipo e adesso potevo anche scordarmene. Per proteggersi dallacquazzone, si
era alzato il colletto del soprabito fino alle orecchie e abbassato sul naso la falda del copricapo. Non
spuntava neanche un capello. In alto, strizzandomi i suoi occhi elettrici, il pulcinella dellinsegna si
prendeva gioco della mia seccatura come se ridesse a crepapelle.
Il mio uomo attravers la strada tra due macchine che procedevano al rallentatore, e prese rue
des Gravilliers, tagliando verso rue des Vertus. Passando davanti al caff dangolo, lo sorpresi a gettare
unocchiata furtiva attraverso la griglia decorata da un leone in metallo dorato, ma non si ferm.
Cominciavo ad averne abbastanza di tutto quel footing. Il ragazzo manteneva un ritmo un po
troppo sostenuto per me, che risentivo ancora del knock-out. In rue des Vertus, decisi di impegnarmi in
uno sprint per avvicinarlo un po. Due deficienti di arabi me lo impedirono.
Quei figli di cammello uscirono dandosele di santa ragione da unosteria illuminata come la
tana di una talpa, e si rotolarono per terra, nel fango, distribuendosi botte e guaendo come cani. Tutta
una trib di consimili salt loro addosso per separarli, bloccando il passaggio. Risultato: quando riuscii
a tirarmene fuori, il mio tipo era scomparso.
Rimasi l, in mezzo alla strada, sotto la pioggia, a bocca asciutta  in senso del tutto metaforico,
per  cercando di farmene una ragione. Il ruolo che attribuivo a quel personaggio assomigliava
incredibilmente a una mera speculazione intellettuale. Era molto bello lasciarsi guidare cos a lume di
naso, ma non bisognava esagerare... La cosa migliore da fare era tornarsene a casa... In quel momento,
portate dalla dolce brezza ma non cos profumate, mi arrivarono le note di una giava suonata da una
fisarmonica. Ripartii di nuovo seguendo il mio radar nasale.
Rintracciai senza troppi sforzi la provenienza delle popolari note dellarmonia. Venivano da rue
Aumaire. La imboccai e in rue Volta, di fronte alla casa pi antica di Parigi, una sala da ballo sfoggiava
la propria facciata moderna, perforata da finestre a losanghe. Le valet de carreau. Chez Amde. La
fisarmonica si stiracchiava, la giava turbinava fuoriuscendo in strada attraverso gli interstizi dei battenti
della porta dentrata, palpitanti ancora per il recente ingresso di un avventore. Non ero fesso al punto di
pensare che si trattasse del mio uomo, ma entrai. In ogni caso, era dobbligo un ricostituente.
La penombra invadeva la pista da ballo. Sulla pedana rialzata, riservata allorchestra, la batteria
e due o tre altri strumenti aspettavano sotto la fodera larrivo dei musicisti. Non era ancora lora di
entrare in azione. Ma allestremit del bancone, nella sala del bistrot, troneggiava uno di quei grossi
fonografi elettrici sempre a disposizione dei melomani. Era quello che suonava la giava.
Con aria grave e riflessiva, il padrone del locale supervisionava il 421 giocato da due clienti. Al
mio ingresso, i tre mi adocchiarono, poi tornarono ai loro dadi, da giocatori coscienti. Avrei dovuto
camminare sui muri o ingoiare petrolio perch si interessassero di nuovo a me. Resi loro la stessa
indifferenza con un tasso dusura. Una domestica con il vestito della domenica sorseggiava un
aperitivo, battendo il tempo con il piede. Dietro il banco, una barista con i capelli biondo stoppia
asciugava dei bicchieri pensando alla morte di Luigi XVI.
Le ordinai un grog. Mentre lo preparava mi avvicinai allapparecchio che produceva musica. La
giava sembrava non attendere altro per morire su un accordo magistralmente sfumato. Il disco riprese il
proprio posto sotto una barra numerata. Consultai lelenco dei titoli. Le Grisbi compariva tre volte, in
registrazioni diverse. E cera anche il Valzer degli Orgogliosi, dal film di Yves Allgret.
Lo feci suonare, unicamente per il mio piacere, e tornai al bar ad attendere il grog fumante.
I patiti del 421, immersi nella loro partita, non lavrebbero interrotta per niente al mondo.
Appoggiata al bancone, la domestica continuava a battere il tempo con il piede come prima.
Solo la barista mi guard con disapprovazione.
Non  bello?, chiesi indicando con un movimento del mento lattrezzo meccanico dalle
cromature brillanti.
Oh! Che barba, disse la barista. Quello e lorchestra! Se continua cos dovr mettermi i
tappi nelle orecchie. Sentir questo pezzo quaranta volte al giorno.
Ci sono degli appassionati?.
Sospir:
Un appassionato.
Un po di contegno con i clienti, Jo, ordin il padrone dal tavolo del 421. Non devi dire che
barba.
Reagiva in ritardo ma con convinzione.
Nessun problema, dissi io.
Mi scusi, disse la barista.
Nessun problema. Scommetto che  Alfred. Fredo, volevo dire!.
Fredo?.
Lappassionato degli Orgogliosi.
Non so come si chiami.
Gi. Quando il disco fin, lo feci ripartire. Tanto peggio per la barista. Poi, vedendo i bagni,
segnalati da una spia luminosa, ci andai. Erano allinizio del corridoio, tra un ripostiglio e lunica
cabina telefonica del locale. Mi ci infilai dentro e chiusi la porta, per lasciar fuori la musica. Ma,
allimprovviso, questa si prese una rivincita, facendo esplodere gli ottoni nel mio timpano preso alla
sprovvista. La porta si incastrava male e se si voleva telefonare tranquilli, senza sottofondo sonoro,
bisognava tenerla chiusa con la mano. Soddisfatto dellesperimento, uscii dalla cabina. Nel corridoio,
che ostruiva con la sua possente figura, il padrone mi guardava:
Scusi, cerca qualcosa?, chiese con voce neutra, stanca.
Dovevo rispondere che avevo gi trovato? Alzai le spalle:
Niente. La ringrazio.
Tornai al banco, terminai la consumazione, pagai e, dopo aver porto i miei pi distinti saluti ai
presenti, sfiorando distrattamente con la punta del dito il bordo del cappello, mi diressi verso luscita,
scortato dallo sguardo di quattro paia docchi.
Sentii qualcuno dire:
Ce ne sono di suonati.
Fuori pioveva ancora, ma meno. Senza fretta, ripresi la strada di rue des Francs-Bourgeois. Vi
regnavano la calma e la pace. Non si vedeva alcun raggruppamento sospetto davanti al palazzo dove
presto sarebbe stato libero un appartamento. Comprai un giornale della sera da uno strillone raffreddato
e me lo andai a leggere in un vicino bistrot brulicante di una folla simpatica nella quale mi persi. Le
conversazioni vertevano su diversi argomenti, su tutti gli argomenti, eccetto che su un omicidio. Due o
tre volte, mi sembr di sentire la caratteristica sirena delle macchine della polizia, ma erano solo rumori
che avevo in testa. E poi il prefetto aveva vietato luso delle sirene. A un certo punto, tuttavia, non fui il
solo a distinguere il suono di una sirena bitonale che nasceva in lontananza e si faceva pi forte man
mano che si avvicinava. I pompieri avevano il diritto di servirsi dellavvisatore acustico.
Deve esserci un incendio da qualche parte, disse un ragazzaccio che si mise a ridere alle sue
stesse parole.
O uninondazione, replic lamico. Con questa pioggia, le cantine....
O uno che  asfissiato.
La macchina dei pompieri pass in una strada vicina, sempre lamentandosi, e si perse nella
notte. Pagai il bicchiere e andai al telefono. Temple 12-12. Feci il numero due volte, a qualche minuto
di distanza. La suoneria tintinn in unoscurit di cui mi sembrava di sentire il peso sulle spalle. Nessun
folto baffo, sormontato da un cappello floscio, sollev la cornetta per rispondere.
Tornai a casa e andai a letto senza mangiare, stavo male come un cane.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Il bugiardo.
...
.
...
Lindomani mi svegliai verso mezzogiorno.
Non pioveva pi. Il barometro era al bello. Anchio. Emicrania a parte, mi sentivo infinitamente
meglio che la vigilia alla stessa ora. Possedevo cinquantamila franchi in pi e i fondi influiscono sulla
forma. Ma ero comunque un po frastornato. Del resto, ero stato bastonato. Che rima! Si vede che  un
genere di esperienza che fa diventare tutti poeti.
Ancora a letto, telefonai a Hlne per chiederle se allagenzia cerano novit. Non ce nerano.
Dissi alla mia segretaria che temevo di essermi beccato un inizio di influenza e che forse non mi
avrebbe visto per tutta la giornata. La bellezza mi rispose che se ne sarebbe fatta una ragione.
Dopodich, mi vestii e scesi a mangiare. Comprai tutti i quotidiani del mattino ancora
disponibili al chiosco. Quei fogli parlavano di tutto: dellONU, della Nato, della Sezione Francese
dellInternazionale Operaia, dellEnte Nazionale dellElettricit, delle Signorie Vostre, in un gran
marasma di sigle che ricordarsele tutte; a Belleville, un marito tradito aveva ucciso la moglie per
vendicare il proprio onore (Pretesti, avrebbe detto Flix Fnon); dei tre pregiudicati che se lerano
svignata da Fresnes, due erano stati riacciuffati dallAmministrazione penitenziaria; solo Roger Latuit,
detto, inutile chiedersi perch, lo Svenevole, era ancora libero; per restare in tema di signore, Marylin
Monroe e Gina Lollobrigida avrebbero presto girato insieme un film intitolato Testa o Croce. Quella
doveva essere una frottola. Ebbi un bel cercare, da nessuna parte veniva menzionato il tiro mancino
giocato a Cabirol. Anche le prime edizioni della sera osservavano un analogo mutismo. Se nessuno si
decideva a informare i poliziotti o la nettezza urbana della morte del tizio, quello rischiava di marcire
tranquillamente e attaccare la peste a tutto il III arrondissement. Sgradevole prospettiva che non smisi
di rimuginare fino alla lettura de Le Crpuscule, edizione delluna e un quarto.
Il giornale del mio vecchio amico Marc Covet titolava:
UN PRESTATORE SU PEGNO ASSASSINATO IERI
MATTINA IN CASA SUA NEL QUARTIERE DEL MARAIS.
Larticolo diceva:
Un delitto, scoperto troppo tardi perch potessimo riportarlo nelle nostre precedenti edizioni,
mette in agitazione  senza tuttavia rattristarlo, dobbiamo ammetterlo  il tranquillo quartiere del
Marais. La vittima, di nome Jules Cabirol, pi noto dagli indigenti con il soprannome di pap Samuel,
esercitava la professione di prestatore su pegno in rue des Francs-Bourgeois. Secondo i primi
accertamenti medici,  stato pugnalato, verosimilmente nella giornata di ieri o al tramonto, con un
tagliacarte di sua propriet.  stato un giovane studente residente in rue du Temple, Maurice Badoux,
figlio di un noto industriale, che, recatosi dal prestatore per impegnare un oggetto, ha scoperto il
dramma nella tarda mattinata di oggi. Ha immediatamente informato la polizia e il commissario capo
di polizia Florimond Faroux, della Sezione criminale centrale,  stato incaricato dellinchiesta che, gi
fin dora, si annuncia molto difficile. Jules Cabirol contava infatti pi nemici che amici. Il fatto che
non sia stato trovato, nemmeno in cassaforte, nel portafoglio o nei cassetti dei mobili la pi piccola
somma di denaro, lascia supporre che il movente sia stato il furto, ma non viene tuttavia esclusa
nemmeno la vendetta, data la discutibile professione della vittima che di certo lha esposta a questo
tipo di rischio. Si capisce quindi perch gli inquirenti, appena allinizio del loro lavoro, non hanno
ancora granch da dichiarare al pubblico. Hanno tuttavia rilevato sul luogo del delitto, se non sul
manico dellarma, accuratamente pulito, molte impronte, alcune delle quali estremamente
interessanti...
Quelle impronte estremamente interessanti non mi piacevano.
Piegai il giornale, risalii a casa e mi piazzai accanto al telefono, pipa in bocca. Tra le due cose,
avrei preferito sentire suonare quellapparecchio che il campanello di casa, era meno pericoloso. Dopo
unora, avevo braccia, gambe e mandibole informicolite. Il telefono non aveva suonato e nessuno aveva
bussato alla porta, ma questo non significava nulla. Mi stirai, tirai fuori di tasca i soldi trafugati a
Cabirol e li esaminai. Nessun errore, avevano un aspetto orrendo quanto quello del loro legittimo
proprietario e mi vedevo male a spiegare a Faroux la provenienza di quei luridi biglietti di banca.
Soprattutto se, a motivare la nostra conversazione, cera qualcuna di quelle interessanti impronte
rilevate con la polvere di pimperimpera dalla scientifica in rue de Francs-Bourgeois. Ero convinto di
aver preso tutte le precauzioni, ma una dimenticanza  sempre possibile. La mia risposta era pronta ma,
perch fosse relativamente efficace, mi serviva denaro un po meno sospetto di quello. Impugnai il
telefono e composi il numero di un medico, un amico che abita nei quartieri alti a cui, per niente al
mondo, avrei voluto chiedere soldi in prestito, salvo in circostanze eccezionali. Ma mi trovavo
precisamente in una di quelle circostanze.
Sono Nestor Burma.
Buongiorno carissimo, fece il dottore con la sua voce calda e cordiale. Come sta?.
Molto bene, grazie. Si rassegni, con me non ha speranze. E solo dal lato finanziario che ho
qualche problema.
Davvero?.
Davvero. Ma  solo momentaneo. Attendo di incassare una certa somma la prossima
settimana. Solo che, fino a quel momento, mi trovo in qualche ristrettezza. Allora, chiedo scusa ma...
potrebbe darmi una mano?.
Volentieri. Di quanto ha bisogno?.
Del necessario per finire la settimana.
E cio?.
Diciamo cinquantamila.
Per finire la settimana?.
S.
Accipicchia, mio caro, sembra proprio che lei si dedichi alla bella vita!.
Ascolti, risi,  gi molto frustrante essere al verde. Se poi uno deve anche stare a
contare....
Il medico scoppi a ridere:
Molto divertente.
Non  mia, replicai. Ho preso in prestito anche questa.
Mi sembra comunque che il morale sia eccellente. Vada per i cinquantamila. Un assegno?.
Preferirei del contante. Capisce che, se mi rivolgo a lei,  perch ho piuttosto fretta e
desidererei avere il denaro il prima possibile. Potrei passare dal suo studio tra unora, se per lei va bene,
e, naturalmente, se ha la somma con s.
Ce lho.
Beato lui.
...Venga quando vuole.
Grazie infinite e ancora tutte le mie scuse, dottore. A tra poco.
Ingagliardito, accesi la pipa e ripresi Le Crpuscule per rileggere larticolo relativo alla poco
gloriosa fine di Cabirol. Ancora una volta e lo avrei saputo a memoria.  vero che era piuttosto corto.
S, molto corto. Esisteva un dettaglio pittoresco sul quale avrebbero potuto insistere e infarcire la storia
a volont e che invece era passato sotto silenzio. La polizia doveva avere le sue ragioni perch non
poteva non aver notato quel dettaglio. Soppesai i pro e i contro di una certa mossa da fare o non fare e,
di punto in bianco, presi una decisione. Che avessero o meno trovato una mia impronta, quella mossa
non avrebbe fatto n caldo n freddo, e forse avrei appreso qualcosa. Tanto valeva prendere il toro per
le corna e avere la coscienza pulita. Sollevai la cornetta e composi il numero della polizia.
Pronto, sussurr una centralinista.
Commissario Faroux, per favore.
Chi lo desidera?.
Nestor Burma.
Resti in linea.
Pronto, Nestor Burma? Cosa vuole? Faccia presto, mi esort qualche secondo dopo la voce di
Florimond.
Ascoltai attentamente la voce per coglierne le sfumature, le sfumature impercettibili. Sembrava
normale, non pi burbera del solito.
Faccia presto, ripet il poliziotto.
Non si arrabbi, dissi io.
Non mi arrabbio, ma ho del lavoro da fare.
Dice sempre cos, eppure io la trovo sempre in ufficio.
Sono un segugio tipo Nero Wolf. Risolvo i casi senza mai muovermi dalla mia poltrona.
Ah? Bene. Esistono scuole peggiori. Ma mi dica, ho appena letto che  stato ammazzato un
tipo che conoscevo.
Chi?.
Cabirol.
Lei lo conosceva?.
Un po. Mi  capitato di... ecco... aveva un banco dei pegni.
S, s.
Probabilmente trover il mio nome nel suo registro o nel libro di cassa, non so come si chiama
e nemmeno se ne tenesse uno, ma tanto valeva evitarle di spremersi inutilmente le meningi, no?.
Certo. Ma il suo nome non figura sui libri, vecchio mio. In ogni caso, non in quelli che
abbiamo sfogliato.
La cosa risale a uno o due anni fa. Forse distruggeva gli archivi vecchi.
Possibile.
A parte questo, come si presenta il bambino?.
Cos.
I giornali dicono che sar piuttosto dura.
I giornali devono pur dire qualcosa. Mi dica, gli affari dellagenzia Fiat Lux non vanno proprio
a gonfie vele di questi tempi, vero?.
Lei ha un fiuto incredibile.
Sono un poliziotto.
Non  una ragione. Non ha niente a che fare con la polizia.
E sono sei mesi che i suoi cari giornali, compreso quello di Marc Covet, non parlano di lei....
Otto mesi, sospirai.
...e siccome lei non  una grande cocotte....
La prego....
...o una star del cinema e non ha collane di perle da perdere....
Purtroppo no.
...le piacerebbe che si parlasse di lei comunque, giusto?.
La pubblicit aiuta a mantenere la posizione sociale. Ma non capisco....
Mi lasci terminare, grid. Le dir tutto in una volta e poi riattacco perch, glielo ripeto, il
lavoro non mi manca e ho gi perso troppo tempo con lei. Me la sono spesso trovata tra i piedi nel
corso di varie inchieste. Per una volta che lavoro su un caso in cui lei non centra, non la lascer
immischiarsi al solo scopo di leggere poi sui giornali Nestor Burma qui, Nestor Burma l... Sono stato
chiaro?.
Per la miseria, commissario! Che toni....
Arrivederci, Burma!.
Interruppe la comunicazione. Emisi un sospiro. Di sollievo, si sarebbe potuto dire. Forse. Ma un
altro sentimento vi si mescolava. Riattaccai anchio e feci una fatica da cani a scollare la mano dalla
cornetta da quanto era bagnata.
Mi infilai il cappello e uscii.
Girovagai un po a destra e a sinistra. Non volevo dar limpressione di buttarmi troppo
ingordamente sui cinquantamila che il dottore teneva a mia disposizione. Nel frattempo, mi procurai le
edizioni successive della stampa serale senza per apprendere nulla di pi sul caso Cabirol. Eccetto che
per qualche ritocco alla punteggiatura e per la correzione dei refusi, il testo era quello originariamente
dato in pasto alle folle.
Il mio medico stava lavorando sodo quando mi presentai allo studio e, cosa che non mi
dispiacque affatto  era un modo per tagliar corto  mi fece dare la busta dalla sua donna di servizio.
Entrambe erano panciute. Scambiai la prima banconota da cinquemila al banco di un bistrot,
dopodich, saltando in un taxi alla stazione davanti al caff, mi feci portare in place de la Rpublique.
Da l mi incamminai a piedi verso rue du Temple.
La casa indicata da tutti i giornali come il domicilio di Maurice Badoux, il giovane studente che
aveva informato i gendarmi della disgrazia capitata a Jules Cabirol, si trovava poco dopo la piazza, sul
marciapiede della brasserie Foulard, in quel pezzo di rue du Temple in cui le insegne sporgenti dei
negozi allingrosso dove si riforniscono gli ambulanti formano una specie di ponte scintillante sopra le
teste dei passanti. Intravidi da lontano il mio amico pulcinella de lOmnium du Rire. Montava sempre
la guardia vigile allincrocio, ma sembrava divertirsi un po meno del giorno prima. Per tornare alla
casa in questione, i due pilastri del portone erano costellati da tutta una serie di targhe metalliche che lo
facevano sembrare un bovino premiato a una riunione di agricoltori. Cercai tra i tanti il nome di
Badoux, senza per trovarlo. Figlio di un noto industriale... Forse pap esercitava la sua industria
altrove. Evitando per un soffio due carriole manovrate da operai molto dinamici, mi intrufolai nel vasto
giardino interno, ingombro di casse, biciclette e carrelli. Dietro un grosso micione e una pianta in vaso,
la portinaia impiegava ci che le restava della vista in un romanzo damore, odio e passione. Assorta
nella lettura e abituata a un continuo va e vieni di personaggi di tutti i tipi davanti al suo vetro, non fece
alcuna attenzione a me, come se non esistessi. Da parte mia, non ci tenevo a chiederle dove abitasse
Badoux figlio. Il giovane doveva averne le tasche piene di essere intervistato da poliziotti e giornalisti e
aveva sicuramente dato ordini a riguardo. Dovevo trovare unaltra fonte di informazione, cosa non
impossibile. Si present anzi listante seguente, sotto le spoglie un po palliducce di un fattorino di
sedici anni a star larghi che, laria sveglia sotto i capelli a spazzola, trasportava come lolio santo delle
scatole di cartone da un negozio allaltro. In uno di quei viaggi, lo accostai allangolo del cortile, fuori
dal campo visivo della portinaia.
Ciao, Tot, dissi.
Si immobilizz, mi guard e fece passare da un angolo della bocca allaltro il mozzicone
ingiallito e spento che succhiava.
Il numero, imitato da un eroe del cinema, era perfettamente eseguito.
Mi chiamo Dd, fece.
Ebbene, Dd, se ti regalassi una sigaretta nuova di zecca, cosa te ne faresti di quel
mozzicone?.
Me lo metterei in tasca, per i giorni di magra.
Ecco la paglia, figliolo.
Gli porsi una Gauloise. Infil il mozzicone nella tasca della giacca, come annunciato, e ficc la
sigaretta tra le labbra. Gliela accesi:
E cento franchi? Se ti dessi cento franchi, cosa ne faresti?.
Non so cosa ne farei, ma di certo li prenderei. A meno che....
Mi squadr dalla testa ai piedi:
...No, parlava con la erre moscia, non  il suo genere....
E sgran un riso pesante, piuttosto malsano.
...Cosa dovrei fare per cento franchi?.
Dirmi dove abita un inquilino. Non trovo il suo nome da nessuna parte. Maurice Badoux.  il
tizio che ha trovato il cadavere. Cabirol, non so se sei al corrente.
Leggo i giornali, signore.
Vorrei parlargli. Sono un giornalista.
Di che giornale?.
Le Crpu.
Fece una smorfia sdegnosa:
Io leggo Le Soir... ma, per cento franchi, posso anche mettere da parte le convinzioni
politiche.
Soprattutto, risi io accarezzando la banconota promessa, visto che il presidente del consiglio
di amministrazione de Le Crpu e quello de Le Soir  lo stesso magnate. Linteresse gli impone di
rivolgersi a due clientele diverse.
Merda!, fece il ragazzo. Davvero?.
Eccome!.
Se ne imparano tutti i giorni.
Allora fammi imparare dove potrei trovare il mio uomo.
Nel sottotetto, in una vecchia camera per la servit. Prenda questa scala....
Vive solo, lass?.
Mah, pu darsi che ogni tanto si porti a casa una ragazza, non so niente io, signore....
Volevo dire... i genitori....
No, niente genitori. Ho visto sul giornale che sarebbe il figlio di un industriale. Ma io non lo
conosco.
Forse in famiglia non va tutto bene?.
Il ragazzo alz le spalle:
Perch lei ne conosce di famiglie dove va tutto bene?... Devo tornare al lavoro, signore.
Grazie per i cento franchi.
Si allontan con le spalle ricurve. Maturano in fretta, in posti cos.
Arrivato nel sottotetto, non ebbi alcuna difficolt a trovare lappartamento di Maurice Badoux.
Tutte le porte che davano sullinterminabile corridoio basso portavano, ad altezza docchio, un biglietto
da visita o una targhetta con un nome sopra. Una sola era sprovvista di qualsiasi indicazione. Non
abbastanza per camuffarla. Quellespediente, al contrario, la indicava chiaramente come la porta buona.
Bussai e attesi.
Nessuno si affrett ad aprire. Si sarebbe quasi potuto pensare che non ci fosse nessuno. Ma il
silenzio era di quelli che non possono far cadere in errore un orecchio ben allenato come il mio.
Insistetti e, alla fine, qualcuno chiese: Chi ?.
Signor Badoux?, chiesi a mia volta.
Nessuno mi rispose. La porta si apr senza la richiesta di chiarimenti supplementari e sulla
soglia si profil una sagoma magrolina.
Avevo pagato un taxi, speso cento franchi e salito cinque piani per niente. Maurice Badoux non
era il giovane che avevo seguito la sera prima sotto lacquazzone. E non erano solamente gli occhiali
che me lo facevano concludere, ma landatura generale, il portamento e la corporatura, molto diverse
da quella del telefonista, o presunto tale. Quello era alto. Insomma, abbastanza alto. In ogni caso, pi
alto dello studente che avevo di fronte... Dentro di me, storsi il naso. Questo studente marinava le
lezioni, a quanto pareva.
E allora?, si lanci lui, aggressivo.
Posso entrare?, feci.
Avevamo entrambi la tendenza a rispondere porgendo unaltra domanda. La cosa poteva andare
per le lunghe.
Avrei potuto andarmene, dato che il tipo non era quello che avevo creduto, ma notai nel suo
sguardo, dietro le lenti spesse, uno strano bagliore che mi port a restare.  vero che la luce delle
pupille andava di pari passo con le puerili precauzioni che prendeva senza poi portarle fino in fondo e
che niente di tutto ci aveva forse alcun significato preciso. E per...
Entrare?, grugn. Per far che?.
Sono un giornalista.
Lo sospettavo. Ho gi dato, vecchio mio, ma entri pure. Abbiamo tutti bisogno di
mangiare....
Entrai in una stanzetta tutta linda, austera, con il parquet ricoperto da un liso tappeto di rafia.
Sopra il letto, alcune cornici non accoglievano le pin-up che mi sarei aspettato, ma foto di rovine
abbastanza artistiche. La biblioteca conteneva dei libri daspetto arcigno, sul letto, attorno a una cartella
di tela, si ammucchiavano dei fogli sparsi. Cerano dei giornali sul tavolo di legno bianco e degli abiti
appoggiati allo schienale di una sedia. Sul camino, accanto alla sveglia e a qualche ninnolo, una donna
di mezza et sorrideva nella sua cornice, con un sorriso appuntito come la spilla che dovevano avergli
infilato nelle chiappe per ottenere una tale increspatura delle labbra mentre il fotografo faceva il suo
lavoro. Assomigliava allocchialuto.
Costui chiuse la porta e prosegu:
...e poi, c una cosa che vorrei proprio sapere.
Quale?.
Se prima o poi la smetterete di scocciarmi con questa storia.
Accennai un gesto da tribuno:
Il prezzo della gloria, signore. Scoprire un cadavere....
Ne avrei volentieri fatto a meno.
Si strofin il mento con fare stanco, piegando le guance ombrate da una barba che cresceva in
fretta. Era vestito in modo irreprensibile e totalizzava appena ventitr anni, ma sembrava vecchio,
molto vecchio, e non troppo pulito. Lampia fronte preoccupata da pensatore o da topo di biblioteca
aggravava la strana e indefinibile impressione che si sentiva in sua presenza.
Continu:
...insomma, lei non sa rispondermi?.
Sorrisi:
Lei non  Martine Carol... Domani, tutti lavranno dimenticata... Sono sicuramente lultimo
che viene a importunarla.
Sar meglio. Tanto vale sbrigarsi in fretta, allora. Daltra parte, per quello che ho da dire...
Dovete proprio essere a corto di argomenti, eh? Non avrei mai immaginato che un giornalista si
accontentasse di cos poco. A proposito, per che giornale scrive?.
Le Crpu.
Le Crpu?.
Le Crpuscule.
Ah! S. Ma non ho gi parlato con qualcuno di voi?.
Possibile. Ma io curo il supplemento domenicale delledizione locale....
E qual  il suo nome?.
Dalor.
Mai sentito.
Firmo raramente. E, come le dicevo, collaboro soprattutto al supplemento. E per questo
numero conto di sfornare un grande articolo. Lei capisce, lassassinio di un prestatore su pegno  una
vera chicca. Personaggio pittoresco eccetera, senza contare tutti i connessi di cui si pu parlare. Tengo
molto a questo pezzo e se lei potesse fornirmi gli elementi necessari alla sua redazione, voglio dire dei
dettagli utili, scoprir che non ha a che fare con un ingrato.  ben pagato e....
Mi interruppe:
Ho solo un desiderio: essere lasciato in pace. Non so cosa farmene dei suoi soldi, mi rispose
in tono secco.
Bene, bene, signore. Non si arrabbi....
Tossii:
...non si arrabbi. Non volevo offenderla.
Va bene. Ma, per Dio! Lei capir che c di che andar fuori di testa. Fate sempre tanta
confusione quando un cittadino qualsiasi ha la sventura di scoprire un uomo assassinato?.
Quando lassassinato esce dallordinario, s. E, come le dicevo, un prestatore su pegno  una
figura molto pittoresca.
Alz le spalle:
Finiamola. Le racconter la mia piccola storiella, ma lavverto, non potr dirle niente di pi di
quello che ho gi detto ai suoi colleghi o alla polizia.
Lascolto.
Chiaramente, il racconto che mi fece non si differenziava da quelli che avevo letto sulla stampa.
Andando da Cabirol...
...Per impegnare un oggetto, immagino?, osservai.
Senza scomporsi, ma in modo deciso, replic:
F necessario occuparsi della mia vita privata?.
No, ma sa, anchio mi sono trovato al verde in passato. A dire il vero lo sono ancora piuttosto
spesso. Non c nulla di disonorevole, prosegua pure, la prego....
...Perfetto, dissi, quando ebbe finito. Non ha notato nulla di particolare che pu aver
omesso di raccontare alla polizia? Sa com, no? Sul momento un dettaglio insignificante che le sfugge
e le torna in mente solo in seguito....
Scosse negativamente la testa:
Capisco che lei sia deluso, signor Dalor, sorrise. Ma lavevo avvertita.
Grazie comunque, signor Badoux.
Mi apr la porta, varcai la soglia:
Abbiamo tutti e due perso del tempo, fece lui per congedarsi.
Io non pensavo di aver perso il mio.
Tornai a casa e chiamai lagenzia. Non cera nulla da segnalare.
Mi misi a consultare lelenco telefonico. Cerano cinque Badoux, dai nomi diversi.
Il primo che provai, dopo essere passato attraverso una segretaria, era quello buono.
Pronto? Signor Albert Badoux?.
In persona.
Aveva la voce forte e sicura, con un sottofondo di volgarit, tipica di un uomo nutrito a carne
rossa.
Sono Nestor Burma, le telefono a proposito di....
Minterruppe e complet la frase con un tono divertito, che mi sconcert:
...di mio figlio? S, lo so. Che cosa fa nella vita, signor Burma? Avvocato non autorizzato?
Avvocato senza causa? Tanto vale che glielo dica subito, lei non  il primo a offrirmi i propri servigi.
Lei  il numero tre. S, distribuisco i numeri dordine, come alla fermata dellautobus.
Sono detective, signore.
Ispettore?.
Poliziotto privato.
Scoppi a ridere:
Oh, ma benissimo, allora! Perfetto, perfetto! Detective privato,  meglio, molto meglio di
avvocato. Lei  il primo di questa categoria. Ma, comunque sia, temo che non abbia pi probabilit
degli altri di fare un colpo gobbo... Mancanza di grana, eh? Perch suppongo che un po di denaro
sarebbe il benvenuto, no?.
Capiva in fretta. Troppo in fretta per i miei gusti. Ne andava della mia comunicativa.
A un po di denaro non si dice mai di no, signore.
Con me, disse sempre molto divertito, non corre questo rischio. Perch non va da un
prestatore su pegno? Non li avranno mica ammazzati tutti!.
Non si tratta di questo....
Davvero? E di cosa si tratta allora? Perch tanto lei non ha intenzione comunque di dirmi di
cosa si tratta, no? Non sono nato ieri. Ascolti, caro mio....
E vocifer il seguente discorso, dove frasi severe si alternavano a momenti di puro
divertimento:
...perch un imbecille di figlio ha lidea di inciampare sul cadavere di un povero cristo morto
di morte violenta, ci sono un mucchio di vampiri e sanguisughe che si dicono: vediamo se non si pu
raggranellare qualche franco da questa storia. Se, metti caso, il rampollo dovesse avere delle noie, il
paparino sicuramente non rifiuterebbe di allentare i cordoni della borsa. Ebbene, c un equivoco,
signore. Mio figlio non avr delle noie. Lo conosco.  il degno ritratto della mia prima moglie. 
rigorosamente un buono a nulla, non sarebbe nemmeno capace di ammazzare un prestatore su pegno.
Magari lo fosse. E poi, comunque... Ha voluto vivere la sua vita lontano da me?.... (La voce si
incrin appena, di un soffio, ma abbastanza perch me ne accorgessi). ...Non lho abbandonato, ma
non lo vedo mai. Ha voluto vivere in quel quartiere di pietre vecchie perch sono il suo pallino. Io mi
occupo di ferro, strutture metalliche. Non abbiamo molti interessi in comune. Merda! Le sto rivelando
dei segreti di famiglia. Divertente, no?.
Non le chiedo nulla, signore.
Ma io ci tengo a farle capire che  inutile tornare alla carica, nel caso dovesse venirle in mente.
Sono tranquillo per mio figlio. Non ha abbastanza energia per commettere un omicidio e, anche se
fosse stato lui,  abbastanza grande per sbrogliarsela da solo. Niente che possa interessare a un
detective privato, signore. N a un avvocato. In ogni caso da parte mia.  chiaro?.
Molto chiaro. Mi scuso di averla disturbata.
Nessun problema. Anzi, mi serve a rilassarmi. Mi diverte. Perch crede che risponda io stesso
al telefono? Perch mi diverto. Per Dio!  la prima volta da quando  nato che mio figlio mi procura un
po di divertimento. Per un po gli raddoppier la paghetta. Arrivederci, signore.
Riattacc.
Rimisi anchio a posto la cornetta. Lentamente, come si trattasse di un oggetto prezioso. La mia
fronte doveva essere altrettanto corrugata e preoccupata di quella di Maurice Badoux. Il pap ben
fornito aveva una voce grossa, una voce da babau, ma unemozione mal contenuta la faceva talvolta
vibrare. Qualsiasi cosa dicesse, avrebbe prestato soccorso al figlio se questultimo si fosse cacciato in
un guaio. Il giovane occhialuto non aveva ucciso Cabirol, ma il suo atteggiamento era lo stesso
misterioso. Consultai il calendario. 5 aprile. Mercoled 5 aprile. Aveva gi ricevuto la paghetta che gli
dava il padre e aveva rifiutato con disprezzo e un certo sdegno la partecipazione agli utili che gli
proponevo. Era unofferta da guascone, ma lui non poteva saperlo. Quindi, quella mattina non era
sicuramente andato da Cabirol per impegnare un oggetto. Lo aveva usato come pretesto per nascondere
il vero scopo della visita.
Ripresi il telefono, feci un numero per niente, poi chiamai Hlne:
Ho bisogno di Roger Zavatter, tesoro. Non  a casa. Se passa dallufficio, lo preghi di
chiamarmi immediatamente.
Unora dopo, il pi ganimede dei miei agenti si annunciava allaltro capo del filo.
Mi fa ancora credito?, chiesi.
Pu contarci....
Bene. Forse ci sono dei soldi da guadagnare, forse no.  un colpo da tentare.
Daccordo. Cosa c da fare?.
Pedinare qualcuno. Un tipo di nome Maurice Badoux.... Descrissi il giovane, gli diedi
lindirizzo ecc.
Maurice Badoux?, articol interrogativo Roger Zavatter. Il nome mi dice qualcosa.
Lha letto sul giornale.  quello di un concorrente. Scopre i cadaveri.
Ah! S. La storia di rue des Francs-Bourgeois?.
Esattamente.
Bene. Consegne speciali?.
Nessuna. Segua il tizio,  tutto. E non mi chieda perch. Non ne so niente nemmeno io.  un
po come acquistare un biglietto della lotteria....
Ah s? Uhm....
Ce ne sono che vincono.
Speriamo almeno di essere rimborsati, bofonchi lui. Bene, vado subito.
Rapporto a voce domani pomeriggio o appena ci sono novit.
Va bene. Arrivederci.
Arrivederci.
E per quel giorno fu tutto.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
La pista della polizia.
...
.
...
Lindomani, alle dieci, spinsi la porta della sede dellagenzia Fiat Lux, direttore Nestor Burma.
Hlne Chatelain, bella e gentile come se non le dovessi due mesi di stipendio arretrato, e con una
fedelt alla postazione degna delle migliori aziende, attendeva i clienti a pi fermo. Non sapevano cosa
si perdevano, gli eventuali clienti, a snobbarci in quel modo. Io, invece, sapevo benissimo cosa non ci
guadagnavo.
Niente di nuovo?, chiesi per abitudine, dopo lo scambio dei salamelecchi di rito.
Niente, rispose Hlne. E il raffreddore?.
Falso allarme... a proposito di raffreddori, ho scucito dei soldi a Grossais, il medico. Non
avevo scelta... Vuole diecimila franchi?.
Volentieri... ha qualcosa in ballo?.
Cosa glielo fa pensare?.
Zavatter.
Un tentativo. Potrebbe non portare a nulla.
 legato allassassinio di Cabirol?.
Molto lontanamente....
Non reclam altre spiegazioni e cos chiacchierammo del pi e del meno, salvo che di pap
Samuel, di cui tutti cominciavano a fregarsene... Sui dieci giornali che sfogliai facendo colazione, solo
tre intrattenevano ancora i lettori con limprovvisa e violenta fine del prestatore su pegno, senza
peraltro aggiungere nulla di nuovo. Si limitavano a diluire i testi pubblicati il giorno prima. Fin
dallinizio, linchiesta sembrava segnare il passo. Ma ero certo che Faroux e la sua cricca ne sapessero
pi di quanto erano disposti ad ammettere. Alcune particolarit non potevano essere sfuggite a occhi
abituati a rilevare tutto di primo acchito, oppure bisognava porsi serie domande sullutilit dei
finanziamenti al corpo di polizia.
Non dovetti interrogarmi a lungo.
Perch, verso le undici, un uomo si incaric di vivacizzare la conversazione, che stava
effettivamente languendo. Florimond in persona, con i baffi e i grandi occhi fintamente severi e il feltro
ammaccato il cui color cioccolato mal si armonizzava con la tinta dellimpermeabile.
Era solo e sembrava di buon umore. Meglio cos.
Salve, ragazzi, disse il commissario.
Si tolse il cappello per stringere la mano di Hlne, ma se lo rimise sul cranio quando fu il mio
turno:
...Ho interrotto un consiglio di guerra?.
Sono troppo pacifico per una cosa del genere, replicai. Stiamo semplicemente aspettando
che un cliente si avventuri fino a qui.
Per approfittarne?.
Alzai le spalle:
Si crede astuto?.
E lei?, rise.
Non pi di tanta altra gente.
Lo credo bene.
Cerc una sedia con lo sguardo. Hlne gliene avvicin una. Si sedette:
...Ha fatto bene a telefonarmi, ieri. Mi ha evitato delle sorprese....
Fece una pausa, istrione come tutto il corso di arte drammatica riunito:
...Abbiamo ritrovato le tracce del suo passaggio da Cabirol.
Hlne represse un movimento che non sfuggi al commissario, ma non fece alcun commento.
Quindi teneva una contabilit pi o meno in regola?, dissi riempiendo la pipa.
No.
No? Allora scriveva i nomi delle sue pratiche sui muri? Perch il mio....
Pensavo di aver usato un francese pi o meno corretto. Chi ha parlato di nomi, Burma? Si
tratta di unimpronta....
Mi guard sorridendo, gioendo del mio imbarazzo. Il silenzio che segu fu interrotto dallo
scricchiolare del mio fiammifero.
Molto bene, sospirai, dopo aver espirato un po di fumo verso il soffitto. Le dir tutto.
Ma neanche per sogno, protest lui, gioviale. La vita  troppo breve. Si limiti a rispondere
alle mie domande.
Daccordo.
Ha recentemente reso visita a quellusuraio?.
S.
Quando.
Laltro ieri.
Il giorno dellomicidio?.
S.
A che ora?.
Nel primo pomeriggio.
Era gi morto?.
No, altrimenti lavrei avvertita. Non denunciare il ritrovamento di un cadavere non  unazione
vista di buon occhio, si sa.
Esatto.
Non avrei corso il rischio.
Lha gi fatto in passato.
Quando il cadavere scoperto era legato a uninchiesta che avevo in corso, forse. Ma non era
questo il caso.
Perch era andato a trovare Cabirol, allora?.
A titolo strettamente personale. Ero al verde.
Ah s?.
Almeno su questo punto spero che vorr credermi.
Si mise a ridere:
Continui, disse.
 tutto.
Ha la ricevuta?.
Quale ricevuta?.
Per tenere una contabilit, anche se definirla tale potrebbe essere un po eccessivo, ma
comunque, doveva pur rilasciare una ricevuta degli oggetti accettati in pegno, no? Ed  chiaro che lei
gli stava portando qualcosa, no?.
I ninnoli della mia povera zia. Ma non ci siamo messi daccordo. Mi offriva una cifra
derisoria. Tanto valeva chiedere in prestito un po di soldi in giro. Che  infatti quello che ho fatto.
Posso chiedere a chi?.
No, perch andrebbe a rompergli le scatole e la prossima volta che vorrei ricorrere a lui, mi
manderebbe a quel paese.
Va bene, fece Faroux, con un gesto che per poco non accec Hlne. Non ha importanza.
E, di conseguenza, anche tutto ci che precedeva. Lei ha uno strano modo di condurre le cose,
Florimond. Tutto si collega o dovrebbe collegarsi. O si verifica tutto o niente.
Non si arrabbi:
Conduco le cose come preferisco e verifico quello che devo verificare. Punto e basta, disse.
Ormai dispero di poterle far perdere le cattive abitudini. Per Dio! Invece di confessare francamente
che era stato l....
Ascolti, vecchio mio. Forse ho agito come uno stupido e la causa potrebbe essere la mancanza
di denaro. Quando mancano i mezzi finanziari, anche il resto va in crisi. Si metta al mio posto. Vado da
questo prestatore, discuto con lui un buon quarto dora, poi scopro che  stato accoppato. Siccome ho
gi avuto a che fare con lui  perch quello che le ho raccontato al telefono  tutto vero  sicuramente
su uno dei suoi registri compare il mio nome. Allora, mi dico: Faroux si chieder perch sono stato
zitto sapendo della morte del tipo. Non penso alle impronte che potrei aver lasciato. Penso solo alle
tracce antiche, nella contabilit. Tanto vale, in quelle condizioni, non aver laria di sfuggire alle proprie
responsabilit... ma siccome non voglio che lei immagini non so cosa, taccio a proposito della mia
presenza sul posto il giorno fatale.
S, s. Ci non toglie che sono astuzie e precauzioni che un giorno o laltro la cacceranno nei
guai seri. Se non sapessi che non  lei lassassino....
Ah! E perch non sono io lassassino?.
Non parli a vanvera.
Non si sa mai.
Se fossi venuto con cattive intenzioni, mi sarei fatto accompagnare... Ho voluto spaventarla
un po, darle una lezione... Come se poi potesse servire a qualcosa con lei, eh?.
Uhm... Grazie... per avermi tolto questo peso. Chi ?.
Non rispose direttamente:
Un tipo che, anche lui, ha lasciato delle impronte: non sullarma, di cui ha ripulito il manico,
ma in posti dove non pensava di poterne aver lasciate. Un nostro vecchio cliente... Una vera fortuna
per lei, Burma, forse io sono uno stupido ma, tra il detective dassalto e il pregiudicato, so chi
scegliere.
Ah! Erano quelle le impronte interessanti?.
S. Cabirol non era solo prestatore su pegno. Era anche un ricettatore e, come tutti i ricettatori,
faceva sicuramente da cassaforte a qualche malvivente. Sono rapporti pericolosi, alcuni di questi
soggetti, in date circostanze, hanno un pressante bisogno di denaro.
E non solo questi soggetti, purtroppo. Lo avete pizzicato? Non ho visto nulla sul giornale.
Non c ancora niente da vedere. Il tipo ha le gambe lunghe. E se adesso andassimo a
mangiare? Non potr dire che le porto rancore, eh? Le offro il pranzo.
Nascosi dietro uno sbadiglio prolungato la soddisfazione nel constatare la piega presa dalla
conversazione, che sarebbe potuta andare a parare molto peggio:
 molto gentile da parte sua... Allora,  uno con le gambe lunghe?.
S. Dove andiamo? Conosce un bel ristorantino in zona?.
Non voleva dire di pi? Nessun problema. La cosa non mi infastidiva. E se pensava di tendermi
una trappola, se aspettava che tradissi una curiosit intempestiva, poteva anche scordarselo.
A due passi.
Scendemmo tutti e tre. Il pasto fu tranquillo. Al dessert, uno strillone entr nel locale,
proponendo la sua mercanzia di tavolo in tavolo. Gli comprai Le Crpu, Le Soir, France Soir e
Paris Presse. Sullargomento Cabirol, non dicevano nulla di pi delle edizioni del mattino o del
giorno prima. Non facevano alcuna allusione agli ultimi sospetti della polizia concernenti luomo dalle
impronte interessanti.
Lei  molto ambiguo, constatai.
Ambiguo  la parola giusta, rise il poliziotto.
Perch?.
Cos.
Eh?....
Sfogliai Le Crpu, cercandovi un trafiletto che non trovai e imbattendomi in uno che non
cercavo: il racconto di una retata in grande stile la notte precedente, dentro delle case di piacere dove le
artiste erano soprattutto uomini travestiti.
Tutto ci si collegava e mi apr nuovi orizzonti.
Lei conosce Cuvier, Faroux?
Chi ?.
Un tipo a cui hanno dedicato una strada nel V arrondissement. Ne ha avuto diritto solo perch
 uno studioso, un puzzleonto...
Un paleontologo, mi corresse Hlne.
Nel caso di Cuvier, fa lo stesso. Questo Cuvier, mio caro Faroux, era capace di ricostruire in
quattro e quattrotto lo scheletro completo di non so che bestia preistorica partendo da un frammento di
osso fossile.
E allora?.
Io sono un tipo come Cuvier.
Sempre modesto. Va bene....
Consult lorologio.
...Non ho il tempo di stare ad ascoltare le sue sciocchezze. Devo tornare in commissariato.
Chiam il ragazzo per pagare il conto.
Crede che la sua squadra abbia pizzicato lo Svenevole?, chiesi a bassa voce.
Il commissario smise di contare i soldi:
Eh?, si strozz.
Sorrisi:
Cuvier... Gambe lunghe, abitudini particolari, irruzioni in certi cabaret, brusco silenzio
sullevaso da Fresnes ancora in circolazione, uno che forse ha bisogno di soldi  un fuggitivo rientra
sicuramente in questa categoria  in breve, mi dico: Latrie o Lauille, detto lo Svenevole.
Latuit.
Non ero certo del nome.  lui?.
S. Ma si tenga questo brillante ragionamento per s, Burina. Se dovessi trovare anche la
minima allusione in un articolo di Marc Covet, per esempio, mi avvarr del fatto che lei bighellonava
dalle parti di rue des Francs-Bourgeois laltro giorno per complicarle la vita....
Cosa vuole che racconti a Covet? A me non interessa.
Meglio cos.
Allora, secondo lei, lo Svenevole avrebbe ammazzato Cabirol?.
Vuole incrementare i sospetti?.
Caspita, no! Ha un ottimo sospetto, se lo tenga buono.
 pi di un sospetto. Sono certo del fatto mio. Quelle checche professioniste....
Ah!  un ambidestro?.
Un che?.
Cos si chiamano gli invertiti a intermittenza, quelle prostitute maschili che mangiano a tutte
due le greppie. Perch a volte si sposano anche. Si chiamano anche bimetallisti. Non lo sapeva? Ma
cosa vi insegnano alla scuola di polizia?... Ma stava dicendo dunque che quelle checche
professioniste....
...un giorno o laltro finiscono per farsi male. Deve essere stato in uno slancio provocato dal
disgusto, non lo so.
Da quando si dedica alla psicologia? Non mi faccia ridere. Se il furto  il movente del
crimine....
S. Ma c unaltra cosa... Se ne vedono di tutti i colori facendo i poliziotti e davvero non  il
caso di parlarne a tavola... Si corre il rischio di perdere lappetito.
Non importa. Tanto abbiamo finito.
S, ma anche parlarne davanti a una fanciulla perbene....
Hlne non lo  pi da molto tempo, o almeno lo spero.
Faroux si alz e strinse le spalle:
Deve esserci stato un abbozzo di baccanale, prima del colpo di tagliacarte. Abbiamo trovato
tracce di rossetto sulla bocca di Cabirol....
Fece una smorfia, si asciug la sua, di bocca, e concluse:
Ce ne sono che non rimangono nemmeno disgustati, se vuole la mia opinione.
Senti, senti, senti, signor Nestor Burma!, fece con una moina Hlne quando fummo di
ritorno in ufficio. Non me lo aveva raccontato!.
Risi:
Stia tranquilla, cara. Non ho raccontato tutto nemmeno a Florimond.
Le brillarono gli occhi:
Davvero? Allora, se il mese prossimo non verr pagata almeno sar per un ottimo motivo.
Quale?.
Che lei sar in galera.
In quel momento squill il telefono.
Era Roger Zavatter, per un primo rapporto verbale.
Pronto capo, mi dica una cosa, si tratta proprio di un uomo di nome Maurice Badoux, vero?
Non ci sono errori sulla persona? Forse  un po tardi per verificarlo, ma meglio tardi che mai....
Maurice Badoux, dissi, che abita in rue du Temple, un....
...tipo magrolino, occhialuto, con laria di un maestrino che abbia ingoiato un righello...?.
 proprio lui, lha seminata?.
Nessun pericolo, ma non mi ha neanche portato tanto lontano. Prima al ristorante e poi agli
Archivi nazionali.  appena entrato. Pare che sia un habitu del posto, ci resta sempre fino allorario di
chiusura. Non ha laria di uno avvezzo a scoprire cadaveri tutti i giorni.
E per ha scoperto quello di Cabirol.
Certo. Devo continuare?.
S, lo preferirei. Poi vedremo.
Ho limpressione che ci sia poco altro da vedere, brontol Zavatter, poco entusiasta.
Era molto probabile.
Forse mi ero lasciato trasportare dallimmaginazione. Regnava una tale atmosfera di mistero
intorno allassassinio di Cabirol, che non avevo dovuto fare un grosso sforzo. Per Florimond Faroux
era semplice: un detenuto evaso, spinto dal bisogno, uccide un ricettatore con il quale aveva rapporti
prima del suo arresto. Ma Faroux ignorava che esistevano, a parte me, almeno altre due persone che si
erano trovate al corrente dellaccaduto e avevano ritenuto preferibile non segnalarlo: il giovane delle
telefonate infruttuose e la bionda. Questultima aveva perfino avuto il privilegio di uno spettacolo
supplementare: accanto al cadavere cera, inanimato, un altro personaggio stordito a colpi di
manganello. A meno che... a quel proposito mi ero fatto una mia idea. Per tutta una serie di motivi, era
la bionda quella che avrei preferito ritrovare, ma, salvo per un caso davvero incredibile, non bisognava
sperarci. Avevo localizzato lapparecchio da cui il giovane aveva chiamato Cabirol e mi sarebbe stato
facile ritrovarlo, se ci avessi provato, anche se alla sala da ballo di rue Volta mi guardavano piuttosto di
traverso, ma a cosa mi sarebbe servito? Per quello che riguardava il giovane telefonista, sapevo per
certo che era innocente della morte del prestatore. Doveva essere un malvivente che aveva della
cianfrusaglia da rifilare a Cabirol, nientaltro.
Restava Badoux junior.
Era il solo che mi interessava. Anche lui era innocente, ma aveva mentito a tutti sul reale
motivo della sua visita a Cabirol. Se aveva un intrallazzo qualsiasi con la vittima, e la cosa si fosse
venuta a sapere, il pap sarebbe stato ben contento di elargire finanze per avere a sua disposizione un
detective del mio calibro a tirare fuori il figlio dai guai.
Ripensai a tutto ci per una buona oretta, fumando una pipa dietro laltra, e cogitazioni e
tabacco mi fecero venire sete. In ufficio avevo solo dellarmagnac. La gola richiedeva per un liquido
meno nobile e meno forte. Scesi dal tabaccaio di fronte dove la scelta era ben pi vasta.
Checch ne pensino alcuni, talvolta  utile avere sete e bere un bicchiere.
Uscito dal locale, dopo aver bevuto la mia birretta, il pacchetto di tabacco che avevo appena
comprato mi sfugg dalle dita. Rotol sul marciapiede, pericolosamente diretto verso il tombino. Per
fortuna non ci si infil dentro. Mi abbassai per raccoglierlo e un passante fu costretto a eseguire un
brusco scarto, pi per non stritolarmi la mano che per non calpestare il mio acquisto. Poi, dopo qualche
secondo, unaltra scarpa, questa volta di donna, si ferm a qualche centimetro da me.
Mi sembr di essere riportato indietro di due giorni.
Al mondo non c un solo paio di scarpe da donna in pelle di serpente. Sarebbe troppo bello per
i serpenti. E una simile coincidenza, di cui avevo appena respinto la possibilit, sarebbe stata altrettanto
bella per un detective...
Con il cuore a mille, mi alzai e guardai la donna.
Non stavo sognando.
Era lei.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
La bionda.
...
.
...
Stringeva una borsa di cuoio fulvo sotto il braccio e aveva in mano una busta proveniente da un
negozio di biancheria intima. Aveva cambiato limpermeabile double-face con un giaccone sportivo di
color grigio rallegrato da una sciarpa color smeraldo.
I capelli biondi cadevano in una pesante massa dorata sulle spalle inquadrando un viso a cui gli
zigomi, leggermente prominenti, conferivano un fascino esotico. Gli occhi si accordavano allinsieme,
con quel colore grigio scuro dai riflessi verdi, orlati di enormi ciglia che sbattevano di continuo. Il naso
era dritto, piccolo e sottile. Perfettamente disegnato. Le labbra sensuali, simili a un bel frutto maturo,
risplendevano di un rosso che, non senza fastidio, me ne fece ricordare un altro.
Sulla scala di Jules Cabirol non avevo notato bene il volto, in parte nascosto dal fazzoletto e dal
cappuccio dellimpermeabile, e se avessi avuto solo le scarpe in pelle di rettile per identificarla, avrei
ritenuto gli elementi a mia disposizione giustamente insufficienti. Ma la giovane ferma davanti a me,
pietrificata dalla sorpresa, mi guardava in modo particolare. Sembrava Don Giovanni di fronte alla
statua del Commendatore.
E quando si port la mano guantata alla bocca, per soffocare il grido che stava per emettere, non
ebbi pi alcun dubbio:
Non svenga, le dissi prendendola per un braccio. Poteva fare un incontro anche peggiore.
Mio Dio!, balbett.
Il mondo  piccolo, non  vero? Se non mi sbaglio, ci siamo gi incontrati da qualche parte.
Non cerc di negare.
Gli occhi spalancati sembravano non potersi staccare dalle mie labbra, su cui studiavano il
sorriso che sentivo stava per formarsi, un po mio malgrado.
Spaventata, scosse affermativamente la testa:
S, s... io... io penso....
La voce sorda aveva delle inflessioni stanche. Del resto tutto, in lei, mostrava unenorme fatica.
Pass un giovinastro, divertito dal nostro atteggiamento di innamorati in collera. Si allontan
girandosi diverse volte, ridendo come un pazzo.
Oh!... Mi lasci, signore, la prego. Cos mi fa male.
Senza rendermene conto stavo forse stringendo pi del necessario.
Un corno!, dissi io. Perch lei se la svigni? Neanche per sogno! Visto che ci siamo
rincontrati, adesso andiamo a farci una bella chiacchierata.
Se proprio vuole, fece lei rassegnata.
Lasciai la presa.
Rimase piantata davanti a me, senza accennare a un movimento. Non mi piaceva. Avrei quasi
preferito che cercasse di scappare. Almeno avrebbe avuto un senso. Mentre... quella ragazzina
impaurita...
Avevo la confusa impressione di trasportare dellacqua in una schiumaiola... Per Dio! Io e la
mia immaginazione!
Andiamo nel mio ufficio, dissi.
Ufficio?.
Bisogner pur aspettare la fortuna da qualche parte. Ho preso in affitto un ufficio a questo
scopo. La maggior parte del tempo lo passo a dormirci.  proprio qui di fronte, basta attraversare la
strada. L saremo soli, nessuno ci disturber.
Le ripresi il braccio. Scosse la testa e si lasci guidare senza opporre alcuna resistenza.
Salimmo le scale in silenzio. Almeno sul capitolo gambe non mi ero sbagliato: erano molto
belle.
Quando, arrivati al secondo pianerottolo, vide sulla porta la placca che indicava il tipo di lavoro
a cui ci dedicavamo l dentro, si irrigid e fece un passo indietro:
Poli... lei  un poliziotto?.
Privato. Quindi non troppo importante. Non abbia paura.
Mi feci da parte per lasciarla passare. Superando la soglia dellagenzia Fiat Lux, mormor una
frase indistinta. Una preghiera, forse. Ai nostri giorni, la religione si insinua nei posti pi bizzarri e la si
adatta a tutte le salse, spesso le peggiori. Vedendo cosa riportavo dalla mia incursione al banco del
bar-tabacchi, Hlne sgran gli occhi.
Non ci sono per nessuno, mi raccomandai.
E invitai la misteriosa biondina a penetrare nel mio santuario, che lei invase subito col suo
profumo inebriante.
Si accomodi, dissi dopo aver chiuso dietro di noi la porta imbottita.
Con lo sguardo perso, si lasci sprofondare sulla prima poltrona che le capit sottomano, senza
concedere nemmeno uno sguardo allarredamento. Eppure, appeso al muro, cera un bel diploma-pacco
degno dattenzione: in mezzo, un cartiglio in cui era iscritto il mio nome in caratteri rotondi; da una
parte, un tipo in giacca che cercava di risolvere un problema o pensava al proprio esattore, insomma,
per farla breve, con la faccia di uno che navigava in cattive acque; dallaltra parte, una donna nuda
avvolta nella propria zazzera stile 1900, sciolta fino ai piedi, smisuratamente grandi. Solo il diavolo
poteva sapere dove si trovava a quellora. Parlo della bionda. Forse da Cabirol. Lo rividi, morto
stecchito sotto gli scaffali pieni di oggetti, poveri oggetti ridicoli, miseri e poveri, tra cui un orso di
peluche strappato dalle mani del figlio di un morto di fame.
Borbottai qualcosa tra me e me e mi avvicinai alla bionda, sottoponendola a un rapido esame.
Poteva avere al massimo ventidue anni. Era graziosa, molto ben fatta e, che fosse seduta, stesa o in
piedi, valeva la pena occuparsene. Molto meglio, in definitiva, di quanto mi fosse sembrata due giorni
prima, al primo sguardo:
Io sono un po pi tranquillo dellaltro ieri, dissi. Ma lei non ha proprio laria di star bene.
Un ricostituente? Penso che ne abbia bisogno.
Nessuna risposta. Solo una furtiva inclinazione del capo, forse involontaria ma che interpretai in
senso affermativo. Andai a cercare nello stanzino accanto gli accessori dellubriacone sedentario. Al
mio ritorno, non si era mossa. Preparai:
E se ci presentassimo?, suggerii. Io sono Nestor Burma. Quello con il nome sulla porta. E
lei?.
Odette Larchaut, disse, dopo una breve esitazione.
Certo,  uno scherzo?.
Lei alz le spalle:
Non ho voglia di scherzare.
Si beva questo.
Le tesi la sua razione. Dopo essersi liberata della borsa e del pacchetto che appoggi sulle
ginocchia, senza togliersi i guanti afferr il bicchiere tra le dita, agitate da un lieve tremore. Mi chinai e
presi la borsa. Nel movimento il pacchetto, urtato, cadde sul tappeto. E l rimase. La bionda tent una
debole protesta e si dimen. Nessunaltra difesa. La met del contenuto del bicchiere si era gi sparsa
per terra. Ingoi in un solo colpo il resto del liquido in pericolo e non tent nemmeno di impedirmi di
esplorare la borsa.
Conteneva le solite cosucce: rossetto, cipria, bottiglia di profumo, fazzoletto, cose cos.
Tirai fuori una busta di cui lessi il destinatario ad alta voce:
Signora Ernestine Jacquier, rue de Thorigny... Sono felice di scoprire che non mi racconta
frottole, osservai.
 mia madre, disse lei.
Risposata, allora?.
Vedova risposata.
E lei le sottrae la posta?.
Avevo bisogno di un pezzo di carta per annotare un appunto... Ho preso quello che mi sono
trovata sottomano.
La busta era vuota. Sul retro cera il mittente  un notaio, dottor Dianoux, boulevard des
Filles-du-Calvaire  e, a matita, il titolo di una rivista di moda, seguito da una data.
...Visto che sta gi rovistando, vada fino in fondo, aggiunse la bionda con voce acuta. Il
mio nome, Odette Larchaut,  nellagenda che prima o poi trover.
Lalcol le fa bene, sta riprendendo le forze.
Accetterei volentieri un altro sorso, se la cosa non la disturba. Mi fa bene.
Sicuramente non reggeva lalcol. Meglio. Mi avrebbe facilitato il lavoro. Le riempii il bicchiere.
Vi bagn le labbra lasciando un accento circonflesso rosso scarlatto sul bordo.
Ripresi lesame della borsa e scovai lagendina annunciata. Il nome di Odette Larchaut figurava
nella parte riservata ai dati personali, senza altre indicazioni. Forse non voleva dire nulla, ma dovevo
accontentarmi. Sfogliai il taccuino. Molte pagine bianche. Qua e l qualche annotazione,
apparentemente nulla di interessante. Rimisi il tutto nella borsa e richiusi.
Abita anche lei in rue de Thorigny?, chiesi.
Fin il bicchiere:
S.  vietato?.
Schiocc come un colpo di frusta. Il colpo di frusta che le dava lalcol.
E perch dovrebbe esserlo? Immagino che sia una strada  come unaltra.
Non la conosce?.
Dovrei?.
Batt il piede a terra:
Lei  proprio stupido.  cos che agiscono i detective? Frugano di punto in bianco dentro le
borse?.
Ce ne sono che prima frugano la persona a cui appartiene la borsa. Non le auguro, graziosa
com, di finire tra le mani di uno di quei gentleman.
Mi restituisca la borsa.
Ecco.
Spero che abbia trovato quello che cercava.
No.
Cosa cercava?.
Una pistola.
Sussult:
Una pist... Perch diavolo dovrei portarmi dietro una pistola?.
 vero. Lei ha ragione, sono uno stupido. Perch una pistola, in effetti? Lei preferisce il
tagliacarte.
Una nube le attravers gli occhi e laria vanesia labbandon come una maschera messa male.
Si agit sulla sedia:
Ah!  questo, quindi?, sussurr lei.
Non so se sia questo o meno, ma forse lei pu aiutarmi a capire meglio.
Perch... perch lei crede che... che io abbia ucciso... quelluomo... Cabirol?.
Raccolsi il pacchetto da terra e lo portai fino alla scrivania, dove mi sedetti.
Non  cos?.
Era un busta rosa, barrata da uniscrizione blu pervinca: Rosyanne, calze, biancheria intima,
rue des Petits-Champes. A dieci metri dal mio ufficio, andando verso avenue de lOpra. Unelegante
vetrina, provocante e calda, con tutto ci che ci vuole per alimentare i sogni degli scapoli e anche quelli
degli sposati. Fantastico.
No, non  cos, protest lei con veemenza. E tanto meglio se lho incontrata. Cos posso
dirle tutto. Togliermi il peso, sperando che serva a calmarmi....
Aprii anche quella busta e tirai fuori un paio di mutandine aracnee di nylon nero bordate di
pizzo.
... da due giorni che non vivo pi, io... Lei non mi ascolta..., gemette.
Si sbaglia. Riesco benissimo a fare due cose contemporaneamente.... (Spiegai lindumento di
biancheria e lo esaminai tendendo le braccia). ...Ma che graziose, commentai, con le ridicole
smancerie di un commesso viaggiatore salace. Linquietudine di cui parla non le impedisce comunque
di pensare a questi fronzoli, eh?.
Oh! Ma cosa significa?.... (Ebbe un gesto di impazienza). ...Una donna  sempre una
donna. Non so nemmeno perch ho acquistato quegli slip....
In ogni caso, sono molto graziosi... molto suggestivi... devono starle come un guanto.
Le guance le si arrossarono. Esplose:
Non le permetter di abusare della situazione. Ne ho abbastanza, capisce? Abbastanza!
Abbastanza!.... (Batt i piedi). ...Siete tutti uguali, tutti villani, sia che vi chiamiate Cabirol, Burma
o non so cosaltro. Sporchi villani disgustosi. Io....
Stava soffocando. Tremava come una foglia. Da rosso che era, sotto il trucco, il suo colorito
pass al bianco gesso. Gli occhi le si rivoltarono. Emise sottili gridolini di lamento. Scivol dalla
poltrona...
Andai a cercare linfermiera:
Dammi una mano Hlne,  appena svenuta....
Hlne, che faceva finta di battere a macchina, interruppe il suo lavoro simulato e fiss lo
sguardo sulla mia mano destra:
Forse non sopporta che qualcuno le tolga gli slip, insinu.
Imprecando, feci sparire la biancheria intima.
Hlne abbandon lUnderwood, entr nellufficio direzionale con un sorriso ambiguo e si mise
a rianimare la bionda svenuta:
Chi ?, chiese nel corso delloperazione. Una cliente?.
Un passatempo.
Di meglio in meglio. Io....
Tacque.
Laltra torn in s. Non chiese Dove sono?, non si fa pi. Scoppi in singhiozzi. Quello si fa
ancora.
Si calmi, disse Hlne con dolcezza.  da un pezzo che non  pi pericoloso.
Laiut a rialzarsi e a riprendere posto sulla poltrona.
Le servii un terzo bicchiere dalcol, ma lei rifiut anche solo di sfiorarlo.
Alz verso di me due occhi umidi da cane bastonato, tutti sgocciolanti del rimmel di cui erano
ricoperte le ciglia e che le lacrime avevano sciolto. Nonostante tutto, era ancora molto bella.
Mi scusi, balbett. Io... Questangoscia, da due giorni... La tensione... Voglio andarmene.
Cerc di caricare lultima frase di tutta lenergia possibile. Conosco degli stracci per il
pavimento che ne irradiano di pi.
Non in questo stato, dissi. Si riposi, aspetti di sentirsi meglio, si calmi.
Feci segno a Hlne che poteva tornare alla sua tastiera. Senza ulteriori commenti superflui, la
mia segretaria obbed.
Odette Larchaut e io restammo soli, in silenzio. A poco a poco la ragazza si calm. Il petto
prese a sollevarsi meno tumultuosamente e le lacrime smisero di scendere. Si asciug gli occhi, si
tampon il naso con il fazzoletto arrotolato. Sospir, si pass la mano sulla fronte madida di sudore,
spinse indietro i capelli che le cadevano su una guancia.
Mi schiarii la voce:
Uhm... non volevo essere sgarbato, sa?.
Lei non rispose.
Evidentemente le ho fatto tornare alla memoria ricordi sgradevoli....
Un piccolo singhiozzo, niente di pi.
Se ho capito bene, Cabirol era un tipo cos, eh? Un mandrillo. Un po affetto da mixomatosi,
ma amante dellamore fisico con i frutti acerbi e....
La prego, signore, disse lei in un soffio.
Mi ascolti, devo sapere. Ci sono pi o meno dentro anchio in questa storia.
Tirai una sedia verso di me e mi sedetti di fronte alla bionda:
Allora?... S o no?.
S.
Ma non  andato fino in fondo. Lha solo baciata?.
S.
Allora lei ha raccolto il tagliacarte che era sulla sua scrivania e lha colpito.
Gli occhi grigi, improvvisamente cerchiati di scuro, presero il tono ardesia di un cielo
malinconico. Mi guard con una fissit drammatica:
 spaventoso....
Alzai le spalle e le toccai paternamente il ginocchio:
Non deve esagerare. Sotto diversi punti di vista, Cabirol era un essere disgustoso.
Quasi grid:
Ma non capisce, signor Burma? Io... io non ho fatto niente del genere.
Non lha ucciso lei?.
Fece no con la testa.
Sorrisi:
Be, forse allora non era il bastardo che pensiamo. Soffriva di rimorsi. Si  pugnalato da solo
per punirsi del suo comportamento con lei.
La ragazza scosse la testa. I capelli volteggiarono in tutti i sensi:
Lei  crudele....
Si mise il viso tra le mani e si chin. I gomiti sulle ginocchia. Balbett attraverso le dita:
...Lui mi ha... s, mi ha baciata... a lungo, molto a lungo... e mi teneva stretta a lui... io mi
sono liberata... lho spinto via... e sono scappata, in preda alla vergogna....
E mi ha incontrato in fondo alle scale.
Io... s...  possibile. Non lo so.
Lo so io. Come so che  tornata... forse non espressamente per colpirmi alle spalle... ma, il
colpo  quello che ho ricevuto io.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Odette parla.
...
.
...
Le mani le scivolarono sulle guance.
Per un istante le soppes come se non sapesse cosa farsene, poi le abbandon alla loro sorte e al
loro peso lasciandole ricadere sulle cosce. Non vi restarono per a lungo. Corsero infatti allorlo della
gonna per tirarlo gi con pudore. Anche se la suddetta gonna non scopriva poi granch.
Odette Larchaut rialz la testa e mi guard con aria triste:
Lei non lo pensa davvero?  impossibile.
Non dissi nulla.
Ma lei  tornata, vero?.
S.
Perch?.
Incroci le braccia:
Lei si diverte a torturarmi, gemette. S, lo so, si torturano sempre i criminali... Ma io non
sono una criminale... Per Dio! Cosa devo fare perch lei mi creda?.
Semplicemente darmi la sua versione dei fatti, suggerii. Non deve essere molto difficile. E
le prometto di non interromperla pi.
Lei esegu.
Fu pi lungo di quanto potessi immaginare. Non solo perch era tutto piuttosto complicato, ma
anche perch il racconto mal strutturato, talvolta incoerente, tagliato da silenzi e lamentele, brulicava di
ripetizioni e di salti nel tempo da far invidia a uno di quei cineasti della nuova scuola.
In poche parole, scoprii che Cabirol e la ragazza si conoscevano da un sacco di tempo. Ancora
prima che lei nascesse, lui frequentava casa Larchaut. Il defunto Larchaut e laltrettanto defunto
Cabirol avevano fatto una parte della guerra insieme. Quella del 14.
Il racconto non fu particolarmente interessante, perlomeno fino alla famosa giornata in cui i
nostri destini si erano incrociati sulle scale puzzolenti.
...Cabirol, mi spieg, poteva anche essere un amico di famiglia, almeno stando a quello che
diceva, ma con lui gli affari erano affari....
Sapevo di cosa parlava, no? Altrimenti, me lo stava spiegando perch mi rendessi conto. Una
ragazza doggi ha sempre bisogno di un po di denaro. Alcune spese superano le possibilit, alcuni
vestiti costano pi cari di quello che si racconta ai genitori e bisogna pur trovare da qualche parte la
differenza. Per farla breve, di tanto in tanto era ricorsa a Cabirol, dottore in materia...
...Gioielli che trovavo nella collezione di mia madre e sui quali mi prestava forse un po pi di
soldi di quello che avrebbe concesso ai suoi clienti abituali, ma non mi avrebbe mai anticipato un soldo
senza garanzia... era cos... Di recente, gli avevo portato un anello... e laltro giorno ero andata a
riprenderlo.... Ha cominciato con il dirmi che la mia visita lo metteva in imbarazzo. Non mi aspettava
e non aveva sottomano lanello. Mi ha detto che i gioielli pi preziosi li depositava in un altro posto,
non li teneva in casa. Ho capito che mentiva, che aveva qualcosa da... da....
Proporle. Si dice cos, in genere.
S, esatto.
E glielha proposto?.
In modo cinico. Voleva ricattarmi, capisce?.
S.
Ci sono rimasta di sale. Non me laspettavo. Prima che potessi riprendermi dalla sorpresa, mi
aveva cinto per la vita e baciata... per poco non sono svenuta dal disgusto... lho respinto... sono
riuscita ad allontanarlo e sono fuggita....
Fece una pausa:
...Ma non lho ucciso.
E per  tornata?.
S..., s.
Perch?.
Abbass la testa:
Prima ho camminato sotto la pioggia, senza sapere cosa fare. Ero sconvolta per quello che era
appena successo e perch non avevo recuperato il pegno. Sono tornata... per supplicarlo, implorarlo e
forse anche....
Per cedere?.
Fu scossa da un brivido:
Forse, non lo so pi....
E allora?.
Cera anche lei l. E lui. Sembravate due morti. Per quel che riguardava lui, in ogni caso, non
cera alcun dubbio. Il tagliacarte dal manico doro... talvolta si  malvagi, vero, signore?.
Luomo non  per natura particolarmente buono, no. Ma perch me lo chiede?.
Perch vederlo cos, per terra, non mi ha fatto nessun effetto. Voglio dire, almeno sul
momento, perch dopo... ho certamente provato unemozione pi forte quando mi ha baciata di quando
lho visto morto... e ho anche....
La voce si fece pi ovattata:
Mi chiedo come si possa essere capaci di fare una cosa simile....
Che cosa?.
Gli ho pulito le labbra... non volevo che si sapesse che una donna... ho buttato il fazzoletto in
una fogna, dopo...
quando sono scappata per la seconda volta... dopo che lei ha tentato di fermarmi... non ho
studiato attentamente il suo viso, ma mi  rimasto impresso in mente e prima, quando ci siamo trovati
uno davanti allaltra....
Fece un profondo sospiro:
...Ecco!... Le ho detto tutto... Mi chiedo perch... Credo che questo... mi abbia sollevata.
Lo credo anchio, ma avrebbe potuto togliersi di dosso questo peso prima.
Prima?, ripet.
Il giorno stesso. Informando la polizia.
Nelle sue pupille si leggeva lo spavento:
Oh!, non potevo... Non potevo essere coinvolta in un delitto... nemmeno da lontano... Sono
fidanzata... Il mio futuro sposo appartiene a una delle famiglie pi sussiegose del Marais... Se mai
venisse a sapere... No, potevo solo fuggire e pregare Dio che non si venisse mai a sapere che quel
giorno mi trovavo a casa di quelluomo....
Sulle labbra comparve un fragile e meritorio sorriso:
...Non lho sicuramente pregato con sufficiente fervore, visto che adesso....
Lasci stare Dio, le consigliai.  sovraccarico di lavoro e sta invecchiando... Ancora una
goccia di armagnac?.
S... Dopo tutto, ormai non posso far altro che ubriacarmi.
Mentre beveva, io riflettei. Appoggiando il bicchiere vuoto nellangolo della scrivania,
pronunci una frase di cui mi sfugg il senso, immerso comero nei miei pensieri. Di nuovo, per un
eccesso di pudore, si tir gi la gonna. Le guardavo le gambe senza vederle, ma lei non poteva saperlo.
Con il pugno chiuso, colpii bruscamente il palmo della mano destra:
Il catenaccio! esclamai. Le chiavi!.
Come?.
Niente. Parlavo da solo. Stava dicendo? Mi scusi, ma non ho sentito.
Le chiedevo cosa intende fare adesso, disse lei con una vocina inquieta.
Farle ancora qualche domanda.
Le ho detto tutto.
Non importa. Un detective fa sempre delle domande.
Non ho ucciso Cabirol.
Lo so. So anche che non  stata lei a colpirmi.
E allora?.
Vediamo... Quando  uscita la prima volta da casa di Cabirol, dopo averlo respinto, lui e le
sue avance....
Buffo! Bisognava che, in un modo o nellaltro, facesse sempre delle avance, il vecchio
briccone!
Quanto ci ha messo pi o meno per scendere le scale e cadere praticamente tra le mie
braccia?... Tra parentesi, doveva proprio essere proprio la sua giornata, quella.
Non lo so. Come faccio a saperlo?.
 scesa difilato?.
Vuol dire... se mi sono fermata su un pianerottolo pi in basso... per riprendere fiato...
calmarmi un po...  possibile....
Bene. Torniamo indietro. Lei entra per la prima volta, la prima volta di quel giorno, in casa di
Cabirol. La porta era aperta o chiusa? E non intendo socchiusa.
Aperta, come sempre. Si gira il pomello e si entra.
Ne  sicura?.
Cera qualcosa che non tornava.
Era aperta.
Bene. Allora, lei entra. Lui era nella stanza principale o in una di quelle in fondo?.
Mi  parso che arrivasse da una delle stanze del suo appartamento.
Molto bene. La sua visita non sembra essergli gradita, giusto?.
Fingeva. Lui.
No, non stava fingendo. Lei lo stava disturbando. Era in riunione, se cos si pu dire. Una
riunione che lo innervosiva. E ha voluto calmarsi i nervi con lei. In fin dei conti, non sarebbe
comunque andato oltre quel bacio, sa? Le circostanze non glielo permettevano.
Non capisco.
Lei conosce Cabirol da molto tempo, ma sicuramente ignora un aspetto particolare delle sue
attivit. O almeno lo spero.
Un aspetto particolare? Ah, s, capisco. Era un prestatore. Forse pure un po usuraio. Lo sono
tutti.
E un po ricettatore anche, quindi in stretti rapporti con la criminalit. La polizia ha ritrovato a
casa sua le impronte di un pregiudicato nei guai con la giustizia.
Si port la mano alla bocca:
Mio Dio! Come fa a sapere una cosa simile?.
Faccia funzionare la sua testolina. Sono un detective... Allora, Cabirol  in riunione e lei lo
disturba. Se non ha chiuso a chiave la porta  perch dei suoi clienti normali se ne frega, di quello che
possono vedere o pensare. Del resto, i clienti di Cabirol hanno un solo diritto: quello di accettare una
somma ridicola in cambio di un oggetto di valore, di ritenersi fortunati cos e di tenere il becco chiuso.
In generale, non chiedono altro. Le loro preoccupazioni li accecano. Un cliente di questa categoria non
avrebbe infastidito Cabirol. Con lei  diverso. Lei  quasi di famiglia....
Non esageri, protest, dalla morte di pap lo vedevamo solo molto di rado.
Sto cercando di spiegarle il comportamento di quelluomo. Ci sono certe cose che lui desidera
nasconderle. E il fatto che lei possa sorprenderlo in una conversazione delicata con un tipo che puzza di
galera lontano un miglio lo disturba molto. Immagino che tema che il malvivente in questione appaia
allimprovviso e le faccia intuire la ragione del loro incontro.
Lui... S,  cos. Non ha mai pensato veramente di farle violenza, sa?.
Ha davvero bisogno di impiegare parole cos dirette?.
Chiamo le cose con il loro nome. Diceva sicuramente la verit fingendo di non avere il suo
pegno sottomano... A proposito, quel gioiello?.
Mio Dio! Adesso ho preoccupazioni ben pi gravi.  sempre l,  chiaro. E non ho alcuna
intenzione di andare a cercarlo.
E se sua madre si accorge della scomparsa?.
Be, ecco... Fortunatamente non  molto ordinata. Ma  possibile che un giorno o laltro se ne
accorga. O forse mai. Ma sarebbe troppo bello. Se non potr veramente far altro,  chiaro che le
confesser tutto. Mi sar sempre meno penoso che confessare... laltra... laltra cosa.
Non le ha detto nulla?.
No.
Bene. Allora: torniamo a Cabirol.  possibile quindi che non le abbia mentito quando le ha
detto di non poterle rendere seduta stante il suo pegno e, baciandola, ha semplicemente desiderato
tagliar corto qualsiasi possibile discussione e farla allontanare a tutta velocit. Lha seguita?.
No.
Vede? Voleva solo mandarla via per raggiungere il suo ospite in unaltra stanza
dellappartamento. A mio avviso, non avrebbe dovuto mostrare tanta fretta, ma comunque le cose
devono essere andate grosso modo cos.
E sarebbe stato... questuomo che....
Lha ucciso, s.
Mi versai un dito di armagnac. Era il mio turno. Stava prendendo corpo una teoria che rivelai
con compiacenza:
...per interesse, un po anche per fifa e vendetta, approfittando delle circostanze. Secondo la
polizia, il prestatore-usuraio-ricettatore fungeva anche da cassaforte a certi malviventi
temporaneamente fuori circolazione. In prigione, se preferisce. Conservava il loro denaro fino a che
non venivano rilasciati. Quello che era con lui laltro ieri era un evaso, ricercato dalla polizia, e quindi
aveva bisogno di denaro. Si pu pensare che con il deposito del tipo sia andata come per il suo pegno:
Cabirol non laveva a disposizione subito... perch laveva avuto a sua disposizione per troppo tempo.
Quelle sono sempre situazioni spiacevoli. Provocano discussioni che finiscono sempre male. Si urla, si
minaccia... Non credo che calunnieremmo Cabirol se immaginassimo che, da vero uomo-orchestra,
fosse anche un po confidente della polizia. Non solo non voleva o non poteva restituire il denaro, ma
minacciava lospite di consegnarlo alla polizia, se avesse insistito. E cos, Latuit approfitta delle
circostanze. Cabirol ha appena avuto un battibecco con una bionda deliziosa (ha assistito alla scena, a
insaputa dellaltro), lha tenuta talmente forte che ha ancora il marchio profumato e colorato sulla
bocca... Con un po di fortuna, sospetteranno per prima di una donna. Il che gli far guadagnare tempo.
Una scalogna, se posso dirlo. La storia del rossetto, in realt, si rivolta contro il nostro uomo, sempre se
posso dirlo. Lui  uno di dubbi costumi, ma estremamente preciso, mentre lei... lei non ha cancellato
completamente il rossetto, signorina Larchaut. Ne ha lasciato a sufficienza per fare la felicit degli
analisti della Tour Pointue che, nel loro genere, sono anche dei piccoli viziosi. Rossetto e impronte di
un omosessuale evaso, la conclusione  stata facile.
Quante cosa sa lei!, esclam con un specie di timoroso rispetto nella voce.
Faccio molte supposizioni. Fa parte del mio mestiere. E cos immagino che abbia ammazzato
Cabirol subito dopo la sua partenza, mentre io devo essere arrivato prima che avesse il tempo di
fuggire. Si  nascosto da qualche parte, fino al momento in cui non mi ha colpito.
Per quale motivo?.
Per abitudine o qualcosa del genere.
Gi. Per svignarsela, molto semplicemente. Avevo la chiave della serratura di sicurezza in
tasca. Ora sapevo lorigine della bizzarra sensazione che mi aveva preso al momento di abbandonare
quel luogo malsano. Una vaga impressione di oblio, di qualcosa che mancava, che non tornava. Mi era
tornata in mente adesso, ascoltando il racconto della ragazza. Avevo chiuso il chiavistello per... ah,
be, certo!... Avevo chiuso e, uscendo, avevo ritrovato aperto. Il che aveva messo in allerta il mio
subconscio, ma il mio conscio, evidentemente molto provato dalla manganellata, non  andato oltre una
confusa sensazione di anomalia... Latuit era prigioniero. Era stato costretto a stordirmi per prendere la
chiave e guadagnare la via di fuga. Mi aveva stordito. Non aveva ritenuto utile richiudere tutto alle sue
spalle  del resto, con quella sola chiave non era possibile  e se, andandomene, avevo trovato strada
libera, doveva essere successa la stessa cosa a Odette Larchaut, al suo ritorno...
E voil, conclusi. Adesso sta a me chiedermi perch le racconto tutto questo. Bah! Forse per
rimediare. Lho sospettata di talmente tante cose orribili. Comunque, non parliamone pi...  una vera
fortuna che ci siamo ritrovati. Non mi disturba il fatto che abbiano liquidato Cabirol, ma ci sarei
comunque rimasto male a sapere che era stata lei lo strumento di questa sorta di giustizia immanente.
Ma parliamo daltro... Personalmente mi interessa Maurice Badoux... Lei sa chi , vero?.
La bionda aggrott le sopracciglia:
Maurice Badoux?
Il testimone che ha ufficialmente scoperto il cadavere di Cabirol e avvisato la polizia. Non mi
dica che da quel giorno non ha letto i giornali. Data la sua situazione, sarebbe una cosa davvero fuori
dallordinario.
Non mi sono limitata a leggerli, li ho divorati e imparati a memoria. S, Maurice Badoux, uno
stu....
Si interruppe bruscamente e si mordicchi le labbra. Quel benedetto rossetto, che ancora
portava, lasci una traccia sui denti. Mi guard con unespressione molto chiara negli occhi: quella di
chi si rende improvvisamente conto di essere stato preso in giro.
I giornali!, disse.
Batt il piede:
...Sono proprio una stupida, eh?.
Per quale motivo?.
Per essermi lasciata impressionare dalla sua targa sulla porta... Oh!, prosegu lei
gesticolando, non rimpiango di averla presa per....
Confessore?
Alz le spalle:
La cosa mi ha sollevata. Ma ammetter che lei  un confessore un po... particolare, no? Mi
chiedo con quale diritto mi abbia obbligato a parlare. Dopo tutto, ci equivaliamo, eh? Signor
Burma?....
Sorrise timidamente e mi rivolse uno sguardo complice:
... vero che io ho nascosto la mia presenza in quella casa, ma mi sembra che anche lei abbia
fatto lo stesso. Di lei i giornali non parlano. E anche lei ha lasciato a un altro, a questo signor Maurice
Badoux, lincarico di avvertire la polizia.
Mi misi a ridere:
Touch!, riconobbi. In effetti ho preferito rinunciare a qualsiasi pubblicit.
Perch?.
Per la mia posizione.
Cosa andava a fare da Cabirol?.
Tut... tut... sembra quasi che lei voglia interrogarmi, giusto?.
Siamo nella stessa posizione.
Scossi con aria dubbiosa la testa:
Non sono daccordo, ma non fa niente... Cosa crede che si possa andare a combinare a casa di
un prestatore su pegno?.
Oh! Non mi dica che....
Che cosa? Andavo a impegnare della roba.
Davvero?.
S.
 davvero troppo strano.... Sgran una risatina nervosa: ...Al verde, eh?.
Capita... uhm... A proposito di quel Badoux... se non la disturba tornare sullargomento... 
qualcuno di sua conoscenza?.
No.
Lei non sa che tipo di rapporto aveva con Cabirol?.
No. Non era uno studente... anche lui al verde?. Parlava pacatamente, con un fastidio
educato: ...I giornali dicono....
Non so cosa sia esattamente, sospirai. Non importa.... Consultai lorologio e mi alzai:
...Il bagno  di l. Si sistemi il trucco e vada.
Dopo una breve esitazione, si alz anche lei: Io... vado? Vuole dire che....
Vuole che la tenga qui fino alle calende greche?.
Cosa far, adesso?... Riferir la nostra conversazione alla polizia?.
No.
Allora, tutto ci che abbiamo detto rester tra noi? Il mio fidanzato e mia madre non verranno
a sapere che....
Non c motivo perch io parli. Lho... confessata, come dice lei, per una mia soddisfazione
personale. E me ne frego della sorte di Cabirol.
Mi rivolse uno sguardo riconoscente: Grazie, signor Burma... Dove ha detto che  il bagno?.
Glielo indicai e lei and a sistemarsi il trucco. Rimasto solo, minfilai un trench, mi pettinai anchio
con le dita e mi misi il cappello.
Andai nellufficio di Hlne.
Ancora bisogno di me?, mi chiese, ironica.
No. Al momento riesco a cavarmela da solo. Notizie da Zavatter?.
No.
Uhm... Ho limpressione che se ne freghi. E lei, Hlne?.
Non mi sembra.
Gi. Lei  una ragazza in gamba. Ma non tutti sono come lei... Deve essere per via di quei
soldi.
Che soldi?.
Non capisce cosa voglio dire?.
Forse.
In quel momento, ci raggiunse Odette Larchaut, rimessa a nuovo, carina da morire, con appena
quel tocco di stanchezza che ci voleva sotto gli occhi per renderla interessante, e interruppe la nostra
conversazione:
Eccomi pronta, disse. Mi... mi resta solo da ringraziarla, signor Burma.
Torna a casa?.
S.
Laccompagno. Ho pensato che sua madre certamente conosceva Cabirol meglio di lei e che
potrebbe, alloccorrenza, fornirmi informazioni su quel Maurice Badoux a cui mi interesso.
Si irrigid:
Dubito fortemente che mamma possa esserle di qualche utilit.
Posso sempre provare.
Certo, replic in tono acido. E, nel frattempo, potr anche verificare se abito davvero dove
le ho detto e se il mio stato civile non sia menzognero.
E lei si  data della stupida?.
Da buona giocatrice, acconsent a fare da eco alla mia ironia.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
I fonditori.
...
.
...
La signora Ernestine Jacquier aveva passato la cinquantina, ma era ancora piacente e portava
molto bene i suoi anni. I capelli bianchi, tenuti con cura, avevano una sfumatura leggermente bluastra.
Aveva gli occhi e il naso di sua figlia e la pelle, sotto la cipria, era ancora molto soda. Solo il trucco,
troppo pesante, infastidiva un po. Non si poteva dire che fosse elegante. Cera qualcosa di chiassoso,
qualcosa che si associava al make-up troppo vivace, nel suo modo di vestire; come un odore degli anni
Venti, epoca in cui, giovanissima, doveva aver brillato e furoreggiato alle note delle prime orchestre di
jazz. Avevo sentito parlare della borghesia del Marais. Forse lei ne faceva parte, ma senza avere la
distinzione affettata che di solito si attribuisce ai suoi rappresentanti. Di primo acchito, tuttavia, e ai
miei occhi, questo me la fece apparire solo pi simpatica e per niente contorta. Le presentazioni si
fecero in strada, con semplicit, senza nulla di mondano.
La ragazza e io avevamo preso un taxi per recarci in rue de Thorigny, ma poich laccesso era
ostacolato da un ingorgo che sembrava dover durare in eterno, avevo fatto fermare la macchina in rue
de la Perle.
Scendemmo dallauto e, mentre pagavo la corsa, sentii dietro di me una signora di una certa et
esclamare: Guarda chi c! Buonasera, figlia mia.
Odette, che si era allontanata di qualche passo, rispose:
Buona sera, mamma.
Spedito il tassista, mi girai.
La signora Jacquier mi studi con curiosit quando mi avvicinai a lei, ma immaginavo che
guardasse tutto con la stessa indiscrezione, comprese le cose e le persone che conosceva a memoria.
Era lespressione naturale del suo sguardo. Nel Sud, lo chiamano sguardo rapito.
Mia madre, signor Burma, disse Odette senza eccessiva convinzione.
Si sarebbe detto che mi presentava sotto falso nome.
Feci prendere aria ai capelli e mi inchinai, stringendo la mano che la signora Jacquier mi
porgeva.
Molto piacere, signora, dissi. Odette mi ha parlato spesso di lei.
 una cosa molto carina da parte sua, disse lei con una smanceria ironica. E sorprendente
anche. Non pensavo che fuori di casa si ricordasse della mia esistenza... E da quanto tempo vi
conoscete?.
Abbastanza. Ma ci eravamo persi di vista e proprio oggi ci siamo rincontrati, per caso.
Non mi avevi mai parlato del signore, disse rivolgendosi a sua figlia.
Senza aspettare alcuna risposta al suo rimprovero, torn a rivolgersi a me:
...Come ha detto che si chiama, scusi? Signor...?.
Burma, dissi. Nestor Burma.
Si morse le labbra. Lei il rossetto non lo metteva.
Il nome mi dice qualcosa.
 il nome di un gioielliere degli Champs Elyse e dei Grands Boulevard, suggerii.
Ed  lei?.
Purtroppo, no!.
E laltro si chiama anche lui Nestor?.
Non credo.
Si mise a ridere senza alcuna ragione apparente. Una risata piuttosto sciocca:
Lei mi piace, disse. Non conosco tutti gli amici di mia figlia... oggi giorno, i figli non si
confidano pi... ma di tutti quelli che conosco, lei  quello che mi piace di pi....
Alz le spalle:
...Tanto adesso sta per sposarsi. E cos, fine delle sciocchezze. A meno che sposarsi non sia
una sciocchezza in s. Quando uno si accorge cosa significa, a volte... Oh! Mio Dio!....
Doveva avere del latte sul fuoco, o qualcosa del genere, che le era tornato improvvisamente in
mente. Era il tipo. In taxi, prima, Odette mi aveva fatto giurare di non rivelare nulla della sua visita a
casa di Cabirol. Adesso pensavo che quelle precauzioni fossero perfettamente inutili. Avrebbe potuto
raccontare tutto alla madre in lungo e in largo e anche in diagonale. Ci che le entrava da un orecchio
doveva infatti uscirle dallaltro, senza attardarsi molto nel mezzo, nel deserto della sua mente.
...A proposito....
Si gir verso la figlia.
...Jean ha creato un nuovo modello di pinguino che pu essere usato come base per una
lampada. Vedrai,  molto grazioso. Lo stanno facendo proprio adesso.  per questo che ero nel
laboratorio. E poi, avevo il nervoso. Avevo bisogno di muovermi un po....
Le credetti senza alcuna difficolt. Ma lei non si risparmi comunque un gesto inutile. Indic il
corridoio buio, una specie di budello tra due vani, da cui era appena uscita quando ci aveva incontrati,
un posto che sua figlia di certo conosceva benissimo. Cos come doveva sapere da un bel po di tempo
che il palazzo ospitava la Fonderie Ancienne du Marais, Victor Larchaut, proprietario, come
annunciava la targa smaltata fissata sopra lapertura del corridoio.
.. Jean non  stato affatto contento di non trovarti, prosegu la signora Jacquier. Jean  il mio
futuro genero, ritenne necessario spiegarmi. Signor... signor....
Fece uno schiocco nervoso con la lingua. Non era un gesto particolarmente distinto, ma
traduceva bene il suo stato danimo:
... chiaro che non imparer mai il suo nome, anche se sembrava cos familiare....
Nestor Burma.
Questa volta non raggiunse nemmeno il suo orecchio. Parve riflettere, improvvisamente molto
seria.
Oh! Ma non stiamo qui, decise, come mossa da un capriccio. Vuoi venire a vedere il nuovo
modello, Odette?.
No, rispose la bionda con una voce fievole e infastidita. Sono stanca.
La signora Jacquier era certamente una brava donna, ma eccentrica e piuttosto strampalata,
della quale sua figlia, senza ammetterlo, un po forse si vergognava.
Lei viene signor Burma?.
Bravissima, signora.
Perch bravissima?.
Le  venuto spontaneamente alle labbra il mio nome.
Mi creda... Ho limpressione di conoscerlo benissimo. E' curioso, no? Dopo tutto, Odette
forse mi ha parlato di lei, anche se non  sua abitudine....
Non dissi niente.
...Venga, andiamo a visitare i miei laboratori, signore.
Era quasi un ordine.
Io torno a casa, disse Odette.
Va bene, approv contenta la madre. Di a Maria di preparare un aperitivo. Oppure
preparalo tu stessa. La poveretta  talmente fuori di testa che potrebbe confondere la bottiglia della
candeggina con quella dellaperitivo... lei non rifiuter di venire a bere un bicchiere dellamicizia,
vero, signore?.
Non vorrei disturbare....
Ma si figuri. Io... io ho limpressione di conoscerla da sempre.
Pensierosa, guard sua figlia allontanarsi e attese che girasse langolo per alzare ancora le spalle
e intavolare una nuova conversazione con me:
Ha mai assistito al lavoro dei fonditori?.
Il suo sguardo rapito sembrava cupo e intento a scrutarmi. Un accenno di contrariet lo
annebbiava.
No, non ne ho avuto loccasione.
Vedr,  molto interessante.
Ne dubitavo, ma la seguii comunque. Visitare una fonderia  ce ne sono a palate nel quartiere 
immagino faccia parte delle prove a cui vengono sottoposti tutti gli estranei allarrondissement. Pregai
dentro di me che la signora Jacquier non si mettesse poi in testa di farmi fare il giro degli edifici storici,
unaltra attrazione della zona, con una sosta davanti alla Tour du Temple  Luigi XVII e la sua
discendenza vera o falsa  al Conservatoire des Arts et Mtiers e agli Archivi nazionali... Gli Archivi
mi fecero tornare alla memoria Maurice Badoux. Era meglio mostrarsi gentile con la signora Jacquier,
per quanto fosse faticoso, se volevo carpirle delle notizie sul ragazzo. Anche se, francamente,
cominciavo a chiedermi se non stessi perdendo tempo inutilmente...
Il laboratorio si trovava in fondo alla corte. Fin dal corridoio, un forte odore di rame fuso
prendeva alla gola. Attraverso la porta aperta, si vedevano delle sagome massicce agitarsi su un fondo
arroventato, dalla luminosit violenta, striato di lampi viola e rosso scuro. Si sentiva uno sfrigolare
continuo.
Al nostro arrivo, solo uno dei tre operai alz la testa, poi, avendo riconosciuto la padrona, si
rimise al lavoro. Portava occhiali neri da saldatore per proteggere gli occhi dalle scintille del metallo
che i suoi colleghi facevano colare da un crogiuolo e di cui lui dirigeva il cammino su una cassa
appoggiata al suolo e inclinata, tenuta insieme da grosse viti ad aletta. Borbottando e fumando, il
liquido, dai diabolici riflessi del colore di un punch, penetrava tra gli interstizi e andava, allinterno, a
prendere la forma degli stampi.
Quellambiente dava ai tre uomini un aspetto fantastico. Le reni cinte da un grembiule di cuoio,
indossavano guanti damianto e stivali in cui erano infilati i pantaloni. Cos conciati, non avrebbero
avuto bisogno di andarsene a passeggio in campagna. Qualsiasi buzzurro li avrebbe scambiati per dei
marziani. Sotto quella bardatura, di sicuro non dovevano aver freddo, tanto pi che, in un angolo,
accanto a un imponente mucchio di coke e sotto una cappa, rosseggiava il fuoco di un forno. Il sudore
mi imperlava gi le tempie e gocce salate mi bruciavano gli occhi, mentre altre mi scivolavano nella
piega delle labbra. Bisogna anche dire che mi ero avvicinato per seguire il lavoro da vicino. Visto che
ero l, tanto valeva documentarsi. Il mio cicerone, pi prudente e abituata, si teneva invece a una
ragionevole distanza. Pensai al suo trucco e, dentro di me, mi venne da ridere.
Venga a vedere il pinguino, disse.
Mi port in una piccola costruzione l vicino, con il soffitto basso. Contro il muro erano
allineate scatole di legno, marchiate sul coperchio con il nome dei prodotti che contenevano. I tavoli e i
ripiani, una sedia sbilenca e uno sgabello di legno erano cosparsi di polvere marrone. Su una mensola,
tra un litro di vino e alcuni utensili, una testa di Beethoven, con la fronte pi possente che mai, si
chiedeva cosa ci stesse a fare l. O forse il celebre musicista meditava sulle vicissitudini di quel posto.
Aveva ricevuto una botta sul suo augusto naso, testimoniata da una scalfittura. Tra altre stupidaggini
cera anche, in equilibrio su unonda solida, il tradizionale gabbiano che si trova in tutti i bazar e di cui
ormai nessuno spera di poter pi conoscere il creatore originale. Da quando viene rifilata in regalo e
orna i saloni dei piccolo borghesi o gli studi dei dentisti, se non gli angoli pi oscuri delle soffitte delle
persone dotate di buon gusto,  sempre la stessa, eccetto per qualche piccola variazione nellapertura
alare o nella curvatura dellonda.
Ecco il pinguino, annunci la signora Jacquier.
Mi tese un modellino che presi con precauzione. Ignoro di che materiale fosse fatto, fragile o
no, ma era meglio andarci piano, per non rischiare di distruggere un tale capolavoro. Come aveva gi
annunciato, poteva servire da base per una lampada. Ma anche come fermacarte, simpatico cavatappi o
manopola dello sciacquone. I possibili utilizzi sembravano praticamente illimitati.
Carino, no?.
Molto carino, approvai.
Mi sembrava di vedere il tipo che laveva concepito sorridere al sentir pronunciare i nomi di
Picasso o di Hans Arp. S, mi sembrava di vederlo, quel sorriso, pietoso, sdegnato e superiore. Restituii
immediatamente loggetto  anzi lopera darte  alla signora Jacquier. Mi asciugai il sudore e dissi,
con un movimento dellindice in direzione del laboratorio:
E adesso lo stanno moltiplicando?.
Senza volerlo, pronunciai la parola moltiplicando su una nota lamentosa.
Non ancora, disse, rimettendo il pinguino dove laveva preso. Hanno solo fatto gli
stampi....
Me li indic, impilati su un tavolo. Incavato era ancora pi brutto che in rilievo.
... Al momento stanno facendo i soliti ninnoli.
Ah s?.
Venga a vedere.
Ripassammo davanti ai fonditori. Erano arrivati a un altro stadio del lavoro. Silenziosi,
servendosi di una piccola mazza, due di loro stavano aprendo una cassa da cui gli oggetti cadevano al
suolo in un tanfo di polvere tiepida. Il terzo gettava nel crogiuolo, poggiato sul focolaio incandescente
del forno, pezzi di rame che attingeva con una lunga pala da dentro una cassa. Cerano frammenti di
rame tra i pi vari, da pezzi di portacenere a bacchette per le tende, anelli, portalampada a vite e via
dicendo. Il fuoco del forno era ravvivato da un ventilatore che funzionava a elettricit e il cui rumore
lancinante copriva tutti gli altri.
Quando iniziate la fabbricazione dei pinguini?, grid la signora Jacquier, per farsi sentire
dalluomo a cui si rivolgeva.
Era il proletario dagli occhiali neri, che ora teneva spinti in alto sulla fronte, sotto la visiera del
casco.
Domani, signora, rispose senza smettere di staccare dalle matrici i pezzi fusi. Adesso
mettiamo gli stampi a seccare dentro la stufa.
E indic una costruzione in mattoni che si ergeva non lontano dal forno in attivit. Allinterno,
il crogiolo, ricoperto di coke, dava segni di agitazione. Il coperchio, sollevandosi, lasciava sfuggire
rivoli di rame che si perdevano sfrigolando sul braciere. Il proletario con gli occhiali neri doveva essere
pi o meno il caposquadra:
A te, Jules, grid.
Il Jules in questione prese il coperchio con una lunga pinza, poi, munito di una sorta di mestolo,
anchesso a manico lungo, cominci a schiumare il liquido bollente, come avrebbe fatto con un banale
lesso.
 caldo, eh?, dissi al ragazzo. Non volevo passare per un orso.
Millesettecento gradi, rispose con la erre moscia, rimettendo a posto il coperchio e
aggiungendo del coke.
Mica male.
Pu dirlo forte, signore. Non  il caso di infilarci dentro una mano.
Gi, una cura troppo rapida per i geloni.
Viene, signor... ehm... Burma?, mi grid la signora Jacquier dallaltra parte del laboratorio.
Per ringraziarla di non avermi obbligato a ripetere unaltra volta il mio nome, fui da lei in un
balzo. Scavalcammo un mucchio di sabbia ed entrammo in uno stanzino altrettanto polveroso e
dominato dallo stesso odore acre di rame in fusione. Su un tavolo, lontano dai resti e dalle scorie, vidi il
pi straordinario e incredibile ammasso di medaglioni, anelli di chiave, ornamenti di serrature di
credenze, maniglie di cassetti e cose di quel tipo, pi qualche oggetto destinato a fungere da bocca di
radiatore. Qualcuno era addirittura privo di una destinazione precisa: un calciatore in piena azione, una
testa di indiano, un aereo, un pugile...
Ecco di cosa viviamo, i miei figli e io, disse la signora Jacquier, con un gesto ampio. E di
cosa vivevano....
Calc la parola.
...i genitori del mio primo marito. Della fabbricazione e della vendita di questa... paccottiglia.
Non  ridicolo?.
No, non doveva affatto pensare che fosse ridicolo. E la parola paccottiglia le aveva storpiato
le labbra. Era solo prudente, non completamente sicura che tutto ci fosse il non plus ultra della
creazione artistica. E io, fino a quel momento, non mi ero ancora rotolato a terra estasiato e ammirato.
Forse addirittura non ero nemmeno riuscito a reprimere un sorrisino ironico, di tanto in tanto.
Non ci sono mestieri futili, dissi.
Quel profondo pensiero parve esserle molto gradito. Le andava dritto al cuore. Era filosofia e
saggezza a sua misura, alla portata del gabbiano, del pinguino e delle altre bestiole di cui si nutriva il
quartiere. Le piacevo, me laveva detto (speravo che la cosa si fermasse l), e una riflessione di quel
calibro non poteva che aiutarmi a salire un altro gradino nella stima che sembrava volermi concedere.
Malgrado tutto, cominciavo ad averne le tasche piene di fare il pagliaccio e me ne sarei andato molto
volentieri. Conoscere il lavoro altrui, infatti, non faceva per niente progredire il mio.
Dobbiamo fare i conti con una grande concorrenza, sospir lei. Come certamente sapr, la
maggior parte degli articoli venduti a Parigi sono fabbricati in Germania....
Temevo che volesse seccarmi con il pericolo germanico e invece non and oltre questa
semplice constatazione. Consult invece lorologio e disse:
Si  fatta ora di raggiungere Odette, non crede?.
Come vuole lei, signora.
E lasciammo quei locali surriscaldati, dopo che ebbe fatto qualche ultima raccomandazione ai
suoi operai.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Sospetti di ogni genere.
...
.
...
Lha interessata?, mi chiese, una volta usciti in rue de la Perle.
Molto, mentii.
S,  molto interessante, fece lei, come se volesse convincersi da sola.
Svoltammo nella stretta rue de Thorigny e, dopo qualche passo, la signora Jacquier annunci
che eravamo arrivati.
Ebbi un brivido. Il programma minacciava di svolgersi esattamente come avevo temuto. Ero
stretto tra due edifici storici. Uno era, scoprii pi tardi, il famoso palazzo Sal, cos nominato perch
apparteneva a un gabelliere che si era riempito le tasche come molti altri suoi colleghi. Quel gioiello
architettonico del diciassettesimo secolo, a met seppellito sotto costruzioni balorde senza stile n
grazia, ospita oggi non so bene quale scuola tecnica. Laltro palazzotto, quello dove abitava la signora
Jacquier, si ergeva proprio l di fronte e poteva essere stato costruito da un evasore fiscale dellepoca,
forse per sfidare il dirimpettaio. Anchesso aveva sofferto degli anni e degli asini, volevo dire degli
uomini, e una baracca di legno, di quella purezza di linee di cui offrono tanti esempi le topaie, rompeva
larmonioso ovale del cortile donore. Senza dire una parola, attraversammo il cortile dalle ampie
piastrelle che avevano, un tempo, risuonato sotto gli zoccoli dei cavalli di razza e dove, adesso,
traballava un monopattino montato da un marmocchio che squittiva. Visto che la signora Jacquier
sembrava improvvisamente immersa nei suoi pensieri e intenzionata a risparmiarmi il corso di storia
che temevo, mi guardai bene dallo scatenare il flusso della sua erudizione con unosservazione
intempestiva. (Se avessi voluto istruirmi, avrei comprato un libro sullargomento). E anche quando,
dopo aver superato unenorme porta a vetri che dava su un vestibolo appena poco meno vasto di place
du Temple, salimmo unampia scala dai gradini inclinati, consunti e traditori, ma che una ringhiera
finemente cesellata aiutava a superare senza pericolo, mi accontentai, sempre prudente, di ammirare
lelegante corrimano in silenzio. Tuttavia, ebbi paura di non poter sfuggire al discorso della guida,
quando la brava donna, a met rampa, si ferm e mi appoggi una mano sul braccio:
Signor Burma, disse.
S, signora?.
Mi fermai anchio, in equilibrio su due gradini. La signora scosse la testa e, con un tono di
insolita gravit:
No, quello che le ho mostrato non  affatto interessante. Dopo tutto, forse pu esserlo per chi
non ha mai assistito a quel lavoro, ma non  perch lo ritenevo interessante che le ho fatto visitare i
miei laboratori.
E perch allora, signora?.
Volevo studiarla....
Sorrise debolmente. Le rughe corsero ad ammassarsi attorno alle labbra, vi si trovarono bene e
vi restarono anche quando il sorriso scomparve. Dovevano esserci ancora.
Studiarmi?.
Non che io sia particolarmente brava in ci, ma... volevo conoscerla meglio, perch... volevo
dirle una cosa, chiederle una cosa... Non volevo, non posso farlo in presenza di Odette... Sapevo che
non ci avrebbe seguiti nei laboratori... Quel posto la disgusta... E non ho potuto farlo nemmeno
davanti agli operai... Ma bisogna che mi decida....
La sua mano era ancora sul mio braccio. Le dita cominciarono a impastare nervosamente il
tessuto del mio trench:
...Forse mi sbaglio, ma lei mi sembra cos franco....
Riprese la sua respirazione:
...Sono inquieta, signore.
Il gradino scricchiol sotto il mio piede sinistro. Cambiai posizione e mi accostai alla rampa
finemente lavorata. La signora Jacquier mi dominava, ma non sembrava pericolosa.
Inquieta?.
S.
Sorrisi:
Capita proprio bene. Perch io di mestiere spazzo via le preoccupazioni.
Ah s? A proposito... io... s, che mestiere fa, scusi?.
Glielo dir pi tardi.
Certo, sospir lei.
Un mestiere non confessabile, dovette pensare.
Sentii le dita contrarsi:
... esattamente ci che temevo....
Rise:
...spazza via le inquietudini. Consola. Lei  un consolatore di professione?.
Se si vuole.
E consola anche Odette?.
Le chiedo venia, signora, ma non capisco. A cosa sta alludendo?.
Maledetto arredo storico! Mi faceva parlare come un cortigiano del Seicento!
La prego, non si prenda gioco di me, disse. Lei ha capito perfettamente.
Non ne sono certo. Lei vuole dire... se ci vado a letto?.
Questa come frase era un po meno elegante della precedente, ma sempre meglio di me la
faccio o espressioni analoghe.
Non  cos?.
Buon Dio, no!, mi difesi con una vivacit piuttosto ingiuriosa per la bella bionda la quale,
francamente, non avrebbe dovuto mettersi in ginocchio per convincermi, ma ero sbalordito dalla regina
madre. Buon Dio, no! Cosa le ha potuto far pensare che....
Non rispose. Ripresi:
Ed erano queste, le sue inquietudini?.
S.
Sono totalmente infondate, glielassicuro.
Alz le spalle stancamente e lasci il mio braccio:
Forse mi preoccupo un po troppo tardi, riconobbe. Lei mi giura che....
Glielo giuro.
Sospir. Nientaffatto convinta. Cera di che sbellicarsi, roba da sbattere il posteriore contro i
rivestimenti tricentenari. Il mio accento era sincero (e a ragione), ma potevo offrire solo la sincerit del
mio accento. Adesso, non bastava. Non si poteva nemmeno fare appello a un medico, che diavolo! Un
esame medico non avrebbe risolto niente. Non si parlava certo di verginit.
Non ha senso tornare sul passato, prosegu la signora Jacquier come rivolta a se stessa, ma
posso ancora salvaguardare il futuro. La mia fonderia non  molto fiorente. Non lascerei praticamente
nulla a Odette. Lei  fidanzata a uno dei pi ricchi ereditieri del Marais. Il figlio di un fabbricante di
scherzi e cotillon....
Fu scossa da una risatina, breve, dolorosa:
...Non le sembra una storia da pazzi? Ma... come dice lei, non ci sono mestieri futili.
Approvai.
...Odette non deve compromettere il matrimonio per unimprudenza. Jean  per natura
piuttosto geloso e... Quando vi ho visto scendere insieme dal taxi, prima... Sul momento non ho capito
perch sono una sbadata, ma... il pericolo mi  apparso solo poco a poco....
Sbadata? Certo, ma non priva di sentimenti materni. Era penoso vedere quella donna, truccata
come per una festa in maschera, farsi il sangue cattivo per lavvenire della figlia e mettere a nudo il
proprio cuore davanti a me, con una mancanza di pudore commovente. Mi aggrappai a un argomento
che mi sembr incontestabile:
Non cera niente che potesse far sorgere i suoi sospetti, dissi. Al contrario, se ci fosse stato
qualcosa tra me e sua figlia, non lavrei certo riaccompagnata!.
Losservazione sembr produrre qualche effetto. Ciononostante lei obiett:
Avete fatto fermare il taxi lontano da casa.
Per via di un ingorgo....
Cominciavo ad averne abbastanza di perorare, non sono mica avvocato.
...Mi creda, signora, articolai in modo deciso. La signorina Larchaut non  la mia amante.
Lho conosciuta qualche anno fa, a Saint-Germain-des-Prs, credo, e anche allora non ci fu nulla tra di
noi.... (E questo comunque era vero). ...Oggi, lho incontrata per caso in prossimit del mio
ufficio....
Il suo ufficio?.
S, ho un ufficio, in centro. Abbiamo chiacchierato del pi e del meno ed  in seguito a quella
conversazione casuale che abbiamo preso un taxi... Perch volevo vederla, signora.
Spalanc gli occhi:
Vedere me?.
Sorrisi:
Si figuri che anchio avevo qualcosa da chiederle. Senza conoscerla, ma perch lei conosceva
qualcuno che conosceva qualcun altro che vorrei conoscere meglio.
Rimase un istante muta, poi:
Mi sembra tutto un po complicato.
 molto semplice. Glielo spiegher quando saremo in casa, se permette.
Va bene, saliamo, disse lei, comprendendo che portare avanti in eterno la conversazione a
met scale non sarebbe servito a nulla. Mi scusi... io... io le credo, signore. Mi scusi di averla
ingiustamente sospettata.
 stato molto lusinghiero per me.
Riprendemmo a salire.
Odette Larchaut ci aspettava in un immenso salone, con il soffitto molto alto. Per ragioni di
armonia, al piano inferiore, occupato da una ditta commerciale, non doveva essere peggio. Il mobilio
senza pretese strideva con le sculture depoca, ancora intatte in diversi angoli della stanza, negli intarsi
lignei sopra le porte, in particolare, e con i dipinti del soffitto. Questi ultimi  ignoravo se fossero
manierismi di maniera  imploravano di essere restaurati al pi presto. Erano pericolosamente
screpolati e, per tutto il tempo che rimasi nella sala, temetti che un pezzo di chiappa della divinit tanto
callipigia quanto mitologica che planava sulle nostre teste finisse dentro il mio aperitivo, come una
scorza supplementare.
Per combattere limpazienza e il nervosismo, la giovane si era fatta fuori un pacchetto di
sigarette o quasi. Il portacenere, un articolo proveniente dalla fabbrica di famiglia stracolmo di
mozziconi cerchiati di rossetto, ne era testimone. Doveva aver sicuramente pensato che stessi rivelando
tutto alla madre.
Meccanicamente, contai i bicchieri che, su un vassoio di cristallo, circondavano, insieme a olive
e ncessaire per il fumo, la bottiglia destinata al sacrificio. Ce n'erano tre. Evidentemente il signor
Jacquier non partecipava ai nostri festini.
Tanto meglio. Non avevo alcun bisogno del signor Jacquier.
La mia ospite sorprese il mio conteggio e indovin di certo il mio pensiero:
Mio marito al momento  assente, disse con stizza. Si accomodi, la prego.
Mi sedetti comodamente nella poltrona che lei stessa mi indic mentre Odette serviva da bere:
Ebbene, dissi quando avemmo tutti un bicchiere in mano e sembravamo attendere qualcosa in
silenzio, ecco perch volevo vederla, signora.  a proposito di un uomo di nome... Samuel Cabirol.
La signora Jacquier ripose un po bruscamente il bicchiere sul vassoio:
Che non mi si parli pi di quellignobile individuo, grid.
Non  esattamente di lui che vorrei parlare, mi corressi, ma del giovane che... uhm... lha
trovato. Come le dicevo, ho scoperto incidentalmente, chiacchierando con la signorina sua figlia, che
lei conosceva Cabirol e....
Mi interruppe dicendo:
Potresti scegliere meglio i tuoi argomenti di conversazione. Cosa vuole sapere su quelluomo?
Si vede che  giornata!.
La prima frase era rivolta a sua figlia. La seconda a me. La terza a se stessa. Non ci fu nulla per
il bicchiere, i mobili o i muri.
Giornata?, feci io.
S, oggi pomeriggio sono venuti a interrogarmi gli ispettori di polizia. Anche loro avevano
scoperto che ci conoscevamo. Se si pu chiamare conoscenza. Era un amico, un conoscente, piuttosto,
un compagno di trincea di mio marito. Il mio primo marito, il signor Larchaut....
Una brutta storia, la guerra. Il pubblico  tutto mescolato. Si stringono rapporti con personaggi a
dir poco discutibili. Un orrore da aggiungere a quelli descritti da Goya.
...Dalla morte del signor Larchaut, ci vedevamo raramente... Ma perch diamine anche lei 
interessato a quelluomo?.
Mi interesso soprattutto a Maurice Badoux.
Maurice Badoux?.
Lo studente che ha scoperto il cadavere.
Ah, s! Ho capito. Ma a che titolo?  anche lei della polizia?.
Ramo privato.
Vuole dire... detective privato?.
S, signora.
Corrug le sopracciglia, poi spalanc gli occhi a dismisura, come se le fosse stata fatta una
brusca rivelazione:
Ci sono!, esclam, agitandosi sulla sedia. Nestor Burma, vero?.
In effetti  il mio nome, sorrisi.
A forza di ripeterlo, stava diventando irreale.
Ecco perch mi era pi o meno familiare, prosegu lei.
Si gir verso sua figlia:
...Perch non mi avevi detto che ne conoscevi uno?.
Odette Larchaut invi verso il soffitto una nube di fumo:
Ma perch abbiamo pensato che fosse inutile, andiamo.
Che cosa era inutile?, chiesi io.
Poco tempo fa pensavo di aver bisogno di un detective privato, mi spieg la signora Jacquier.
E cos ho passato in rivista, sullelenco telefonico, tutti i suoi colleghi parigini. E per forza, diversi
nomi, tra cui il suo, mi sono pi o meno rimasti in mente.
E non ha proseguito?.
No. Avrebbe significato sprecare denaro per niente.
In ogni caso, signora, se cambia parere, sono a sua disposizione.
Grazie.
Per tornare a quellusuraio....
S. Voleva sapere....
Le parlai di Maurice Badoux. Un buco nellacqua. Ignorava tutto di lui e della natura dei suoi
rapporti con Cabirol. Aveva letto il suo nome per la prima volta sui giornali. Morale: mi ero disturbato
per nulla. A meno che... Una speranza faceva capolino allorizzonte. Feci proseguire la conversazione
e portai con destrezza la signora Jacquier a parlarmi della sua incursione nellelenco telefonico alla
ricerca di un detective.
 per via di mio marito, disse.
Suo marito?.
Il signor Jacquier.
Ah s! E...?.
Grosso modo con il tono che si assume per informare qualcuno dellora o constatare un
cambiamento di temperatura, articol:
 scomparso.
 scomparso, ma non tarder a tornare, riprese. Se non al domicilio coniugale, almeno a
Parigi. E allora, sapr dove trovarlo.
Chiaramente, intervenne Odette, sul momento mamma  rimasta molto sconvolta.
Non  mai bello scoprire che tuo marito ti tradisce, comment la madre. Anche se non si ha
una buona intesa. Ma non  corretto dire che la cosa mi ha sconvolta. Ho raggiunto unet in cui questo
genere di dispiacere non tocca pi troppo da vicino....
Ed  in virt di questa filosofia, dissi io, che ha abbandonato il progetto di ricorrere a un
detective privato?.
No... Ma ci sto ripensando, fece lei di punto in bianco. Mi ci vorr un intermediario. Non
posso abbassarmi a una cosa simile io stessa. Io... Mi ci vuole un interlocutore che si imponga. S...
Sarebbe disposto a occuparsene lei, signor Burma?.
Vale a dire che....
Non volevo aver laria di voler azzannare losso troppo in fretta:
...se  certa del suo prossimo ritorno....
Assolutamente certa, ma non  di questo che si tratta.
Intende divorziare?.
C una cosa pi urgente....
Si pass la mano sulla fronte:
...Sono stanca... Quei poliziotti....
Sono stati sgradevoli?.
Molto corretti, ma lei ammetter che, per una persona della mia condizione, confessare di aver
frequentato un soggetto come Cabirol....
Sottinteso: che spingeva il cattivo gusto fino a farsi ammazzare...
Capisco. Ha avuto a che fare con il commissario Faroux?.
Due semplici ispettori.
Le chiesi cosa volevano sapere ed ebbi la certezza che gli sbirri agivano secondo la routine del
caso, nulla di pi.
Tornai a Jacquier, che minacciava di scomparire di nuovo. Dalla nostra conversazione, questa
volta.
Insomma... ehm..., balbett la vedova abbandonata. Ti prego, Odette, spiega tu al signor
Burma... io non ne ho la forza....
La ragazza mi spieg.
Non da sola, perch, sua madre, per quanto stanca fosse, non pot impedirsi di darle una mano
e, di tanto in tanto, il cambio.
Dopo molti anni di vedovanza, la signora Victor Larchaut era diventata la signora Jacquier. Si
chiedeva ancora perch. Si era accorta del proprio errore molto in fretta. Jacquier, pi giovane di lei,
violava con disinvoltura diverse clausole del contratto. Il novembre scorso  ovvero sei mesi prima  si
era messo a fare il farfallone con una certa Miss Pearl, una trapezista di passaggio al Cirque dHiver. Si
era involato verso il settimo cielo in compagnia dellacrobata. E portandosi via del denaro. Dalla sua
provvista personale, va detto. La signora Jacquier aveva vissuto una profonda umiliazione. Fare le
valigie con una saltimbanco! Era la fine di tutto. Ebbi lonore di una digressione di qualche minuto
abbondante sulla mancanza di buona creanza di certi individui e sui loro gusti depravati.
Quellincidente per poco non aveva determinato fastidiose conseguenze anche per il futuro matrimonio
di Odette. Tanto pi che lidillio era appena allinizio. Non era ancora stato deciso nulla. E un uomo
che se ne va con una saltimbanco non sta affatto bene. Soprattutto agli occhi di una famiglia cos
sussiegosa. E la famiglia Mareuil  appresi cos il patronimico dellispirato creatore di nuovi modelli di
pinguini civettuoli  era estremamente sussiegosa. Fortunatamente, Jean Mareuil era molto innamorato
di Odette e abbastanza intelligente da non considerare la giovane responsabile della scandalosa
condotta del patrigno. Dopo tutto, non erano nemmeno dello stesso sangue. Molto bene. Punto a capo.
Quella che parlava ininterrottamente riprese il respiro e io del vermut per facilitare lingestione del
tutto. Per circa tre settimane, la signora Jacquier aveva morso il freno in silenzio. Ricordare quel
periodo della sua vita comportava per lei un grande dispiacere perch, a peggiorare le cose, altre noie,
riguardanti lindustria di cianfrusaglie, erano andate ad aggiungersi a quelle familiari e sentimentali.
Uno dei suoi migliori fonditori si era ammalato, mostrando segni di alienazione mentale, e la padrona,
vera e propria madre per il proletariato al suo servizio, si era occupata di lui, come della povera anziana
madre del poveraccio. Una vera e propria madre anche per le anziane madri. Da allora, lanziana madre
in questione contribuiva alla cura di casa Jacquier. Lavevamo incontrata nel vestibolo, quando
eravamo entrati poco prima, se ricordavo. S, forse. Un dramma spaventoso che le aveva portato via
moltissimo tempo. Alla mia ospite. Immaginavo tutto ci come se ci fossi stato  e anche lanziana
madre, per non contrariare nessuno  ma quello che non vedevo in quella baraonda era lombra di una
chiamata a un detective privato. In breve  se cos si pu dire  alla fine la sposa beffata si era decisa,
per quanto la cosa le fosse costata cara, a informare la polizia della fuga del suo signore e padrone,
fornendo il motivo della sua evasione, il nome della complice, ma non lindirizzo di questultima,
perch la trapezista non figurava pi nel cartellone del Cirque dHiver. Aveva molti impegni fuori
Parigi e allestero, a meno che non avesse seguito un tendone itinerante. Chiaramente, tutto ci non era
servito a nulla. Il che non mi stupiva. Allufficio delle Ricerche nellinteresse della Famiglia non fanno
mai miracoli. E ogni giorno vengono segnalate decine di sparizioni, di cui la met riguardano
semplicemente persone estrose e fantasiose, mentre un buon quarto sono ben pi gravi della fuga di un
marito volubile, amante delle volteggiatrici.
Ed  stato allora che ha pensato a un detective privato?, insinuai io, per ricordare alla madre e
alla figlia che a un dato momento cera stata una velleit di quel tipo. (Loro sembravano averlo
dimenticato).
No.
No?
Bene.
Andiamo avanti, allora.
Come andarono avanti i giorni, le settimane e i mesi durante i quali la signora Jacquier aveva
quasi dimenticato (il che non mi sorprendeva affatto) lesistenza dellinfedele, fino a che...
Un altro personaggio si introdusse nel racconto. Un cittadino che mi figurai subito benissimo:
cortese, untuoso, di uneducazione squisita, certamente afflitto da una distinta calvizie e da un colletto
rigido, e con mani paffute da abate di corte: il dottor Hippolyte Dianoux, notaio, boulevard des
Filles-du-Calvaire. Era stato il notaio di Larchaut, della signora, della vedova risposata e di Jacquier
stesso. Faceva parte della famiglia. Il marzo scorso, il degno ufficiale ministeriale aveva avuto bisogno,
nellinteresse stesso della sua cliente, della firma dello sposo su un documento. La signora Jacquier
tent di spiegarmi di cosa si trattava, ma siccome non conosceva a fondo la questione e nemmeno io
sono particolarmente ferrato nel campo del diritto, non ci capii granch. Era lo stesso. Limportante era
la necessit di quella firma e il fatto che, per ritrovare il fuggitivo e armarlo di penna, avessero pensato
di ricorrere ai talenti di un detective privato. Alla fine ci stavamo arrivando. Io... no, non ancora.
Prima ho scritto a mio marito, disse la signora Jacquier, presso la tale Miss Pearl. Avrei
potuto risparmiarmi quella mossa indegna e grottesca. Avevo indirizzato la lettera allamministrazione
del Cirque dHiver. Attendo ancora la risposta.
Forse non trasmettono la posta, dissi.
S invece. Molto coscienziosamente anche. Sono andata a informarmi presso di loro. La mia
lettera era partita per Londra o Berlino, non ricordo pi. Che sia andata smarrita o meno, io non ho
avuto risposta....
Ma lei aveva scoperto, dalla bocca dellamministratore del circo, che Miss Pearl sarebbe stata di
ritorno a Parigi laprile successivo, per il nuovo spettacolo. Aveva messo il notaio Dianoux al corrente
di tutto, e anche della sua intenzione di far ricorso a un detective privato. Prima di rendere visita al
notaio, aveva studiato lelenco dei professionisti e stilato una lista dei probabili partenti. Partenti era
la parola giusta, perch lincaricato avrebbe dovuto seguire Jacquier Dio sa dove. E per questo motivo
che il notaio Dianoux, gestore dei beni della sua cliente, laveva dissuasa dal procedere, e il rovinoso
progetto era stato abbandonato sul nascere. (Era un atto di saggezza totale ma, se quella saggezza si
diffondeva, ai privati non restava che iscriversi allufficio di collocamento). Al momento, non si
trattava di niente di pressante, sembrava (parlo della storia della firma), e poich la trapezista doveva
tornare ben presto a esibirsi a Parigi, delle due cose luna, come dice il cantautore Pierre Destailles: o
Jacquier gravitava ancora attorno alla sua orbita (parlava cos quelluomo di legge) e non si poneva
alcun problema, o tutto tra loro era finito e lartista non avrebbe allora rifiutato di fornire indicazioni
per ritrovare il suo amante di una tourne. In ogni caso, in quel momento si sarebbe potuto decidere per
il meglio. Cos non avrebbero proceduto alla cieca e le spese si sarebbero ridotte al necessario.
Non cera nulla da rimproverare a un tale ragionamento. Mi astenni quindi da qualsiasi
commento in proposito.
...Nel primo caso, fece la signora Jacquier proseguendo la sua involontaria imitazione del
cantautore in questione,  incompatibile con la nostra dignit, intendo la mia e quella del signor
Dianoux, andare a snidare mio marito tra quei saltimbanchi. E cos....
Posso occuparmene io, dissi.
Molto bene. Nel secondo caso, chiaramente....
A maggior ragione, si tratterebbe di una situazione per me.
Molto bene, ripet. Inutile aspettare chiss cosa. Si consideri ingaggiato, signor Burma.
Io....
Fu improvvisamente assorta dalla contemplazione di una piega del suo abito, che si mise a
lisciare con impegno.
...ehm... cio....
S?.
Lasci andare la piega:
Devo consigliarmi con il notaio Dianoux, chiaramente. Cosa ne pensi, Odette?.
Non so, rispose la giovane.
S,  una questione di correttezza.
Si alz e and al telefono che si annoiava in un angolo, in castigo, inconsolabile su una
mensola. Compose un numero:
Pronto? Notaio Dianoux? Buona sera. Sono Ernestine....
Mentre parlava al notaio, sua figlia si avvicin a me:
Ancora un po di aperitivo, signore?.
Volentieri.
Mi riemp il bicchiere, poi a bassa voce:
Ebbene, signor detective, non si pu dire che abbia perso tempo.
Sorrideva.
Sorrisi anchio:
Vero? La fortuna aiuta gli audaci, secondo il proverbio.
Arross:
Non era quello che volevo dire.
Daltra parte,  falso. Se fosse vero, Cabirol non sarebbe morto.
Oh! Non mi parli pi di quelluomo, fece lei battendo leggermente il piede.
Rimesso bruscamente sul suo supporto, lapparecchio produsse un fastidioso suono metallico.
La signora Jacquier ci raggiunse:
Cosa sono questi pettegolezzi?, chiese, sospettosa.
Le servii una frottola di facile digestione:
E allora?, chiesi. Il notaio Dianoux?.
Alz le spalle, irritata:
Mi ha trattata da vecchia pazza, o gi di l. Come al solito. Secondo lui, non bisogna far altro
che aspettare.  una questione di giorni. Inutile sprecare soldi. Non c alcuna fretta.
 contrario?, chiese Odette.
Mi lascia libera... in queste condizioni, io... Io le far un assegno, signor Burma. Patti chiari,
amicizia lunga....
E bisogna battere il ferro quando  caldo, daccordo. Ecco perch, per non essere tentata a
cambiare idea, forse, lasci la sala in tromba, probabilmente in direzione del suo secrtaire.
Odette e io restammo soli.
Mamma deve esserle apparsa un po bizzarra, azzard la ragazza dopo un colpo di tosse
imbarazzato.
 divertente, dissi io.
La guardai.
...La smetta dunque di fare quella faccia. Si rende brutta per niente. Non ho detto nulla a sua
madre, se  questo che la preoccupa.
Grazie, signor Burma.
Si risparmi i ringraziamenti. Non avevo nulla da dirle. Volevo solo avere informazioni su quel
Badoux. Non mi sono rivolto alla porta giusta. Tanto peggio... Ma, come dice lei, non ho comunque
perso il mio tempo, visto che ora sono incaricato di contattare il suo patrigno....
 abituato a questo genere di lavoro?... Che stupida sono! Ma certo,  chiaro!.
Sono pi che altro abituato a lavori pi difficili....
In quel momento, la signora Jacquier rientr nella sala:
Ecco il suo assegno, disse.  abbastanza?.
Gettai unocchiata alla cifra:
 assolutamente troppo.
Quello che  giusto  giusto.
La ringrazio....
Piegai il rettangolo di carta rosa:
...Spero per me che questa Miss Pearl porti con s suo marito nel baule degli attrezzi e che io
debba solo trascinarlo, magari per un orecchio, fino allo studio del signor Dianoux. Non credo, per il
momento, di aver bisogno di altre informazioni. Mi basta una foto, nel caso le ricerche dovessero farsi
un po pi complesse....
Gliene posso dare una immediatamente, se vuole, esclam la signora Jacquier. Non sono
immagini a cui tengo particolarmente... un simile villano!....
Si gir in un frusciare di gonna, si diresse verso un mobiletto dalla funzione poco chiara, apr un
cassetto, frug allinterno e tir fuori una foto formato cartolina.
Il quarantenne che sorrideva guardando la macchina fotografica era un uomo di bellaspetto,
stempiato e con il naso un po grosso. Personalmente non avrei fatto follie per uno cos, ma  vero che
non sono n vedova n trapezista.
Sistemai ritratto e assegno nel portafoglio e, poich nessuno mi invit a cena, salutai e me ne
andai.
Un po pi tardi, tornando a casa, la portinaia, che non era ancora andata a dormire, mi diede un
pacco:
Lasciato dalla sua segretaria, disse con unaria un po strana.
Era la busta di carta rosa con lelegante scritta in blu pervinca: Rosyanne, calze, biancheria
intima. La curiosa doveva aver guardato cosa conteneva: le appetitose mutandine di nylon il cui
acquisto aveva permesso a me e Odette di ritrovarci faccia a faccia. Era accompagnata da un biglietto
con la scrittura un po smancerosa di Hlne, che lessi una volta in camera mia: Lha dimenticato in
ufficio. Pu esserle utile. Un pretesto per rivederla. Doveva avere soldi e tempo da buttare, visto che
faceva una deviazione solo per prendersi gioco di me...
Il telefono interruppe i miei brontolii. Presi su:
Pronto?, fece la voce di Hlne.
Qui parlano i Sogni Erotici, risposi io.
Ah! Lha ricevuto?.
Ce lho proprio in mano.  per questo che mi chiama?.
Ritorn seria:
 per via di Roger Zavatter. Aveva ragione lei a proposito del denaro.
Capito.  stufo di sgobbare per la gloria, eh?.
Non lha nemmeno detto chiaro e tondo, ma non era necessario. Deve andare fuori citt....
Al capezzale di unanziana zia?.
S.
Che stupido! Io ho incassato del denaro, ma pu scordarsi di vederne anche solo il colore.
Allora, ha lasciato perdere il pedinamento di Badoux?.
Sostiene che  un lavoro del tutto inutile. Il tipo  uscito dagli Archivi nazionali, dove ha
passato il pomeriggio, ed  rientrato tranquillamente a casa.
Tanto meglio se quel bastardo ha lasciato perdere. Bene. Mi occuper io della faccenda.
Nientaltro?.
No.
Va bene, buonanotte allora, cara.
Be... non poi tanto cara.
Avr un aumento, risi. Ha ragione.
Riattaccai.
Mi infilai un pigiama e, con la pipa in bocca, feci un po di conti.
Cinquantamila in banconote e cinquantamila in assegno facevano centomila punti. I primi
raccolti dal corpo ancora tiepido di Cabirol. I secondi gentilmente controfirmati dalla signora Jacquier
Ernestine.
Cinquantamila franchi solo per fare unambasciata sono molti. Cera qualcosaltro. Cera che la
signora Jacquier continuava a credere che andassi a letto con sua figlia e che fossi andato a rue de
Thorigny solo per negoziare la rottura. Voleva comprarmi. Non a un gran prezzo, ma comunque era un
inizio.
Perfetto. Soffrivo troppo di mancanza di denaro. Non avevo i mezzi per dimostrarmi offeso o
suscettibile. Pensavano che fossi in vendita? Ero in vendita. Niente di irritante, Nestor. Effettuate il
pagamento e anchio andr a comprarmi delle cose in nylon, camicie e mutande. A guardare il biglietto
pescato in fondo alla busta rosa, quei fronzoli non erano esattamente a buon mercato, 5.415 franchi!
Non era possibile! Leggevo di traverso. Ma s, il prezzo era pi basso. Pi basso sul biglietto e pi
basso nella scala di valori. Duemila franchi tondi tondi, che gi non erano pochi. 5-4 era la data
dellacquisto: 5 aprile. E 15 il numero della commessa. Come a tennis.
Per qualche secondo rigirai ancora le mutandine tra le dita e poi, stanco e di cattivo umore, misi
lindumento nella sua busta, la busta in un cassetto e me tra le lenzuola.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Isabella di Baviera.
...
.
...
Lindomani, al risveglio, il mio primo pensiero fu per Maurice Badoux. Toccava a me prenderlo
in carica. Partii per il Marais e minstallai al bistrot che grazie a Dio era proprio di fronte al domicilio
del mio strano studente. Non successe nulla fino a mezzogiorno. A mezzogiorno, Badoux usc di casa e
and a sostenersi in un modesto ristorante di rue de Bretagne. Si portava dietro una cartellina di cuoio
con precauzione e rispetto, e sembrava molto assorto, nellinsieme pi studente universitario che mai,
ma non inquieto. Quando lasci il locale, mi aveva ancora alle calcagna. Si infil in rue des Archives.
Mi sentii arrossire, metti il caso che Zavatter fosse ancora in zona per prendersi gioco di me. Forse
aveva ragione a dubitare del mio olfatto. Sembrava proprio che mi stessi arrampicando sugli specchi
con quel tipo. Come previsto, entr negli Archivi nazionali, con landatura di un habitu del posto.
Dalla strada lo vidi attraversare lenorme cortile e scomparire in uno degli edifici votati allo studio.
Imprecai, mi accesi la pipa di traverso e me ne andai. Ne avevo abbastanza. Mi ci volle unora
per farmi tornare il sangue freddo. In quel momento entrai in una cabina e chiamai Hlne:
Cosa ti ha detto esattamente Zavatter a proposito del tipo che seguiva? Che aveva passato la
giornata agli Archivi nazionali?.
Il pomeriggio.
Intero?.
S.
Grazie.
Non mi restava che sperare che quel giorno fosse simile al precedente.
La serratura della camera di Badoux meritava appena quel nome. Non pi complicata di un
elettore medio, non era rinforzata da alcun catenaccio e praticamente scatt da sola di fronte al mio
taglierino-apriscatole. Avrei preferito pi resistenza. Apparentemente Badoux non temeva n ladri n
indiscreti. Un animo tanto puro era un cattivo segno per me.
Laspetto della camera non era cambiato. Sempre pulita e in ordine, sempre austera, con lo
stesso tappeto liso e gli abiti sulla sedia.
Dalla finestra, aperta sulla prima giornata primaverile veramente degna di tale nome dalla data
ufficiale di entrata in funzione della stagione, il rumore della strada, portato da una brezza dolce e
leggera, penetrava nella stanza.
Mi misi al lavoro.
Senza sapere esattamente cosa cercassi, frugai tra gli abiti e trovai solo una lettera, datata
Nantes, 5 gennaio, e che cominciava con Mio caro nipote.... La firmataria si preoccupava
dellavvenire del giovane, disapprovava che avesse litigato con il padre, disapprovava anche il padre
che considerava il figlio un incapace e sperava che non fosse niente di irreparabile. Il nipote aveva
risposto e, da uomo dordine, frequentatore di archivi, aveva conservato una copia della lettera  a
meno che, a ben pensarci, non tenessi tra le dita la lettera stessa, non inviata. In sostanza, sosteneva di
non essere affatto il buono a niente proclamato dal padre per mare e per monti e affermava di potersela
cavare da solo nella vita, senza laiuto di nessuno. (Eccetto per la paghetta, evidentemente). Terminava
facendo pi o meno capire che un vaglia sarebbe stato molto ben accetto.
Rimisi la corrispondenza dove lavevo presa ed esaminai i volumi che si allineavano nella
piccola biblioteca. Niente di allegro. Cattedrali di Francia... Tesori di pietra... Parigi comera... Uno
dei libri era tutto scassato. Erano state strappate due o tre illustrazioni a piena pagina per farne i
quadretti sottovetro appesi alla testa del letto.
Maurice Badoux era un vero poeta litofago. Viveva in compagnia di vecchie pietre e mangiava
mattoni per restare in tema. Era pi o meno ci che mi aveva fatto capire il padre, ma questo non
gettava la minima luce sulla natura dei rapporti che intratteneva con il defunto Cabirol.
Diverse cartacce ingombravano la tavola. Mi ci immersi. Con esito negativo.
Fui pi fortunato con la cartellina di cartone e tela, legata da una cinghia e strabordante di carte
ingiallite. Allinterno cerano dei documenti redatti in latino che non era il caso che mi mettessi a
tradurre. Sarei dovuto tornare a scuola. Non ne avevo il tempo. E, del resto, nelle scuole che avevo
frequentato non sinsegnava il latino. Alcuni fogli avevano i bordi pi scuri, come fossero sfuggiti a un
incendio. Altri, chiazzati di umidit, che sapevano di muffa allolfatto, erano coperti da una scrittura
gotica. Qua e l, decifrai una frase in francese antico.
Da una busta tirai fuori una raccolta di ritagli di giornale e di fogli staccati da due libri diversi,
vista la differenza tipografica. Uno trattava di Isabella di Baviera, laltro di Nicolas Flamel. I ritagli di
giornali parlavano di fatti vari pi o meno simili: la scoperta, in rue Mouffetard, da parte dei demolitori
di un edificio pericolante, di un baule pieno di ducati e di dobloni (la storia aveva fatto molto rumore,
subito prima della guerra, ed era proseguita davanti ai tribunali dopo loccupazione); quella, pi recente
e dello stesso tipo, effettuata da boy scout allabbazia di Saint-Wandrille; e ancora una terza scoperta,
sempre dello stesso metallo,  la parola giusta, nel quartiere, questultima in rue Vaucanson. Infine, una
cartina e qualche appunto scarabocchiato in stile telegrafico su un taccuino mi illuminarono
definitivamente sullattivit un po folle di Maurice Badoux.
Cercava un tesoro!
Quello della regina o dello scrittore-giurato, alchimista a tempo perso, o entrambe le cose. Non
costava di pi. Lo cercava per conto suo o... O per conto di Cabirol. In questultimo caso, cera ragione
di rettificare la mia opinione. Loperazione non era forse cos folle come sembrava. Cabirol era tutto
ci che si voleva, eccetto che un pazzo. E gli antichi documenti su cui Maurice Badoux aveva chinato 
e ancora chinava  la sua fronte studiosa...
Insomma... non sarei stato eccessivamente sorpreso di scoprire che erano stati rubati agli
Archivi nazionali!
E rubati da Badoux stesso, lamante delle vecchie pietre e di tutto ci che vi si avvicinava.
Perch no?
Dalla prima cabina telefonica che trovai, chiamai Badoux padre. La segretaria mi rispose che
era in riunione, ma che gli avrebbe fatto avere il messaggio, se volevo lasciarne uno.
Richiamer, dissi.
Non prima delle sei, allora. Da parte di chi?.
Nestor Burma.
Non cera che da aspettare. Nessuno avrebbe preso il volo. Mi concessi qualche svago. Come i
bambini. Andai a prendere il vento dalla parte del Cirque dHiver.
Mi introdussi nelledificio senza chiedere nulla a nessuno e finii per trovare un giovanotto che
dava limpressione di annoiarsi a mille franchi lora, minimo garantito. Occupava un ufficio tappezzato
di manifesti che odorava di segatura, per poco che si facesse attenzione al proprio olfatto.
Cosa c?, mi chiese quando gli apparvi davanti.
E, subito dopo, sbadigli.
Dallultima mia visita al serraglio dello zoo, non mi era pi capitato di ammirare una bocca del
genere.
Giornalista de Le Crpu, dissi. Mi chiamo Dalor. Mi pu dare qualche informazione sul
prossimo spettacolo?.
Guardi il manifesto. (Me lo indic senza muoversi, puntando il pollice sopra la spalla.
Copriva un intero pannello dietro di lui). Ricopi i nomi e aggiunga gli aggettivi.  cos che ho sempre
visto fare.
E sbadigli di nuovo. Lessi il manifesto. Venerd 14 aprile  novit sensazionali. Sarebbe
stato dopo una settimana. Avevo intrapreso il mio lavoretto per tempo. Su un tappeto di stelle di
dimensioni diverse, brillavano dei nomi, stampati in caratteri grossi e multicolori, tra i quali lessi quello
di un amico: Michel Seldow, il prestigioso prestigiatore. In risalto lospite americana: MISS PEARL,
la Regina del Trapezio Volante and partner.
Osservai:
Ha gi fatto la fortuna dello spettacolo lo scorso novembre, vero?.
Esatto, annu lannoiato.
Non ha mica una foto?.
Apr una dozzina di cassetti prima di trovare quello giusto.
Non sembrava aver familiarizzato molto con il mobilio. Infine, sempre sbadigliando, appoggi
tra di noi un pacchetto di foto che non fece nemmeno lo sforzo di sfogliare. Mi lasci lonore. Arrivai
piuttosto rapidamente a ci che cercavo: un foto  marcata MISS PEARL nellangolo in basso  che
rappresentava una ragazza appetitosa, apparentemente biondo platino, con una scollatura resa anche pi
profonda dalla posizione, leggermente inclinata in avanti, la quale era evidentemente felice di far
ammirare per intero il paesaggio. Anche senza costume di scena, Miss Pearl ci teneva a far venire le
vertigini. Un bellesempio di coscienza professionale che apprezzai, da vero intenditore.
A proposito di foto, dissi infilandomi in tasca quella dellartista e mettendo, a mia volta, il
ritratto di Jacquier sotto gli occhi del ragazzo. Sembra che questuomo.... Feci locchiolino:
...Noi della stampa siamo indiscreti e ficcanaso.
Sbadigli:
Chi ?.
Un tipo che si fa sparire da solo.
Non lo conosco.
Girava da queste parti, dicono.
Da quali parti?.
Da quelle di Miss Pearl.
Ah! Quello l?.
Ne ha sentito parlare?.
Voci di vomitorio. Ma non ci ho creduto.
Perch?.
Per via di Mario.
Mario?.
And partner....
Indic il manifesto alle sue spalle:
...Bisogna pure che qualcuno la prenda quando se ne va in giro per aria, a venti metri
daltezza.
Uhm... E quindi  nel suo interesse restare in ottimi rapporti con il collega, giusto?.
Non esattamente.
Sposati?.
Non credo.
Ma vanno a letto insieme?.
Cos sembrava.
Geloso?.
Al suo posto, io lo sarei.
Forse lui non lo . Lo spettacolo prima di tutto, se capisce cosa intendo dire.
Capisco.
Sembra che siano scappati insieme.
Chi?.
Jacquier.
Jacquier?.
Questo tipo.
Scappato insieme a chi?.
Miss Pearl.
Io non li ho mica accompagnati alla stazione....
Sbadigli:
...In ogni caso, niente  cambiato. La squadra torna al completo... Dopo tutto, Mario forse
non  geloso. E se questo tipo ha della grana....
Mario  molto sensibile al denaro?.
Tutti lo sono e Mario pi degli altri. La prima settimana lavorer qui praticamente gratis.
Debiti?.
Lei non ne ha?.
Non mi parli di disgrazie.
Lo dice con uno strano tono. Ma mi dica....
Parve risvegliarsi. Ma il fastidio che esprimeva il suo volto, invece di sparire, si accentu:
...lei si guadagna da vivere infarcendo pettegolezzi e....
Questa volta cera una ragione alla sua scoglionatura.
Stia tranquillo, dissi. Mi informo perch il compito di un giornalista  quello di essere
informato, ma  per la mia curiosit personale. Non ho alcuna voglia di scrivere su questo argomento.
Amori e odi di trapezisti.  molto mlo e ormai troppo sfruttato. Cerco qualcosa di pi originale.
In ogni caso, se scrive qualcosa, non dica da dove lha saputo....
Si smarr nella contemplazione del ritratto di un clown con le sopracciglia sollevate:
...Capisce? Sono qui per rompermi le scatole. Approfitto delloccasione per far passare un
quarto dora. E chiacchiero senza averne il diritto. Questo non  il mio ufficio e non sono io lincaricato
dei rapporti con la stampa. Sono qui solo per rispondere al telefono durante lassenza del tipo che si
occupa di queste cose e per intrattenere i visitatori. Ma mi rompo cos tanto!.
Confidenza per confidenza, avrei potuto confessargli che io, da parte mia, non ero un
giornalista, ma non lo feci. Mi trovai a riflettere che, tra due uomini che non erano ci che fingevano di
essere, era possibile che ci fosse stato solo uno scambio di menzogne. Un autentico circo!
Quel giorno Maurice Badoux non rimase agli Archivi nazionali fino alla chiusura. Usc molto
prima, avendo fatto il pieno di buonora.
Ero tornato in rue des Francs-Bourgeois, dopo la visita alladdormentato del Cirque, e lo vidi
lasciare il palazzo Clisson.
Invece di tornare a casa, prese rue des Archives in direzione della Senna. Quel cambiamento di
programma non modific il mio. Lo seguii.
Mi port al Bazar dellHotel de la Ville. Non direttamente. Doveva annaffiare qualcosa. Si
ferm in numerosi bistrot prima di raggiungere il negozio. Quando ci entr, gli rimasi alle calcagna
fino al sottosuolo, articoli di giardinaggio, riscaldamento, bricolage. Compr diversi utensili, tra i quali
identificai una specie di piccone smontabile.
Dopo aver scoperto un cadavere, stava per sotterrarne un altro? Pi verosimilmente, aveva
individuato la collocazione del tesoro seguendo la pista su cui lavevano messo alcuni vecchi
documenti e si apprestava a procedere a ricerche sul campo. Non vedevo, al momento, altre spiegazioni
possibili. Dopo tutto, quel tipo, con la fronte da pensatore, doveva ben sapere quello che faceva, e forse
il tesoro esisteva davvero... in rue Mouffetard, e a Saint-Wandrille, e altrove, cera pur stato qualcosa,
no?
Non ritelefonai al padre. Ma ripresi la guardia davanti al domicilio del figlio. Mezzanotte era
passata da tempo quando infine si decise a uscire, portandosi dietro la sua inseparabile cartella.
In quel quartiere cos impregnato di storia, dove ogni passo fa tornare in mente un ricordo, la
notte e la calma conferivano una strana solennit alle strade deserte, spazzate da una dolce brezza, e mi
sembrava di vivere in unepoca trascorsa.
Lassenza di folla non favoriva affatto il mio lavoretto molto ventesimo secolo. Lo favoriva
talmente poco che il mio tipo, dopo sagge deviazioni per stradine che doveva conoscere come le sue
tasche, mi semin. Non si fidava, aveva fiutato il pedinamento o era protetto dalla fortuna degli
ingenui.
E poi? Nel corso della mia visita domiciliare, grazie alla lettura dei suoi documenti e dei suoi
appunti, avevo appreso abbastanza per sapere grosso modo dove stesse andando. Isabella di Baviera
non  una donna che si dimentica facilmente. Potevo concedermi il lusso di riservare a Maurice Badoux
una bella sorpresa. Ed esigere una fetta della torta, ammesso che ce ne fosse una.
E adesso, alla Tour Barbette, come diceva pi o meno Alexandre Dumas.
Allangolo di rue Vieille-du-Temple, la torre montava la guardia, erigendo la sua sagoma
slanciata sul fondo stellato della notte di primavera.
Un tetto di tegole grigie, tutto nuovo, ricopriva le rovine che forse stavano per essere restaurate.
Qua e l si aprivano feritoie nella parete in muratura grossolana che costituiva la facciata del piano
terra. Un manifesto del cinema si scollava e sventolava facendo palpitare i bei seni sodi dellattrice
raffigurata. A parte quel rumore di respirazione equivoca, cera un silenzio assoluto. Il quartiere era
avvolto in una calma assoluta. Anche i fantasmi stavano tranquilli, rifiutandosi di muovere le catene
per non essere presi per venditori di minutaglie che proponevano la loro mercanzia. Le finestre del
primo piano, dalla cornice scolpita, erano chiuse da mattoni. Quelle di sopra erano spalancate sul buio.
Mi avvicinai allunica porta bassa che dava accesso allinterno del lugubre edificio e vi incollai
lorecchio. Se Maurice Badoux stava eseguendo unoperazione di dissotterramento, stava agendo con
una discrezione impressionante.
Da qualche parte nei paraggi, un orologio risuon grave. Leco ne ripercosse il suono, poi,
tornato il silenzio, reso pi spesso dal contrasto, lasfalto risuon sotto un tallone di metallo. Non era
uno degli staffieri di Giovanni Senzapaura e nemmeno uno di quei guardiani notturni, orologi parlanti
dellepoca, che svegliavano i dormienti per invitarli a riposare senza timore. Era solo un banale
ubriacone contemporaneo, cosciente e metodico, che pass senza vedermi sul marciapiede di fronte. Si
allontan barcollante. Rue des Hospitalires- Saint-Gervais lo gherm.
La porta bassa era munita di una catenaccio di cui misi alla prova la solidit. Mi rimase tra le
mani. Senza pi esitare, spinsi il battente. Gir sui cardini con un tenue lamento, quasi impercettibile.
Lo richiusi dietro di me e restai un istante immobile, in agguato, nel buio. Poco a poco mi
abituai alloscurit che, del resto, non era totale. Un chiarore diffuso, proveniente dallilluminazione
urbana, penetrava dalle finestre in alto. Conclusione: non doveva restare molto dei soffitti che
separavano i piani.
Accesi un fiammifero. Poi un altro e un altro ancora. Quasi finii la scatola. Attraverso diverse
visioni frammentarie, mi feci unidea del luogo.
Le velleit di restauro del piccolo palazzo della regina Isabella si erano limitate alla posa di un
tetto nuovo. Dopodich avevano bloccato i lavori, probabilmente per limpossibilit di portarli a
termine nel modo adeguato. Molte macerie disseminavano il suolo. Nei punti in cui cera un suolo.
Uninfinit di scavi lo facevano assomigliare a un groviera. A dieci centimetri dai miei piedi, una scala
stretta e ripida si infilava in un sotterraneo. Cos. Senza avvertimenti. Stile medievale. Alla moda
traditrice e segreta. Una vera fortuna che non mi ci fossi rotto losso del collo appena entrato. In un
angolo, individuai una scala traballante appoggiata su qualcosa che poteva essere un pavimento. Ai
piedi della scala, vidi un giornale.
Mi avvicinai, rischiando a ogni passo di cadere lungo steso o di inciampare in una crepa, e
raccolsi il giornale. Era un numero recente de Le Crpuscule aperto sulla pagina della cronaca locale
e piegato in modo tale da far subito saltare agli occhi larticolo sulla morte di Cabirol.
Quella era proprio nuova. Non me laspettavo.
La parte alta della scala scompariva nelloscurit di una botola. Un lembo di coperta pendeva
fuori dal buco. Salii per esaminare la cosa da pi vicino. La specie di bugigattolo in cui mi issai
fungeva da camera da letto. Niente letto a baldacchino con una madamigella in camicia da notte dentro.
No. Piuttosto un giaciglio. Confezionato con giornali e coperte in buono stato. E nessuno sopra. In un
angolo, qualche barattolo di conserva. Alcuni vuoti. Alcuni pieni. Altri giornali.
Smisi di accendere fiammiferi. In primo luogo, perch rischiavo di non averne a sufficienza per
ritrovare luscita; in secondo luogo, perch non c alcun bisogno di luce per riflettere.
Riflettere fu un lusso che non mi concessi a lungo. Appena mi ritrovai di nuovo al buio, mi
sembr di percepire un chiarore giallastro in basso. Non al piano terra, ma pi lontano. Nelle profondit
del sotterraneo.
Ehi!, dissi. C qualcuno?.
Con il rischio di cadere e trascinarmi dietro tutto ledificio, mi chinai. Sembrava una grossa
torcia elettrica appoggiata a un suolo terremotato e che illuminava qualcosa... Scesi a verificare. Era
effettivamente una torcia elettrica, molto potente, ma ormai esaurita. Un modello robusto, che non si
era rotto in seguito alla caduta. Non si poteva dire altrettanto del suo proprietario. Perch, se quello che
illuminava la torcia era una scarpa, dentro la scarpa cera un piede... raccolsi la torcia e feci scorrere la
luce che si affievoliva sul corpo steso.
Non avendo sentito alcun rumore quando avevo origliato alla porta e nemmeno quando ero
entrato in quelle rovine abbandonate, avevo messo una croce su Maurice Badoux.
E una croce, al camposanto, era proprio quello che lo aspettava.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Liquidazione Badoux.
...
.
...
Sfoggiavano facce patibolari da esecutori di grandi opere. Per completare il quadro, uno di loro
masticava una sigaretta e laltro puzzava di rum di bassa qualit. Ma non vennero a prendermi allalba
livida. Si presentarono a mezzogiorno suonato, proprio mentre Hlne e io ci apprestavamo a chiudere
lagenzia per un giorno e mezzo, ingiungendomi senza mezzi termini di seguirli fino davanti a
Florimond Faroux, al Quai des Orfvres. Senza dire altro.
Il commissario non aveva voglia di chiacchierare pi di loro. Era sabato e forse pensava con
amarezza a tutti coloro che beneficiavano della settimana corta. Quando entrai nel suo ufficio, non
rispose al mio saluto e mi concesse uno sguardo senza espressione. Alla fine, quando si decise ad aprir
bocca, fu per articolare:
Eccola di nuovo nei guai, Nestor Burma.
Parlava con aria posata, senza collera n odio, piuttosto con una sorta di dolore nella voce.
Sbadigliai.
Non che laddormentato del Cirque dHiver mi avesse attaccato la sua malattia, ma quella notte,
tornando a casa, avevo sentito il violento bisogno di ubriacarmi e adesso pativo i postumi della sbronza.
Che guai?, chiesi.
Maurice Badoux, il giovane che ha scoperto il cadavere di Cabirol. Lei legge i giornali?.
 da loro che ho saputo che  morto anche lui. E in uno strano luogo, anche. Ma non
capisco....
Lei si interessava a lui, disse Faroux.
Non capisco..., ripetei.
Il commissario tamburell le dita sul suo sottomano:
Risponda. Si interessava a lui?.
Oh! E va bene. S. Come lha saputo?.
Dal suo vecchio. Sembra che un tipo di nome Nestor Burina, detective privato, gli abbia
telefonato pi volte a proposito di suo figlio. Tra laltro, non pi tardi di ieri.
Sorrisi.
Non pu certo accusarmi di essermi nascosto.
Non laccuso di niente. Perch si interessava a lui?.
Unintuizione.
Non mi piacciono le sue intuizioni. Il vecchio dice che lei gli ha dato lidea di voler sfruttare
qualcosa in cui era immischiato suo figlio.
Era proprio il pensiero che mi era venuto. Stavo solo cercando una fonte di reddito.
Ma andiamo, il ricatto!.
No. Le mie intenzioni erano pure. Mi sono detto: Maurice Badoux, che frequentava Cabirol, il
quale non era esattamente un santo,  coinvolto in unimpresa losca, il padre forse non rifiuter di
darmi lincarico di fare chiarezza per evitare al figlio guai pi grossi.
Cosa le ha fatto supporre che Badoux avesse un intrallazzo con Cabirol?.
Mi era sembrato strano che un figlio di industriali facesse ricorso alla cassa di un prestatore su
pegno.
Che idiozia. Si pu essere figli di industriali ed essere in bolletta. Questo, per esempio, aveva
litigato con il padre.
Quando ho letto i giornali non lo sapevo. E forse era anche unidiozia, ma il resto prova che
forse non avevo tutti i torti.
Sospir:
Racconti.
Facendomi passare per un giornalista, sono andato a trovare Badoux. Mi sono convinto che,
senza essere ricco, non era nemmeno al verde al punto da impegnare, che so, lorologio. La
conversazione telefonica che ho avuto in seguito con il padre me lha confermato. La paghetta,
capisce? Il vecchio mi ha informato anche di unaltra cosa: che il figlio era un buono a niente. Lo
ripeteva di continuo, ma ho sentito chiaramente che la cosa lo faceva soffrire e che, alloccorrenza, non
gli avrebbe negato il suo aiuto. Nel caso Maurice Badoux si trovasse in un pasticcio qualsiasi. Era la
sola cosa che mi interessava.
Bella roba!.
Oh, daccordo. Ero al verde anchio e poi, dopo tutto, volevo solo fermarlo nel caso si trovasse
su una china discendente. Come lha presa?.
Presa cosa? Chi?.
Badoux padre. La morte del figlio.
 a pezzi.
Allora almeno su questo avevo visto giusto. Chiaramente ormai non serve pi a molto.
No, non a molto. Continui.
Buono a nulla! Mi sono detto che forse il ragazzo voleva a tutti costi provare il contrario a suo
padre, in qualsiasi modo. Per farla breve, lho fatto seguire da Zavatter, per ogni evenienza.
Feci una pausa.
E allora?.
 stato cos che ho scoperto che frequentava gli Archivi nazionali....
Altra pausa.
E allora?, ripet Faroux.
Non  un crimine. Solo che, durante il mio incontro con Badoux, avevo notato un mucchio di
cartacce sulla tavola, tra cui dei documenti antichi... almeno per quello che potevo giudicare a naso...
e mi sono detto....
Altra pausa.
Niente storie, la prego, si spazient il commissario. Cosa si  detto?.
Che li aveva sicuramente sgraffignati agli Archivi.
Spalanc gli occhi. Gli si rizzarono i baffi:
Cos questa storia?, berci.
Una storia... storica.  larrondissement che limpone. Mi guarda come se mi stessi prendendo
gioco di lei. Ma, per Dio! I suoi poliziotti o quelli di zona saranno pure andati a casa sua e avranno pur
trovato dei documenti, no?.
S, hanno trovato delle carte, ma non avevamo preso in considerazione questo aspetto della
questione.
Insomma, ha fatto proprio bene a sospettarmi di non so bene cosa, risi.
Lasci correre e salt sul telefono. Mand istruzioni a destra e a manca, allo scopo di fare delle
verifiche. Torn a me:
Continui.
Be, non c molto altro. Zavatter ha lasciato perdere il pedinamento. Star dietro a uno che
andava al ristorante, si chiudeva dentro gli Archivi e andava a dormire con le galline gli  parso
indegno di un detective del suo calibro. E poi gli devo anche dei soldi. Ieri allora ho seguito io Badoux.
Solito programma: ristorante e Archivi. Ma nel pomeriggio  andato a comprare degli utensili al Bazar
dellHotel de la Ville. Una pala smontabile, in particolare. Ho fatto lavorare il cervello....
E cosa ne  uscito?.
Quanto segue: Maurice Badoux non possiede un giardino e, se anche ha delle piante sul
davanzale, non ha bisogno di una vanga per smuovere la terra dei vasi. Uno di questi giorni vorr
quindi scavare un buco. Possiede delle vecchie pergamene. Adora le pietre vecchie e abita in un
quartiere dove non c altro. Inoltre, avevo adocchiato tra le sue carte dei ritagli di giornale relativi alla
scoperta di qualche tesoro. Ho fatto la somma.
Totale?.
Maurice Badoux alla fine aveva trovato il modo di dimostrare a suo padre che non era un
buono a niente e che lamore per le pietre vecchie poteva portare al successo.
S, s, biascic Faroux, senza compromettersi. E cosa ha fatto dopo?.
Ho telefonato al padre per metterlo al corrente. Ma era in riunione.
Doveva richiamare.
Ho deciso che era meglio vederlo di persona. E quello che dovevo dirgli necessitava di essere
messo in ordine e di essere presentato in maniera da risultare il pi convincente possibile. Mi ero
riproposto di contattarlo oggi ma, dopo aver letto i giornali, ho lasciato perdere....
S, s, certo. Mi dica, Burma, deve aver parlato a lungo con Badoux junior per poter esaminare
con la coda dellocchio tutte quelle carte, documenti, ritagli ecc..
Abbastanza a lungo. Cercavo di studiarlo, capisce?.
Lo dico perch... Perch io la conosco, e che diamine! Essendo interessato a Badoux, lei
avrebbe potuto facilmente approfittare del tempo che passava agli Archivi per ispezionare casa sua con
tutto comodo. Sarebbe da lei.
 vero, sarebbe da me, ma non mi sono dedicato ad alcuna perquisizione domiciliare.
Non insistette.
Unaltra cosa, fece lui. Dopo la telefonata al vecchio, ieri, cosa ha fatto?.
Nulla.
Non ha continuato a sorvegliare Badoux?.
Oh, s. Ho aspettato un po davanti a casa sua, ma poi me ne sono andato. Aveva bevuto
parecchio tra andata e ritorno al Bazar e pensai che stesse smaltendo la sbornia dormendo.
Si lisci i baffi, poi annu:
Corrisponde agli accertamenti medici.
In quel momento, squill il telefono:
Qui, commissario Faroux... S....
Ascolt un discorso piuttosto lunghetto:
...Bene.
Riattacc e mi guard sorridendo:
Lei calunnia un morto, mi disse. Hanno appena verificato agli Archivi. Il conservatore
assicura che i documenti in questione non sono mai figurati nella loro collezione.
Forse sono stati rubati altrove.
Possibile.
Si alz:
Bene, questo  tutto. La ringrazio, Burma.
Non c di che.
Mi alzai a mia volta, senza fretta:
...Cosera andato a fare tra quelle rovine? A cercare un tesoro?.
Esattamente. Il risultato dellesame delle sue carte da parte dei nostri specialisti ci ha fatto
giungere alla sua stessa conclusione.
Le grandi menti si intendono.
Alz le spalle:
O i rimbambiti. Forse bisognava esserlo per immaginare che quel tesoro, ammettendo che sia
mai esistito, sia ancora l, a disposizione di un ragazzo a cui gli studi troppo approfonditi hanno fatto
perdere la testa. In ogni caso,  morto prima di riuscire a dare un sol colpo di piccone.
Buttai l:
Chi lha fatto fuori?.
Nessuno. Era brillo e il posto  pericoloso. Si  disgraziatamente rotto losso del collo.
Capita.
Tutti i giorni. Lo dicono anche i giornali. Incidente. Ma in questo caso, perch allora le
interessa se mi sono occupato di Badoux?.
Non provi ad architettare qualcosa su questo, Burma. Non c niente per lei. Non provi
nemmeno ad andare a proporre non so che sciocchezza al padre. Non gli sta molto simpatico. Provi
piuttosto a restare tranquillo.
Prover.
Far qualcosa di pi che provarci, dissi a Hlne di ritorno allagenzia dove, un po inquieta,
mi aveva aspettato per essere messa al corrente delle novit. Me ne star davvero buono e calmo.
La bella scoppi a ridere:
Promessa da marinaio!.
No, non questa volta.
Faroux mi sarebbe stato addosso. Lo sentivo. E in quel momento, per ragioni personali,
desideravo evitare qualsiasi scandalo.
Le do la mia parola! Una parola seria....
Hlne mi guard con sollecitudine:
...Lei sembra depresso.  stato lincontro con il commissario che ha provocato questo effetto?
E per non  la prima volta che vi stuzzicate.
Crede che sia divertente essere sempre stuzzicato ogni volta che un tipo qualunque si fa
ammazzare? Comincio ad averne le tasche piene.
Quindi non  stato un incidente?.
Non  stato nemmeno un delitto vero e proprio. Una via di mezzo. Ha presente? Come si
dice... uhm... quando si provoca la morte senza intenzione.
E lei sa chi  stato?.
Lo sospetto.
Chi?.
Levaso... Latuit... lassassino di Cabirol. Se si trattasse di qualcun altro non starebbero zitti
come stanno sul giaciglio che hanno trovato in quel rudere. Latuit doveva temere gli alberghi e gli
amici.  molto comprensibile. Dopo il delitto, si  rifugiato da Isabella di Baviera. Badoux  stato
molto scalognato, lha sorpreso nella sua tana. C stata una zuffa....
Hlne arricci il naso:
Avrebbe potuto almeno cambiare quartiere.
S, sarebbe stata una cosa pi sensata. Ma non lha fatto. Doveva avere le sue buone ragioni. In
ogni caso, adesso  stato scovato e non ci vorr molto prima che la polizia lo ritrovi.
Si mise a ridere:
Mio Dio! Lo dice con un tono! Sembra quasi che questa eventualit la preoccupi o la
disturbi!.
A me? No. Anche se... dovrebbero pagarmi molto caro per sentirmi dire che la morte di
Cabirol costituisce una grossa perdita.  vero che ha ucciso anche Badoux. Lui era un bravo ragazzo,
nonostante forse rubasse documenti antichi per studiarli, non certo un bastardo della categoria di
Cabirol....
La suoneria del telefono interruppe quella brillante orazione funebre gemellata.
Pronto, dissi.
Niente. Il silenzio. Nemmeno un accenno di interferenza.
Ripetei: Pronto?.
Dallaltra parte del filo riattaccarono, piano, con garbo. Feci altrettanto, senza garbo. Strizzai
locchiolino a Hlne:
Ancora un mistero... A meno che non sia quel caro Faroux che vuole assicurarsi che non mi
muova dalla poltrona. Sono incredibili quei tipi. Con loro non c pi modo di lavorare tranquilli... A
proposito....
Ripresi in mano lapparecchio e composi il numero del mio amico Seldow, il prestigioso
prestigiatore.
Pronto?, mi risposero da rue Bonaparte.
Buongiorno Anita. Sono Burma. Come va?.
Non facciamo confusione. Anita  la donna del mio amico. Non il soprannome di costui.
Buongiorno Nestor. Bene grazie, vuoi parlare con Michel?.
S.
Salve vecchio mio, disse Seldow. Cosa succede di nuovo?.
Niente di speciale. Ho visto che sei nel prossimo spettacolo del Cirque dHiver.
S.
Miss Pearl and partner. Li conosci?.
Abbastanza, s. A volte siamo insieme sul manifesto.  una bella ragazza, cerchi il suo numero
di telefono?.
Quasi. Dove alloggiano gli acrobati quando si fermano a Parigi?.
Rue des Filles-du-Calvaire. C un hotel-caff-ristorante che si chiama La Piste. Molte persone
del giro lo frequentano. Ma, per quello che riguarda Pearl, non ti garantisco nulla. A novembre scorso
lei e Mario erano l, ma pu darsi che per una ragione o per unaltra questanno decidano di cambiare...
ma dimmi, segreto professionale a parte, non ce lhai con loro, vero?.
No, no, stai tranquillo.
Si mise a ridere:
Bene, in caso contrario... Non esagerare. Soprattutto con Mario. Vorrei che potesse
rimborsarmi.
Ti deve dei soldi?.
S.  un bel tipo, ma ha le mani bucate.
Lho gi sentito dire.
 impossibile avercela con lui. Solo che, dal mio punto di vista, sarebbe veramente brutto se
fosse un amico come te a impedirgli di restituirmi i soldi, capisci?.
Non preoccuparti di questo, risi. Ti saluto, magari vengo a vederti.
Mi farebbe molto piacere. A presto.
Riattaccai:
Bene. Ecco unaltra ottima cosa risolta. Adesso possiamo anche andarcene. Che facciamo,
bella bambolina? Cinema o bois de Chaville?.
Preferisco il cinema, rispose Hlne. In primavera, Chaville  pericoloso.
La sera, nelle ultime edizioni, i giornali, Le Crpuscule in testa, raccontarono in dettaglio la
storia di Maurice Badoux e del suo tesoro.
In dettaglio forse  un po eccessivo.
Continuavano a tacere lesistenza di un barbone o qualcosa del genere che aveva eletto come
domicilio lantica dimora di Isabella di Baviera.
Continuavano anche non parlare di Latuit, levaso di Fresnes.
Doveva essere ancora in libert.
Lindomani mattina, Florimond Faroux mi telefon:
Come pu constatare, risi io, non sono in giro a cercare di farle un brutto scherzo.
Mi restitu la risata:
Bella forza.  domenica.
Che cosa posso fare per lei?.
Badoux non era il ladro che lei sospettava. Abbiamo la prova della sua onest. La informo
perch voglio che ne sia convinto. Non si sa mai. Pensando che sia un imbroglione, potrebbe inventarsi
uno di quegli espedienti cui  abituato.
Nessun pericolo. Da dove arrivavano allora quei documenti?.
Cabirol era uno che comprava o accettava in pegno di tutto....
Perfino degli orsi di peluche.
In effetti, ce nera uno in casa sua.
Quando penso che sprecate il denaro degli onesti contribuenti per beccare il suo assassino...
Comunque... Allora, se ho capito bene ci che sta cercando di dirmi, aveva comprato quei
documenti?.
Comunque sia, li aveva lui. E siccome conosceva Badoux... in passato il giovane doveva aver
avuto bisogno di ricorrere ai suoi servigi per cavarsi dagli impicci... e sapeva che era istruito,
conoscitore di rovine storiche e cose cos, supponiamo che labbia ingaggiato per decifrare gli scritti e
capire che profitto poteva trarne....
E Badoux eseguiva dei controlli incrociati agli Archivi nazionali?.
S.
Avevo dunque ragione a pensare che fosse in rapporto con Cabirol per qualcosa che non era un
anticipo di qualche franco dietro il pegno di un orologio.
Aveva ragione.
E adesso sa cosa lo portava da Cabirol la sera in cui scopr il cadavere.
Pi o meno.
Glielo dir io. Andava a rapporto. Ma, essendo morto Cabirol, si deve essere detto che poteva
continuare le ricerche per conto suo. Ma non poteva parlarne alla polizia. E quindi ha raccontato che
andava a impegnare qualcosa. Esatto?.
Esatto.
Liquidato. Il caso era liquidato, come lo stesso Badoux. Il suo strano comportamento, le
menzogne ai poliziotti, linteresse che lo univa a Cabirol. Tutto si spiegava chiaramente.
E lui era a posto.
Il terreno iniziava a sgombrarsi.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Il cornuto si fa in disparte.
...
.
...
Nei giorni che seguirono fu calma piatta. Io potevo solo lasciar correre. La parola passava alla
Fatalit. Il mio lavoro consisteva adesso nellaspettare che Miss Pearl tornasse a Parigi in compagnia di
Jacquier. Era tutto. Per il resto... non ero mica Dio Onnipotente.
Sui giornali del luned non lessi nulla di interessante.
Istintivamente cercai la cronaca locale del III arrondissement e, il marted, da Le Crpu
appresi che erano stati svaligiati i laboratori Mareuil, scherzi e cotillon. Non erano stati dei festaioli un
po brilli. Il visitatore notturno era a caccia di denaro. Sembrava che la ditta Mareuil ne lasciasse
sempre una discreta quantit in negozio. Mareuil!... cotillon!... Merda, ma allora! Quello era il
fidanzato di Odette!
Le ore che seguirono le passai accanto al telefono, a montare la guardia. Mandai a quel paese
due distratti che avevano sbagliato numero. Anche Zavatter si fece vivo... abbastanza timidamente.
Aveva saputo dellincidente capitato a Maurice Badoux... Strano, vero, eh?... Gli risposi la stessa cosa
e non gli rimproverai di aver mollato il lavoro a met. Altre ore trascorsero.
Il mercoled, nel pomeriggio, la voce corrucciata della signora Jacquier risuon nel mio
orecchio. Niente buongiorno, niente di niente. Senza esitare, pronunci:
Vorrei vederla. Il prima possibile.
Cosa c che non va?, chiesi.
Quindi lei non sa niente....
Piccola risata incredula:
...In questo caso, certo,  inutile che perdiamo il nostro tempo. E il mio denaro. Potrebbe
essere cos gentile da restituirmi lassegno? Il signor Dianoux aveva ragione. Potevamo agire da soli,
non cera alcun bisogno di un detective.
Niente affatto conveniente per il sottoscritto:
Ci ho gi lavorato sopra, protestai. Credo che sia meglio se vengo da lei.
Faccia presto.
In rue de Thorigny, ad aprirmi la porta venne una vecchia, dal viso triste e le spalle ricurve sotto
il peso degli anni e delle preoccupazioni. Probabilmente la madre di quelloperaio fonditore che era
diventato tocco. Nellentourage della signora Jacquier di certo non mancavano i fuori di testa.
La signora Jacquier era l, nellombra dellanticamera, due metri dietro la sua cameriera, rigida
come la Giustizia e apparentemente pronta a farmi una lavata di capo.
Mi segua, disse.
Entrammo nellimmenso salone dai mobili borghesi e dal soffitto nobile. Questa volta non
avevano preparato nessuna bottiglia per accogliermi. La signora Jacquier non mi invit a sedermi. Lei
stessa rimase in piedi, a camminare su e gi per la sala, come se dovesse battere il record del
chilometraggio in totale isolamento e a circuito chiuso.
Sto impazzendo, disse.
Questo rafforzava le mie impressioni, ma non glielo dissi. Chiesi invece:
Odette  in casa?.
Gua:
Lasci in pace Odette. Ma lei mi prende proprio per unidiota?.
Accennai un gesto di educata protesta.
E a proposito del signor Mareuil..., prosegu.
Ah! Ho letto che  stato derubato. Lei....
Non mi importa quello che gli pu succedere. Ha rotto con mia figlia!.
Rotto?.
La cosa la stupisce?.
E perch non dovrebbe?.
Sono una stupida e unidiota. Me lhanno detto e ridetto. Ma ho i miei momenti di debolezza
anchio. Mi sono lasciata convincere dai suoi bei discorsi. Lei mi era simpatico. Vede come ci si pu
sbagliare a volte.
E prosegu con un discorso molto veemente. Ho avuto quello che merito. Ero la causa di tutto.
Perch ero lamante di Odette, e che non provassi a negarlo, eh? Mareuil ci aveva sorpresi insieme ed
era stato pi di quanto potesse sopportare...
...Anche per me  pi di quanto io possa sopportare, tuon la signora Jacquier.
E per me  lo stesso!, gridai anchio adeguandomi al suo volume.
Approfittai del momento in cui rimase zitta per aggiungere:
Ascolti, non ho intenzione di dirle che ho degli alibi verificabili....
Oh! Mi risparmi il suo gergo....
No, in questo momento  necessario. Per provare la mia innocenza, c solo un modo. Mi
metta a confronto con il signor Mareuil.
Lei sembra molto sicuro di s, fece, dopo un silenzio che impieg per riflettere. O perlomeno
per provarci.
E a ragione.
Non posso fare una cosa del genere.  una situazione estremamente penosa. Dopo quello che 
successo... E poi, che il colpevole sia lei o un altro... Alla fine, la vera colpevole  mia figlia. Forse
non avrei dovuto lasciarle tanta libert....
E, quindi, lunica vera colpevole  lei. Ma piangere non serve a nulla. Come dice lei, che sia
uno o laltro la cosa non cambia e Mareuil non torner sui suoi passi. Ma io ho tutto linteresse che si
convinca che di me pu fidarsi. Mi ha incaricato di un lavoro. Voglio portarlo a termine. Non per
amore del lavoro, ma perch ho bisogno di denaro e non voglio restituirle lassegno.
 estremamente penoso, ripet.
Non  piacevole nemmeno per me, dissi. Allora?.
Orologio alla mano, il silenzio che segu dur almeno cinque minuti. Sono lunghi, cinque
minuti.
Andiamo pure, sospir infine la signora Jacquier. Ma  una situazione molto penosa.
Non sapevano dire altro, tutti quanti. Avrebbero finito per mettere su un disco.
 una situazione molto penosa, fece Jean Mareuil, che il commercio di scherzi e cotillon non
rendeva particolarmente allegro.
Era un grazioso giovane, piuttosto affettato e inamidato, dallaspetto che pi che altro lo faceva
sembrare un becchino. Nientaffatto la faccia che immaginavo per il creatore di modelli di pinguini
dalle molteplici destinazioni. (La fabbricazione in serie dei palmipedi polari sarebbe stata compromessa
in seguito alla rottura tra le due famiglie. Le disgrazie non vengono mai sole). Il signor Jean Mareuil
occupava un ufficio stretto, scuro e severo, in fondo a una corte di rue Pastourelle. Vi si accedeva dopo
aver attraversato dei negozi con gli scaffali pieni di scatole e di oggetti multicolori in carta.
Mi chiedo perch lho ricevuta, signora. Lei capir che mi  impossibile...  una situazione
molto penosa....
Mi guard:
...Chi  questo signore?.
La signora Jacquier perse la bussola:
Lei... lei non lo conosce?.
Non ho questo onore.
Non ....
Il signor Jean Mareuil sorrise. Un sorriso un po triste, ma soprattutto altero e sprezzante. Non
pot reprimere uninsolenza:
Allora ce n pi di uno!. (Rise). Per Dio, lho scampata bella. No, signora. Non so cosa
significhi questa ridicola sceneggiata, ma non  il signore qui presente che ho sorpreso in...
conversazione galante con la signorina sua figlia. Il signore non ha laria da mascalzone....
Forse voleva adularmi. Oppure offendermi. Non so, non mi sono fatto unopinione chiara sulla
questione.
La signora Jacquier si strozz per lindignazione:
Una faccia da mascalzone! Sappia, signore....
Cosa poteva interessare a lei della faccia, da mascalzone o meno, degli uomini che andavano a
letto con sua figlia?
Il signor Jean Mareuil sospir:
Quei ladroni donore....
Vocabolario e gentiluomo andavano di pari passo.
...hanno sempre la faccia da mascalzone. O almeno, io vedo la cosa cos, dallaltra parte della
barricata....
Gioc con un oggetto tipicamente parigino che era sul tavolo. Una ballerina nuda. La replica
esatta di quella che costituiva il manico del tagliacarte con cui era stato ucciso Cabirol, ma quella era in
rame.
...E poi, sono talmente abituato a vedere solo facce da mascalzone, che a volte mi chiedo se
esistano anche facce normali.
Interruppi quel blablabla:
Posso permettermi di dire una parola?.
Ma la prego. Signor...?.
Burma. Nestor Burma. Sono un detective privato.
Sussult:
Detective?... Ah, s! Capisco!.
Il suo sorriso da cornuto ante litteram torn a fiorire sulle sue labbra. Si volt verso la signora
Jacquier:
Spero, cara signora, che non rientri nelle sue intenzioni denunciarmi, con laiuto di un
detective privato, per la rottura del fidanzamento. Io....
Non si tratta di niente di simile, lo interruppi. Avete rotto? Benissimo, a me non interessa.
Ma la signora Jacquier era convinta che fosse accaduto per causa mia....
Non  stato per causa sua.
Molto bene.  tutto, o meglio, quasi... Perch poco fa lei ha fatto unosservazione scortese che
vorrei farle notare. Capisco che lei sia in collera e non so perch prendo le difese della signorina
Larchaut, ma io sono fatto cos. La signorina Larchaut non ha diversi amanti. Uno  sufficiente.
Ampiamente, fece lui, risentito. Mi scuso per losservazione sgarbata. Ma lei capir che
tutta questa situazione....
...  molto penosa, s.
Direi che se non abbiamo pi niente da dirci....
Ci riaccompagn fino alla porta dellufficio, freddo come il paese dorigine dei suoi pinguini da
strapazzo.
E voil, dissi alla signora Jacquier una volta che fummo di nuovo in rue Pastourelle. Spero
che si sia convinta.
S, rispose lei. Ah! Che figlia! Che figlia!, gemette.
Devo vederla. E la prego, non mi ripeta che la situazione  estremamente penosa.
Al diavolo la rispettabilit, adesso, eh? Mi ricevette in camera sua, a letto e fuori dalla presenza
della madre che era andata a respirare dei sali. Ne aveva bisogno. Il viso leggermente raggrinzito di
Odette  la fatica le conferiva una bellezza patetica  riposava sul cuscino, tra il disordine dei suoi
capelli biondi. Gli occhi cerchiati brillavano per la febbre. Aveva il naso chiuso. Portava una camicia
trasparente che non nascondeva nulla delle belle rotondit del suo seno. E lei, cos pudica (eccetto
quando si lasciava sorprendere in spiacevoli posture dal futuro marito), non tent alcun gesto per
nascondere quello spettacolo alla mia vista.
Be, dissi, ne combina delle belle.
Me ne sono ammalata, sospir.
Lo vedo. Sua madre per poco non mi ha cavato gli occhi. Credeva....
Le raccontai cosa credeva. La storia le strapp un Ah! neutro e indifferente. Sembrava
seguire pensieri lontani. Si agit e si tir un po su nel letto.
Sono una stupida, sospir. Ho perso la testa. Io... io tenevo talmente a quel matrimonio che
avrei fatto qualsiasi cosa....
Non si direbbe.
Lei non capisce... Non pu capire... Minacciava di rivelare tutto....
Rivelare cosa?.
Il nostro antico rapporto.
Chi?.
Jean.
Mareuil?.
No, anche lui si chiama Jean....
Molto pratico, risi. Con lamante e il marito che portano lo stesso nome, ci si pu lasciar
andare senza timori.
Non sia crudele... Dio mio!....
Scoppi in singhiozzi. Lasciai che le lacrime scendessero. A me non faceva alcun male e a lei
poteva solo far bene.
La sto affaticando inutilmente, dissi, quando si fu calmata.  meglio se me ne vado. Si
riposi e cerchi di non pensare a nulla.
Le tesi la mano. Lei la prese tra le sue dita affusolate e non la lasci:
Ma vorrei tanto che lei mi capisse, disse alzando verso di me i suoi begli occhi umidi dai
riflessi verdi.
Non c nulla da capire.
Non sono una puttana.
Non ho nulla contro le puttane.
Ma io non lo sono.... Mi ascolti, la prego....
Continuava a tenermi la mano. Vi strofin dolcemente la guancia. Una nuvoletta di vapore
raggiunse le mie narici.
Lei non ha niente da dirmi, mormorai.
S, insistette, voglio che lei capisca... Non ho potuto non cedere unaltra volta... aveva
conservato alcune mie lettere... le pi significative... era pronto a farle avere a Jean... Jean Mareuil...
Glielo ripeto, tenevo tanto a quel matrimonio... ero pronta a tutto per evitare qualsiasi cosa potesse
comprometterlo... mi ha obbligata a comprarle e poi... ha voluto... subito....
Un omaggio?.
Mi disprezzi pure. Non merito altro.
Mi lasci infine la mano e affond il viso nel cuscino. In silenzio, guardai la forma del suo
corpo sotto le coperte. Poi la camera, ordinata e graziosa, piena di profumo e di raso. Era successo qui,
allora? Altrove, il fabbricante di zufoli non li avrebbe sorpresi. La signora Jacquier doveva essere
assente. Quanto alla vecchia cameriera... lei non contava.
Non sono una puttana, ripet Odette.
Si dimen nel letto e si mise a sedere.
Devo andare, dissi. Non si preoccupi....
Sorrisi:
...se avessi saputo che era cos sensibile al ricatto... Andiamo su, arrivederci.
Arrivederci.
Alz il braccio per allontanare un ciuffo biondo che folleggiava sul suo viso e, nel movimento,
come una fiamma rosa, un seno spunt dalle pieghe della camicia di seta. Mi sentii seccare la gola e
accelerare il battito. Un grande e improvviso desiderio mi sommerse davanti a quella ragazza che si
offriva con una tranquilla mancanza di pudore. Io...
No, non potevo.
Uscii, portandomi nelle narici il ricordo del suo odore.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Venerd 14.
...
.
...
I giornali, che non parlavano pi molto di Samuel Cabirol (linchiesta continuava) e per niente
di Badoux e di Latuit, la checca assassina evasa da Fresnes (la fuga continuava), il giorno dopo
dedicarono i titoli allarresto di unaccozzaglia di malfattori dalto bordo.
Si  finalmente riusciti a porre fine alle imprese di una banda di ladri di gioielli che aveva, fino
a questo momento, goduto di una scandalosa impunit...
Ci si affrettava poi a dire che non si voleva comunque mettere in discussione n le capacit n
la buona volont della polizia, la quale aveva fatto tutto ci che era in suo potere. Lunico motivo per
cui tali malfattori non erano mai stati catturati era la loro ferrea e potente organizzazione. Ma anche le
migliori organizzazioni finivano per logorarsi. Era quello il caso della banda di Drouillet, detto Riton il
Roannese. In linea generale, riuscivano a liberarsi della refurtiva senza intoppi. Mai, da nessuna parte,
venivano messi in vendita i pezzi rubati  di cui veniva diffusa una descrizione dettagliata. Cera da
credere che li conservassero loro stessi. Ma, questa volta, erano stati meno fortunati. Un braccialetto in
oro e platino finemente lavorato, rubato di recente a Miss Thompson, unamericana di passaggio a
Parigi, e offerto a un gioielliere, aveva portato dapprima allarresto di Daragnaud, detto
Jojo-la-Musique e, in seguito, di Flix Vuffard e di Henri Drouillet.
Un reporter de Le Crpuscule (non era Marc Covet) riferiva di un divertente episodio
collegato al caso. Divertente, per lui, forse. Ma non per la povera Josephine B..., di cui raccontava la
disavventura. Questa Josephine, barista in una sala da ballo frequentata da Riton e dai suoi, si era
felicitata per la cattura di Jojo-la-Musique. Almeno, alla Sant, non far pi suonare cinquanta volta di
seguito lo stesso disco, aveva detto a chi voleva sentirla. Affermazione che gli amici del melomane le
avevano fatto pagare con un fantastico occhio nero. Si sentiva che lautore, di bocca buona, faticava a
trattenere le risate.
Quello che vedevo pi chiaramente io era che la morte di Cabirol era stata un brutto colpo per
molte persone. Oppure non sapevo pi leggere. Ma se sapevo leggere...
Cabirol era un ricettatore fuori dal comune che aveva i suoi piccoli segreti per liquidare la
refurtiva di nascosto e senza rischi. Dopo la sua morte, i ladri con cui era in societ si facevano beccare
come dei principianti. Il signor Jojo-la-Musique era il tipo irrequieto del telefono. Quel giorno lui e i
suoi compari avevano della refurtiva da rifilare a Cabirol, probabilmente i gioielli di Miss Thompson.
Forse avevano addirittura appuntamento altrove e non in rue des Francs-Bourgeois, cos lamante degli
Orgogliosi di Misraki si era stupito di non veder apparire il ricettatore...
In seguito, alla luce di altri avvenimenti e al prezzo di due o tre emicranie, quegli articoli di
giornali, meglio studiati, mi avrebbero rivelato anche altre cose. Per il momento, ero riuscito a
collocare il signor Jojo-la-Musique in quel caos. E anche questo era a posto, per quanto non valesse
granch.
Arriv infine il momento in cui dovetti e potei occuparmi della signora Jacquier. Vale a dire, di
suo marito. Nel caso lo avesse dimenticato, le telefonai il venerd mattina. La persona che, in rue de
Thorigny, sollev la cornetta e disse pronto era Odette:
Buongiorno. Sono Burma.
Oh! Buongiorno.
In piedi o a letto?.
In piedi.
Va meglio, quindi?.
S. Sono stata una stupida laltro giorno.
Non fa altro che ripeterlo. La mia ben nota galanteria mi obbliga a smentirla tutte le volte, ma
finir per stancarmi. Sua madre  in casa? Voglio parlarle.
S, gliela passo.
Pronto, fece la signora Jacquier un buon minuto dopo.
Forse temeva che la mordessi.
Oggi  il grande giorno, dissi. Vedr Miss Pearl tra poco. Vuole che la informi appena so
qualcosa?.
Se non le dispiace, s. Non mi muovo di casa. Devo avvertire il notaio Dianoux?.
Se vuole.
Avevo gi telefonato a La Piste, il caravanserraglio per artisti del circo indicatomi da Michel
Seldow, dove mi avevano gentilmente fornito le informazioni che cercavo. S, Miss Pearl, il signor
Mario e il signor Gustave avrebbero alloggiato l per tutta la durata del loro ingaggio al circo. Le stanze
erano prenotate. (Nessun accenno a qualcuno che potesse assomigliare a Jacquier, ma questo non
voleva dire nulla). Avevano anche aggiunto che non sarebbe stato possibile incontrarli prima di venerd
14 aprile, alle undici di mattina.
Alle undici e un quarto, mi presentai davanti a Miss Pearl.
Non smentiva il ritratto affisso dalladdormentato. Una bella ragazza alta, di tipo nordico, agile
come una gatta. Due occhi di un azzurro limpido, carichi di sogni, in un viso regolare. I capelli, di un
biondo platino aggressivo, forse chiedevano di essere visti solo sotto la luce dei riflettori. Erano legati
con un nastro. Sul lato scollatura il discorso cambiava. Indossava una veste da camera con il suo
monogramma che non lasciava trapelare un centimetro di pelle. Ma, l sotto, doveva indossare solo un
paio di slip e forse nemmeno. Bisognava riconoscere che, se mi avessero fatto scegliere tra la Jacquier
madre e lei, non avrei esitato a lungo. Ma non ero l per scusare il comportamento del marito volubile.
Miss Pearl occupava unampia e comoda stanza impersonale, come tutte le camere dalbergo, e
ingombra di due grandi bauli, di cui uno era aperto e per met svuotato del suo contenuto sul tappeto.
Non la occupava da sola. Quando mi apr la porta, con lei cera un tipo gagliardo di un metro e ottanta
senza scarpe. Non era Jacquier. Aveva i capelli a spazzola, un viso tagliato con laccetta e il mento
squadrato. Anchegli avvolto in una vestaglia, ma da lavoro, stile pugile, che sulla schiena portava
stampato il nome del suo proprietario: MARIO. Lo vidi nello specchio dellarmadio davanti al quale
stava in piedi, come se gli piacesse guardarsi.
Scusi il disordine, disse Miss Pearl dopo uno scambio di brevi saluti. (Mentre, nel tentativo di
mettere ordine, peggiorava la situazione). Si pu dire che siamo appena arrivati. Ci siamo riposati
qualche giorno a Fontainebleau. Molto bello Fontainebleau.
Fraulein Ingeborg piuttosto che Miss Pearl. Aveva un accento teutonico assai pronunciato, ma
forse Miss Pearl piaceva di pi.
Molto, approvai.
Si accomodi.
Dando lesempio, si sedette sul letto disfatto. Richiuse il lembo della vestaglia su una superficie
di coscia fuggevolmente scoperta. Con un sorriso amichevole, Mario mi porse una sedia. Mi sedetti.
Cosa vuole sapere?, mi chiese la trapezista.
Vorrei farle qualche domanda.
Lascolto.
Mi girai verso il pezzo duomo:
Vorrei parlare a Miss Pearl.
Faccia pure, vecchio mio, mi incoraggi cordiale e caloroso. Sono abituato alle domande
idiote che i giornalisti fanno alla mia donna.
Tanto per cominciare. Gi ho raccontato che sono giornalista per poter salire. Ma non  vero.
Corrug le sopracciglia:
Cos allora?.
Gli mostrai la mia licenza:
Poliziotto privato. Lei  un uomo di mondo. Ed  quindi troppo scaltro per farsi impressionare
da questo pezzo di carta. Lo so. Se vuole, pu mandarmi via. Non ho i mezzi per impedirglielo. Sono
solo e lei in confronto a me vale due. Ma le parlo da uomo a uomo, senza cercare di raccontarle storie.
 meglio per tutti se mi lascia porre delle domande a Miss Pearl in privato.
Si mise a ridere. Rumorosamente. E aprendo una grande bocca in cui rilucevano dei denti in
perfetta salute. Ma gli occhi scuri stavano indurendo lo sguardo e mi scrutavano.
Senza raccontarmi storie? Per fortuna, merda. Mi chiedo cosa siano queste, allora.
Se un giorno dovessi mai raccontarle storie, vedrebbe la differenza. Me ne intendo anchio di
voli senza rete.
Queste sono chiacchiere da giornalista da strapazzo.  proprio sicuro di non esserlo nemmeno
un po?.
Mi misi a ridere a mia volta:
Certo, e adesso posso parlare a Miss Pearl?.
Da solo?.
Preferibilmente.
Si avvicin allarmadio. La mano destra sgualc delle banconote e fece tintinnare delle monete
nella tasca della vestaglia. Scosse la testa spigolosa, con un movimento lento e ostinato:
No, amico mio.
Devo parlare di cose che non le far piacere sentire.
Non importa.
Mi girai verso la donna:
Cerco sempre di fare il mio lavoro il pi onestamente possibile. Smussare gli angoli e tutto il
resto. Se sentir aria di temporale, non dia la colpa a me.
Mi studi a lungo, con insistenza e curiosit. Avevo dimenticato che non era francese. Forse si
perdeva pezzi del mio gergo. Tanto peggio per lei, non avevo alcuna intenzione di mettermi a tradurre.
Allora, ecco, dissi io. Si tratta di Jacquier. Paul Jacquier.
S, s, fece Miss Pearl con una vocina fievole.
Jacquier?... uhm..., scaracchi Mario.
Tirai fuori la foto per evitare qualsiasi equivoco. La misi sotto gli occhi della donna:
S, s, ripet lei debolmente.
La passai a Mario.
Mi tolga quella brutta faccia da sotto il naso, sput lui con un gesto di collera. Lho gi vista
anche troppo.
Vede? Avevo ragione. Lho avvertita che avrei parlato di cose che non le avrebbero fatto
piacere.
Borbott:
S, aveva ragione. E allora?.
Girava intorno a Miss Pearl allincirca lo scorso novembre, vero? Mi scusi, ma sto solo
facendo il mio lavoro.
E in cosa consiste esattamente il suo lavoro? Noi non dobbiamo rendere conto a nessuno. Le
nostre storie di letto riguardano solo noi....
Alz le spalle muscolose:
...Chiedo scusa a mia volta. Mi arrabbio per niente,  tutto passato ormai.
Sono stato incaricato di cercare Jacquier.
Spiacente, vecchio mio, ma non  con noi.
Si batt sulle tasche. Le monete producevano un fastidioso rumore di ferraglia.
Sembra che sia partito con voi... O comunque... uhm....
S, s, capisco, rise lui. Non con me, di certo. Ci mancherebbe solo questa!....
Torn serio:
...Ci ha seguiti, in effetti. Ma labbiamo perso di vista per strada.
Dove? Sua moglie ha bisogno di lui.
Avrebbe potuto tenerlo docchio un po meglio.
Pu darsi, ma la cosa non ha importanza adesso. Non  tornato con voi?.
E poi cosa ancora? Lho avuto tra i piedi per un mese.... (Rise). ...Insomma,  un modo di
dire... Mi sembra che sia pi che sufficiente, no? Quando mi sono accorto di quello che combinava,
lho cacciato via a tutta velocit.
Dove  accaduto tutto ci?.
A Londra... Ascolti, vecchio mio. Sar elegante. Cerchi di esserlo anche lei. Aveva ragione.
La conversazione non mi entusiasma. Le dar tutte le informazioni che vuole, purch la smetta di
rompere le scatole con questa storia. Non  piacevole nemmeno per lei.
Indic lacrobata, che sembrava effettivamente a disagio.
Mi scuso, dissi.
Non c problema, tagli corto Mario. Lei si sta guadagnando il pane... Jacquier ci ha
seguiti prima a Londra, poi a Bruxelles e poi ancora a Londra.  stato a quel punto che ho iniziato ad
avere dei dubbi. Come pu vedere, mi  servito un bel po di tempo. Ed  l che abbiamo messo fine
alla storia. Ecco tutto, vecchio mio. Non ho idea se sia ancora a Londra o no.
Dove viveva?.
Non lo so.
Immersi il mio sguardo nella profondit degli occhi azzurri della tedesca:
Uhm... vi incontravate da qualche parte?.
Prima che lei potesse rispondere, il pezzo duomo scoppi a ridere:
Da Rita Brown, a Soho. Un giorno ho seguito la signora... e sono arrivato da Rita Brown, una
casa di appuntamenti, 75, Lawrence Ford Street, Soho... Merda! Mi ricorder dellindirizzo per un bel
po!.
Molto bene, dissi. Me lo scriver.
Annotai il tutto e mi alzai:
Ancora le mie scuse. Arrivederci, signore. Senza rancore?.
Senza rancore.
Mi tese una mano solida, possente e massiccia, nella quale la mia scomparve interamente.
Sorrisi:
Insomma, lavete lasciato a Londra?.
A Londra,  esatto.
 sicuro che non sia sul fondo del Tamigi?.
Ah! Questa poi!....
Fece unenorme risata, che sinterruppe bruscamente:
...Oh! Merda!....
Si ricompose:
...No, non nel Tamigi. Di questo sono certo.
Meglio cos. Arrivederci.
Ciao.
I miei omaggi, Miss Pearl. Sono spiacente se....
Non importa. Non si scusi.
Il suo accento era pi prolungato. Con un bagliore di angoscia negli occhi, sorrideva
debolmente. Mi strinse la mano e sentii che faceva scivolare un pezzo di carta nel mio palmo.
Lontano da La Piste, guardai cosa fosse: un biglietto omaggio per uno spettacolo al circo.
Miss Pearl aveva qualcosa da dirmi e mi invitava ad andare a vederla al Cirque forse perch,
laggi, disponeva di un momento di libert in cui mi poteva parlare liberamente, senza la presenza del
suo partner.
Il circo era strapieno di una folla gioiosa, rumorosa e bonacciona. Hlne, che avevo portato
con me, si divertiva come una bambina. Eccitata per lemozione dello spettacolo. Cos. Da piccola
parigina qual . Occupavamo due poltrone vicino alla pista, di fronte alle tende rosse dellentrata degli
artisti, davanti alle quali stavano, a braccia incrociate, i ragazzi del servizio vestiti di unimpeccabile
uniforme blu con i galloni doro.
Secondo il programma che avevo tra le mani, Miss Pearl si esibiva pi o meno a met della
seconda parte, dopo Michel Seldow, il prestigioso prestigiatore. Un po dopo, con un numero di
giocolieri, Mario tornava in pista con unaltra partner. Era sicuramente allora che avrei dovuto
raggiungere la trapezista tra le quinte. Fino a quel momento, non avevo nulla da fare, potevo quindi
rilassarmi e godermi lo spettacolo.
Cominciava.
Si accesero dei proiettori, diretti sulla pedana dellorchestra, e quindici musicisti dagli abiti
sgargianti fecero risuonare i loro strumenti nello stesso istante. Lincomparabile fragore della musica si
espanse sotto limmenso tendone e i clown furono i primi a fare il loro ingresso con brio e ironia...
Lintervallo arriv in un lampo. Ci dirigemmo verso le quinte, alla ricerca del camerino del mio
amico illusionista. Un ragazzo ce lo indic.
Ciao, vecchio mio, disse Seldow, vedendomi. Grazie di essere venuto. Ci sar almeno uno
spettatore che apprezzer il mio lavoro. Ah, comunque puoi arrestarlo, adesso.
Chi?.
Mario.
Non ce n bisogno.
Tanto meglio per lui, comunque... Mi ha rimborsato. E quindi....
Ah!.
S. Deve aver fatto economia durante la tourne. Speriamo che duri.
Sai dov il camerino di Miss Pearl?.
Pearl e Mario. Hanno lo stesso. C solo Gustave, laltro partner, che ha una stanza tutta per
s.
E dov?.
Me lo disse e io andai in perlustrazione senza avvicinarmi troppo. Quando tornai, la campanella
ci riport ai nostri posti. Lorchestra stava gi suonando un preludio. Ci sedemmo di nuovo sulle nostre
poltrone.
Il mio amico, quando arriv il suo turno di affrontare il pubblico, fu calorosamente applaudito,
ma si sentiva che tutti aspettavano con unimpazienza febbrile il numero seguente. E da tutti i petti
fuoriusc un prolungato Ah! quando avanzarono sul tappeto Miss Pearl e i suoi partner,
accompagnati da una musica molto dolce. In alto, sotto la cupola, i trapezi dondolavano lentamente.
Il trio salut il pubblico in tutte le direzioni. Mario e Gustave erano pi o meno della stessa
stazza. Si vedevano i loro lunghi muscoli contrarsi sotto la pelle. Miss Pearl, con la capigliatura doro
tirata allindietro, fasciata da un costume il cui colore cambiava sotto i riflettori, sollev un mormorio
di approvazione. Gli applausi rimbalzarono sui baci che mandava alla folla. Era veramente molto bella,
un animale di razza purissima, e Jacquier aveva gusto.
Al ritmo della musica, gli acrobati si alzarono agilmente sulla piattaforma da cui dovevano
partire ed ebbe inizio il fantastico balletto aereo. Adesso la musica si sentiva appena. Mormorava una
specie di melopea lancinante. Duemila spettatori, con la testa alzata, la bocca aperta, le mandibole
leggermente contratte, seguivano le evoluzioni dei trapezisti che si lanciavano, si riprendevano, si
incrociavano nel vuoto. Lorchestra non suonava pi. Solo un tamburo rullava sordo. E allimprovviso,
anche questo si ferm.
Il circo intero si trov in piedi e alz verso il cielo un grido di spavento. Hlne si gett contro
di me, le braccia al collo, la testa affondata sulla mia spalla, piangendo.
Un centimetro. Forse meno. Ma un centimetro  molto nellesistenza di un trapezista. Mario
non era riuscito, per un centimetro, a prendere Miss Pearl quando lei si era lanciata verso di lui, e
adesso la ragazza giaceva in mezzo alla pista, come un pupazzo smembrato. Lo stoino, che attende
questo momento da quando esiste il circo, sornione e paziente, si dissetava del sangue della tedesca.
Come in un sogno, vidi Mario scendere dallalto su una corda liscia, senza timore di ferirsi le
mani. Si gett letteralmente sul corpo della giovane e lo abbracci singhiozzando. Alcune persone, tra
cui Gustave, lo costrinsero ad alzarsi e lo portarono verso le quinte. Altri uomini, che sembravano non
aver fatto altro per tutta la loro vita, si precipitarono con una barella. Trasportarono la sventurata
lontano dalla malsana curiosit della folla. Un ufficiale arriv a fare un annuncio che nessuno sent.
Hlne era prossima a una crisi di nervi. Le diedi qualche pacca sulla spalla sussurrando parole
consolatorie. Poi, quando constatai che, di nuovo in forma, era tornata lintrepida segretaria di Nestor
Burma, luomo che sotto i suoi passi fa spuntare cadaveri come una cavalletta in un prato fiorito, la
lasciai sola e mi diressi verso le quinte.
Laccesso al camerino dei trapezisti era difeso da due ragazzi del servizio:
Non si entra, signore, mi avvertirono.
Miss Pearl  qui?.
Lhanno trasportata a Lariboisire.
Ci sono novit?.
Non ancora.
E Mario?.
 qui, per questo non si pu entrare.
Devo parlargli. Ditegli che c Nestor Burma che vorrebbe vederlo, il poliziotto privato di
questa mattina.
Uno dei due sinfil dentro e usc in compagnia di Gustave, che mi guard con curiosit.
Venga, disse il terzo trapezista.
Mario era seduto sul sof e gemeva piano. Di tanto in tanto, usciva dalle sue labbra esangui una
specie di lamento sordo e doloroso. Attorno a lui, un clown nel suo costume di paillette e un altro
collega lo osservavano con costernazione. La testa china sul petto, Mario teneva appoggiato su un
ginocchio un grosso bicchiere di rum che sembrava guardare senza vedere. Al mio arrivo, alz la testa:
Salve, poliziotto, balbett. Credevo di essere tanto furbo e invece sono un coglione e una
merda. Visto che lei  poliziotto, becchi il colpevole.
Non  lontano, dissi. Miss Pearl mi voleva parlare, Mario. Adesso non pu pi farlo.
suoi occhi si velarono di paura:
...  morta?.
Non so nulla. In ogni caso,  caduta.  tu hai fatto di tutto perch accadesse, no?.
Sussult:
Cosa?... Lei crede che io... labbia uccisa?....
l suo movimento di sorpresa si comunic allassistente. Sotto il suo stravagante maquillage, il
clown mi osserv con una smorfia che non aveva nulla di allettante.
...Ma, per Dio!, gemette Mario. Perch avrei fatto una cosa simile?.
Jacquier, dissi.
Cosa?.
 andato a letto con lei. Quando te ne sei accorto, a Londra o altrove, la cosa non ti  piaciuta.
Hai ammazzato Jacquier. Stamattina mi hai preso in giro, ma Miss Pearl aveva qualcosa da dirmi. E
non in tua presenza. Mi ha praticamente dato appuntamento qui. Tu lhai messa a tacere....
Oh! Basta cos, fece Gustave. Cos questa storia, signore? Jacquier... questo nome mi dice
qualcosa, ma non so esattamente....
Lo illuminai sulla faccenda. Emise unesclamazione di stupore, poi:
Insomma, lei cerca Jacquier?.
S.
Allora deve cercare altrove e non andare a scocciare della brava gente che ha gi tanti guai
cos.  vero che a novembre scorso questo Jacquier girava intorno a Pearl, le scriveva, non la lasciava
in pace. Aveva anche manifestato lintenzione di seguirci. Ma non lha mai fatto.
Mario mi ha detto esattamente il contrario non pi tardi di questa mattina.
Mario?.
Ascoltatemi, ragazzi, fece costui. Sono un coglione e una merda.  tutta colpa di quei soldi
maledetti. Per Dio! Se avessi saputo... Non ho ucciso io Pearl, ragazzi....
Si alz barcollante.
Lei era contraria... Non voleva che mi lasciassi coinvolgere nellintrallazzo... Non lho
ascoltata...  per questo che era nervosa... non era in piena forma, capite?... Ha sbagliato il salto e si 
schiantata a terra... Per quei maledetti soldi....
Che soldi?.
Quelli che ho ricevuto.
Quando?.
Questa mattina. Un pacco. Centomila franchi.  con quelli che ho pagato i miei debiti... provi
a chiedere in giro... provi a chiedere se non ho pagato i miei debiti... almeno qualcuno....
Lo so.
Ah? Bene. E poi c stata la telefonata.
Che telefonata?.
Qualcuno che mi ha detto cosa dovevo fare per meritare i soldi che erano stati lasciati in un
pacco a mio nome a La Piste.
S. Rispondere, se mai qualcuno le avesse fatto delle domande su Jacquier, che vi aveva
seguito allestero e che lavevate perso di vista?.
 cos.
E lei ci  stato!.
Per forza. Centomila franchi! Non  una fortuna, ma in questo momento arrivavano proprio a
fagiolo.
Che razza di imbecille! Ma lei sa cos la disonest? Era il momento di farne uso. Se qualcuno
le chiedeva di raccontare delle frottole,  perch a Jacquier  capitato un guaio. Doveva tenersi il
denaro senza stare al gioco.
Gi, fece lui a sua volta. Disonest!... Al punto in cui sono, posso anche confessare tutto,
no? Mi hanno promesso altri versamenti se seguivo le istruzioni. Quanto al possibile guaio capitato a
Jacquier, ci ho pensato, ma me ne sono fregato. Perch era riuscito ad andare a letto con Miss Pearl, se
proprio vuole saperlo. Ecco tutto, e adesso, fuori di qui. Le ho detto tutto.
Eccetto chi le ha telefonato.
Ma non lo conosco!.
Era un uomo?.
Con una voce da facchino.
Tornai a casa in taxi. Riflettei per tutto il tragitto e poi prima di andare a letto, misurando il mio
appartamento a grandi passi. Chiamai Hlne al telefono:
Rientrata bene?.
S, grazie.
Ancora molto scossa?.
Un po.  stato spaventoso.
C di peggio.
Ne dubito.
Io no. Buonanotte, cara. Ah! Domani  domenica, ci vediamo luned.
A luned. Buonanotte, capo.
Non credo che dormir. Devo appunto pensare a cose spaventose.
E in effetti dormii poco. Feci lavorare la mia testolina da detective dassalto. Chiusi gli occhi
alle cinque. Nello stesso istante, scoprii in seguito, li stava chiudendo anche Miss Pearl. Solo che lei, lei
non li avrebbe riaperti pi.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Il pazzo e i furbastri.
...
.
...
Mi alzai alle nove, la bocca impastata che era una meraviglia. Chiamai immediatamente la
signora Jacquier per farle rapporto.
Non ho ancora visto i giornali di questa mattina, dissi. Non so se ne parlino, ma c stato un
incidente, questa notte, al circo.
S. Miss Pearl....
Avevo avuto modo di parlare con gli acrobati prima della tragedia. Suo marito non  pi con
lei. Lha seguita a Londra, poi a Bruxelles e poi ancora a Londra, il novembre scorso, e sembra che sia
rimasto in Inghilterra. Pare che si fosse incapricciato di unamazzone.
Decisamente.
S. Mander un cablogramma al mio corrispondente a Londra. (Figuriamoci!). .. -E la terr
al corrente.
Verificai poi che la foto di Jacquier fosse ancora in mio possesso (Mi scusi per lamazzone,
dissi al ritratto, ma i vivi devono pur mangiare), contemplai a lungo quella di Miss Pearl prima di
farla scivolare in un cassetto, e partii per rue de la Perle. Dovevo chiedere qualche informazione agli
operai della Fonderia Larchaut.
Le loro sagome si stagliavano sempre sullo stesso sfondo arroventato dei forni in attivit.
Milleseicento gradi! Lideale per un bellarrosto. Luomo che con il suo lungo cucchiaio schiumava il
diabolico brodo ribollente nei crogiuoli mi faceva pensare al diavolo, a casa del quale, se si viene
invitati, bisogna appunto andarci con un cucchiaio dal manico lungo.
Ottenni senza difficolt il nome e lindirizzo dello sventurato impazzito lo scorso novembre
(Charles Sbastien, rue Meslay), insieme a qualche informazione sulla sua malattia e come si era
manifestata... Sembrava che avesse paura del fuoco. E chiaramente per un fonditore non era proprio il
massimo. In quel mestiere, era meglio essere piromani che pirofobi.
Andai in rue Meslay.
Lanziana donna che mi apr la porta assomigliava alla cameriera della signora Jacquier. Era sua
sorella.
Il signor Charles Sbastien  in casa?.
Mio Dio!... S... c....
Misi su una faccia di circostanza:
Senza esserci... Lo so. Posso entrare?.
Una volta dentro, le rifilai una serie di frottole su misura che non le lasciarono il minimo dubbio
sul mio diritto di interrogarla e di esaminare il demente di persona. Scoprii che Sbastien era stato
internato per tre mesi, poi, scomparsi i sintomi del delirio, era stato di nuovo affidato alle cure della
famiglia, vale a dire sua madre e sua zia:
Non ce lo porter mica via di nuovo, vero?, si preoccup. Sa, si comporta bene...  terribile
avere una persona di famiglia in un ospizio... Noi ci facciamo in quattro per poterlo tenere a casa....
La rassicurai e chiesi di vederlo:
Di qui....
Apr una porta:
...Hai visite, Charles, piccolo mio.
Entrai dietro di lei in una camera lussuosa, ammobiliata con gusto. E fui sorpreso di constatare
anche la presenza di un televisore. La vecchia si accorse dello sguardo stupito con cui osservai il locale.
Siamo pi povere di quello che sembriamo, signore. Pensi che, alla sua et, mia sorella ha
dovuto prendere servizio in casa della vecchia padrona di Charles. Una gran brava donna. Forse un po
pazzerella....
Sinterruppe portandosi una mano alla bocca sdentata:
...Uhm... Per farla breve, tutto quello che vede qui, il televisore e il resto, risale al tempo in
cui lui lavorava.
Era un bravo operaio?.
Eccellente.
Con una buona paga?.
Faceva molte ore di straordinario. Spesso, s, lavorava la notte....
S, s, certo!.
Benedetto Sbastien, va! Ore di straordinario! Adesso non ne puoi pi fare! Non riuscii tuttavia
a guardarlo senza unindicibile stretta al cuore. Seduto su una poltrona di cuoio, davanti al telefono,
teneva lo sguardo inchiodato su uno schermo bianco latte. Era un uomo robusto, di appena trentacinque
anni, ma con i capelli da vecchio.
Vede come  tranquillo, mormor la povera donna. Come un angelo....
Tirai fuori dalla tasca una foto e mi avvicinai al matto. Gli toccai il braccio:
Vorrei parlarle, Sbastien.
Mi guard senza dire nulla.
Gli misi bruscamente limmagine sotto gli occhi:
Jacquier, annunciai.
Grugn. Un maialino. Un piccolo maialino.
Che nome ha pronunciato?, mi chiese la vecchia, che cominciava a rimpiangere di avermi
aperto la porta.
Jacquier. Quello della sua padrona. O del marito della sua padrona.
Scosse tristemente la testa:
No, signore, mi rimprover lei. Non ama quel nome.
E dire che la signora  sempre stata cos buona con lui!.
I matti vivono nel loro mondo... Ebbene, credo che me ne andr. Ha laria calma....
Oh! Ma certo, signore... Non  vero piccolo mio che tu sei buono, sempre tanto buono?.
Per coccolarlo, mi gir le spalle. Mi misi la pipa in bocca e accesi un fiammifero.
Dio Mio!, grid la vecchia, girandosi. Ma lei non sa quindi? Il fuoco... il fuoco....
Il malato si contrasse nella sua poltrona come sotto leffetto di una scarica elettrica. Il suo volto
espresse un terrore atroce. Poi si mise le mani a uncino tra i capelli e lanci un lugubre e atroce urlo.
Quando quella sera, verso le nove, mi presentai in rue de Thorigny, non fu la triste madre di
Charles Sbastien ad aprirmi la porta. Tirai un sospiro di sollievo. Dopo la seduta del mattino, non
avevo alcuna voglia di ritrovarmi in presenza di un membro qualsiasi della famiglia. Non fu quindi la
signora Sbastien che rispose al mio squillo di campanello, ma una normale domestica che avevo gi
visto in occasione della mia prima visita in quel luogo. Le ricordai il mio nome, aggiungendo che
avevo un appuntamento con la signorina Odette, ma che, se la signora Jacquier fosse stata in casa, sarei
stato felice di porle i miei omaggi. Nemmeno il signor Jean Mareuil avrebbe saputo fare di meglio.
La signora  uscita, fece la cameriera. (Sottinteso: che strano!). Quanto alla signorina, 
nella sua camera. (Ancora pi strano).
Malata?.
No, signore. Se il signore vuole seguirmi.
La seguii. Delle gambe niente male, calzate in collant un po troppo fini per le necessit del
servizio. Si preparava ad andare a ballare, in rue des Vertus o altrove. Arrivati alla camera di Odette,
buss con lindice ricurvo.
Si chiude dentro, adesso?, osservai.
S, signore.
 di certo il caso.
Per poco non scoppi a ridere. Poi, avvicin le labbra alla porta e pronunci qualche parola.
Odette apparve sulla soglia.
Entri, la prego.
Portava una vestaglia su un neglig di seta verde chiaro. Sembrava stanca, non ancora rimessa
dalle emozioni.
...Si sieda. Posso offrirle qualcosa?.
No, grazie.
Mi sedetti.
Lei  una piccola bugiarda, dissi.
Impallid:
Io?.
A chi altri vuole che mi rivolga? S, lei. Non si chiama Jean. Devo aver sentito pronunciare il
suo nome di battesimo, ma lho dimenticato. In ogni caso, non  Jean. Sa almeno di chi sto parlando?.
Ma di... di... non del signor Mareuil, certo.
No, non di Mareuil. Parlo di Latuit. Perch, se anche ho dimenticato il suo nome, ricordo
benissimo il cognome. Latuit, detto lo Svenevole, levaso di Fresnes, lassassino di Cabirol, il pederasta
a due facce, ambidestro, che non sputa certo su un bel bocconcino come lei....
Come....
Ho indovinato?.
Non le chiedo cosa ha o non ha indovinato, grid. Le chiedo come pu avere il coraggio di
accusarmi in tal modo.
Ma io, piccola mia, non laccuso affatto. Io constato.  tutto. Constato che lei  una vittima e
che corre il rischio di commettere enormi imprudenze da cui non ci sar pi modo di tirarla fuori. Mi
ascolti....
Mi alzai, mi avvicinai a lei e a voce bassa dissi:
 qui?.
Siamo soli, insorse lei.
Preferisco comunque parlare a bassa voce. Mi ascolti....
La presi tra le braccia e la sentii fremere. Le sussurrai allorecchio:
...E' stato il suo amante prima di finire in prigione. Deve averlo conosciuto nellentourage di
Cabirol in qualit di figlia di suo padre, amico dellusuraio; lui invece lo frequentava come si
frequentano i malviventi e i ricettatori. Laltro giorno, era in rue des Francs-Bourgeois quando lei ha
reso visita al prestatore. Non credo che lei abbia assistito al crimine. Ma lui  stato testimone del suo
alterco con Cabirol. Lha ucciso, un po per soldi, un po per gelosia. I due sentimenti hanno costituito
una miscela esplosiva. E adesso la sta ricattando, minacciando di rivelare la sua presenza in quel posto.
Scappando, si  rifugiato nelle rovine della casa di Isabella di Baviera, aspettando che si calmassero le
acque. Sfortunatamente  stato stanato da Badoux. E Badoux  morto. Allora ha cercato asilo presso di
lei. In case come questa, non dico che ci siano passaggi o scale segrete, ma di certo  pieno di posti
dove ci si pu nascondere, soprattutto se il proprio complice si chiude a chiave. Ha preteso che lei lo
ospitasse. Ha anche preteso qualcosaltro....
Allimprovviso, cedette tra le mie braccia. Capii che stava piangendo. La scossi, senza che le
mie labbra cessassero di sussurrare al suo orecchio, una piccola conchiglia profumata e stordente:
Mi risponda, per Dio! Il tempo stringe. Confessi... ma confessi che ho visto giusto.
Allontan il viso dal mio e mi guard. Piangeva. Gli occhi bagnati brillavano di una vivacit
nuova. Gemette:
Non lo so... non lo so....
Lo so io. Se Latuit  qui, significa che ho visto giusto.  qui?.
S, emise lei in un soffio, dopo una breve esitazione.
Le presi la testa tra le mani e le rimisi lorecchio davanti alla mia bocca:
Bisogna farla finita con questa storia. Non pu portarselo dietro come una palla al piede. Ha
ucciso... Cabirol, Badoux. Deve sbarazzarsi di lui. Lo vuole?.
Lei non rispose. La lasciai e feci un passo indietro:
Vada a cercarlo, dissi ad alta voce. Devo dirgli due parole.
Sono gi qui, signore, disse una voce con la erre moscia, sordida e viscida. Si giri un po,
per favore.
Obbedisco. La prima cosa che vidi fu un grosso calibro completo di silenziatore puntato sulle
mie parti nobili.
Ma lui, da parte sua, vide esattamente la stessa cosa, come se si ammirasse in uno specchio,
eccetto per il fatto che la mia faccia non  altrettanto brutta. Non sono un idiota e, nel tempo che ci misi
per obbedire alla sua ingiunzione, avevo tirato fuori la pistola. La mia arma lo disarm.
Siamo pari, risi. Smettiamola di fare i clown e rinfoderiamo i trofei.
Io la mia la tengo, fece lui.
Incredibile, il suo completo non era sciupato. Avrebbe dovuto, tuttavia. Mancava di tutte le
comodit della modernit, da Isabella di Baviera. Ma il giovane Latuit doveva conoscere limportanza
di una buona presentazione (se cos si pu dire) e si era curato del suo abito. A parte questo, aveva il
colorito sciupato, il naso sciupato, gli occhi sciupati, la bocca sciupata. Era larchetipo del teppista
pallido che trasudava vizio da tutti i pori, proprio come uno se lo immagina anche senza averlo mai
incontrato. Ma a me piace collezionare le bestie rare.
Come preferisci, dissi. Ma sei un idiota. In ogni caso non ci spareremo mica qui, no?
Bisognerebbe essere proprio stupidi del tutto....
Mi rimisi in tasca la pistola:
...Sono venuto per parlare, Latuit. Possiamo sederci? La cosa potrebbe andare per le
lunghe....
Ci sedemmo tutti e tre. Piccola riunione tra amici. Odette si tormentava nervosamente le dita.
Innanzitutto, come ha saputo che ero qui, signore?, chiese il teppista, con quel suo modo
fastidioso di dare del lei.
Ho fatto due pi due. A tempo perso mi dedico alla contabilit. Quando ho capito che la morte
di Badoux ti aveva costretto a lasciare il rifugio, ho pensato che ti avrebbero beccato dopo poco. Ma
dato che non  successo, ho pensato che avessi trovato un altro ottimo nascondiglio. Di sicuro n a casa
di amici n in un albergo, perch li avevi evitati fin dallinizio. Pi o meno in quel periodo, anzi si pu
dire proprio nello stesso momento, Mareuil sorprende Odette in flagrante delitto di adulterio
prematrimoniale con un tipo dalla faccia da delinquente. Penso subito a Fresnes. Perch? Perch i
cotillon, specialit di Mareuil, sono fabbricati nelle prigioni. Voglio dirti unaltra bella cosa, Latuit.
Mareuil, che deve andare spesso a Fresnes, a consegnare e ricevere la merce,  capace anche lui di
pensare e di fare due pi due. Forse ti ha visto l dentro e potresti tornargli in mente. Vabbe. Allora,
come ti dicevo, penso a Fresnes e mi dico: e se fosse Latuit la faccia da delinquente sorpresa a casa di
Odette Larchaut? E se  lui, ecco il suo nuovo nascondiglio.
E allora?.
Sono venuto a sperimentare il mio ragionamento.  stato confermato.
Scosse la testa:
Astuto, disse.
Sempre, dissi.
E cosa ha raccontato alla fanciulla, signore?.
Un romanzo damore. Il suo romanzo damore. Vuoi sentirlo anche tu?.
La prego, signore.
Ripetei ci che avevo detto a Odette. Salvo le ultime due o tre frasi. Quando ebbi terminato,
alzai le spalle:
Bene. E allora? Voleva parlarmi, signore?.
Oh! Dacci un taglio con questa storia del signore. Altrimenti inizio a chiamarti signorina.
Sa cosa me ne frega. Allora? Cosa voleva dirmi?.
Niente pi signore, cerano stati dei progressi.
Questo: cosa conti di fare? Restare per sempre qui? Non puoi. E poi, anche se potessi, vivere
cos  come vivere in galera.
Lei conosce unaltra soluzione, signore?.
Ti servir parecchio denaro per cambiare aria, lontano dai poliziotti che ti cercano per la morte
di Cabirol, non dimenticarlo.
Alz le spalle:
Non blateri a vanvera.
Sei tu che blateri e sragioni. Hai perso il controllo, ti sei spaventato, non hai riflettuto....
Riflettere su cosa, buon Dio?  piombato dentro un tipo che avevo visto due o tre volte da
Cabirol, perch adesso posso anche dirlo, Cabirol mi ospitava dalla mia evasione. Appena mi
sorprende, comincia a parlare di sbirri....
Allora, tu lo fai fuori.
Pardon, signore. Abbiamo solo discusso. Cade... una brutta botta.
Capirai! Io ho invece limpressione che in quanto a brutte botte, sia stato tu a infliggergliene
un bel po.
Pensi ci che vuole. Me ne frego. E poi, non capisco cosa intenda quando dice che ho perso il
controllo....
Cercava un tesoro, imbecille. E quel tesoro esiste. I poliziotti non ci credono. Nessuno ci
crede. I poliziotti e tutti gli altri credono ai dischi volanti o al raggio verde dei marziani. Ma sono
troppo seri per credere che, due o trecento anni fa, dei magnati dellepoca abbiano sotterrato le loro
ricchezze.
E lei ci crede, signore?.
Eccome! Perch  da molto che mi interesso alla questione. Ma non posso lavorare da solo.
Allora mi sono detto: se quel Latuit si trova davvero dove credo si nasconda, gli chieder delle
informazioni. Be, eccomi qui a chiederti delle informazioni.
Quali informazioni?.
Tu conoscevi Cabirol. Conoscevi Badoux. Forse li hai sentiti parlare insieme. Daltra parte,
hai visto Badoux entrare nellantico palazzo della regina Isabella. Si sar diretto verso un angolo
piuttosto che un altro....
Non posso darle alcuna informazione, signore. Cabirol non mi ha mai parlato di nulla. Non so
proprio niente di questa storia. E devo anche dire che, come storia, mi puzza parecchio.
Come vuoi. Se lo avessi saputo, ti avrei proposto un viaggio su Marte. Forse ti saresti mosso
pi facilmente. Sarebbe pi il tuo stile.
No, il mio stile  quello di non muovermi.
Sei proprio uno stupido. Va be,  tutto quello che avevo da dirti. La seduta  tolta.
Mi alzai in piedi. Odette rimase seduta, ma Latuit mi imit. Sempre con la pistola in pugno.
Rifletti per, Latuit. Non parlo del tesoro, adesso. Parlo del tuo avvenire. Dovrai cercarti un
altro nascondiglio e cambiare aria. Da qui a otto giorni, per esempio. Tra una settimana  possibile che
io senta il bisogno di raccontare qualcosa al mio amico Florimond Faroux della polizia. Senza riguardi
per la signorina Larchaut o la signora Jacquier. Ah! E non dimenticare Mareuil. Te lo dico, dallaltro
giorno ha in mente la tua faccia e non riesce a ricordare dove ti ha gi visto, e se arriva a collocarti
nellarredo campestre di Rungis....
Contrasse le labbra, le labbra sciupate, che non ne guadagnarono:
Va bene, sbirro. Ne terr conto.
Signore, lhai dimenticato.
Va bene.
Signorina Larchaut, la porta, per favore.
Senza una parola, traballante, lei si alz e mi apr la porta. Uscii allindietro e chiusi il battente.
Mi accompagn fino al pianerottolo.
Si metter tutto a posto, dissi andandomene.
E le feci locchiolino. Lei rest muta. Scesi lentamente la maestosa scala dal magnifico
corrimano, attraversai la corte con lo stesso passo tranquillo e sbucai infine sulla strada, nel cuore di un
quartiere dove la memoria storica ci rammenta che, un tempo, gli uomini che camminavano per queste
vie portavano sotto il farsetto panciotti di acciaio. Ragazzi prudenti.
Con passo disinvolto, raggiunsi rue Vieille-du-Temple attraverso rue Elzvir e rue Barbette,
deserte o quasi a quellora di notte. A partire da rue Barbette, fui quasi certo che unombra mi
accompagnasse a distanza. E quando, arrivato davanti alla torre dIsabella, mi fermai, con la coda
dellocchio vidi lombra adesso familiare fermarsi in un angolo e attendere.
Non so quale ufficio (municipale, regionale o nazionale) avesse la responsabilit del catenaccio
che chiudeva la porticina, ma dal giorno della morte di Badoux non era stato sostituito. Una questione
di competenze, forse. Adesso cera una semplice zeppa di legno a tener chiuso il battente.
Nel quartiere regnava la calma abituale. Circolava un certo numero di auto, ma i pedoni erano
piuttosto rari. Appena non ce ne fu nemmeno pi uno in vista, entrai nelle rovine.
Illuminando il cammino con il fascio della torcia elettrica, mi diressi verso langolo pi lontano,
con la massima rapidit che mi concessero le condizioni del terreno. Arrivato al muro di fondo, mi
immobilizzai. Pass qualche minuto, unauto, poi una moto rumorosa. Sorvegliavo la porta. La vidi
aprirsi e richiudersi, una sagoma che si stagliava sul fuggitivo schermo di luce, poi pi nulla.
Sono qui, Latuit, dissi.
Emise un sospiro cavernoso:
 lei, Burma?.
S, signore. Alla fine hai capito che volevo parlarti da solo, lontano da quella povera scema.
Fu laggettivo a disturbarlo? Resta il fatto che fece una cosa che non mi aspettavo. Un rumore
secco. Non pi forte di un sacchetto gonfio daria che scoppia. Una breve fiamma emerse dalla canna
di un revolver insieme al proiettile destinato a me. Si sgretolarono dei calcinacci. Lodore di polvere si
mescol a quello della cordite. Fortunatamente per me, avevo cambiato posto in silenzio. Risposi.
Adesso era legittima difesa. Sentii un lamento sordo, poi uno strano rumore, come una frana. Lavevo
preso. La caduta fece il resto. Come per Badoux. Ma io non avrei potuto dargli il colpo di grazia.
Mi rannicchiai l dovero, con un cuore di cento chili che mi batteva allimpazzata nel petto, in
un bagno di sudore, con tutte le membra che tremavano. Se nel giro di dieci minuti la folla (con i
rispettivi poliziotti) avesse circondato la torre, me la sarei cavata. In caso contrario, me la sarei cavata
comunque, ma senza alcun aiuto.
I dieci minuti passarono. E anche altri cinque. Vacillando, scesi a vedere dove fosse Latuit.
Completamente sciupato, adesso. Svuotai interamente le tasche dal loro contenuto. Misi cento franchi
tra le dita del morto e tornai in strada, senza dimenticare di portar via la pistola munita di silenziatore,
un affare che non si era sicuramente procurato a Fresnes.
I giornali non uscirono la domenica, ma si arrangiarono tutti per far uscire quel giorno un
settimanale pi o meno sportivo. Lessi su Le Crpuscule-Dimanche:
Roger Latuit, il pregiudicato evaso da Fresnes e ancora ricercato,  stato vittima di un
regolamento di conti. Il suo corpo  stato scoperto nelle rovine della Tour Barbette. Dopo lassassinio
di Samuel Cabirol, il prestatore su pegno di rue des Francs- Bourgeois, di cui adesso si sa chi sia stato
lautore, si era rifugiato in quel luogo abbandonato, per timore di ri torsioni dellambiente criminale.
Ma  stato proprio lambiente a travolgerlo. Latuit era stato costretto ad abbandonare il suo rifugio in
seguito al ritrovamento del cadavere di Maurice Badoux, un inoffensivo cercatore di tesori. Da allora
non si sa dove vivesse.  possibile anche che Latuit si sia reso colpevole di diversi furti nel quartiere.
La polizia, fino a oggi molto reticente, ormai non ha pi ragione di osservare il silenzio stampa
sullindagine.  ormai certo che il signor Maurice Badoux non sia stato affatto vittima di un incidente.
Lonesto erudito, ferito nel corso della lotta che lo oppose a Latuit, avrebbe forse potuto sopravvivere
se non fosse stato sacrificato alla sicurezza del malfattore. Sicurezza assai precaria, perch lambiente
possiede la propria polizia, talvolta, ahim!, superiore a quella delle persone oneste. Latuit che, si
suppone, ha ucciso Cabirol perch questultimo non poteva restituirgli una somma che gli era stata
affidata in deposito prima del suo ingresso in prigione, era segnato. La scomparsa di Cabirol,
ricettatore di primordine, ha infatti avuto effetti nefasti sulle potenti bande di cui gestiva, se cos si
pu dire, gli interessi. Lo si  visto per esempio con la gang di Henri Drouillet, decimata dieci giorni
fa. Roger Latuit doveva quindi pagare. La presenza nella mano del morto di una banconota  la
caratteristica di questo genere di esecuzioni.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Le mutandine di nylon e lorso di peluche.
...
.
...
Il luned, quando arrivai allagenzia, Hlne fiss su di me il bagliore metallico dei suoi occhi
profondi:
Ho letto i giornali, disse. Si  risolto tutto in un colpo.
In un colpo, s.
Entrai nel mio ufficio privato, appoggiai sul tavolo un revolver, una foto e una busta rosa
barrata in diagonale con la scritta in lettere blu pervinca: Rosyanne, calze, biancheria intima. Mi
sedetti, riempii la pipa, guardai la pistola, la foto e le mutandine di nylon, infilai il tutto in un cassetto,
eccetto la pipa, che tenni in bocca, e presi il telefono. Il timido e dolce Pronto che mi giunse era
pronunciato da Odette.
Sono Nestor Burma.
Oh! Buon... buongiorno... io....
S. Non ha pi nulla da temere adesso.
Lei non disse nulla.
Pronto?  ancora in linea?, chiesi.
S.
Vorrei che venisse a trovarmi. Nel mio ufficio. Ho qualcosa che le appartiene.
Con un raggio di sole primaverile, il rumore dellanimazione gioiosa in rue des Petits-Champs
entrava attraverso la finestra aperta. Da qualche parte, nella sua gabbia, un canarino cantava.
Indossava un tailleur nero di buon taglio, uno di quei modelli con la gonna con spacco sul
fianco e che si porta senza mettere niente, o quasi, sotto la giacca. Una graziosa scollatura carica di
promesse. Due bei seni. Belle gambe. Un bel visetto.
Immagino che abbia letto i giornali, vero?.
S. Io....
 liquidato. Non mi chieda spiegazioni. Si accontenti di quelle fornite dalla stampa. Come
tutti. Ma ho voluto ripeterglielo a quattrocchi: lincubo dovrebbe essere terminato.
Io... io non so come... non so che dire.
Non dica nulla. Potrebbe mentire.
Mentire?.
Sorrisi:
Come tutti. Di tanto in tanto lei mi ha mentito. E anchio qui e l le ho mentito. Il che significa
che....
Siamo pari?.
Quasi. Perch io le devo qualcosa. Le devo restituire un oggetto che ha dimenticato qui laltro
giorno, per lagitazione, la fretta e la febbre.  per questo che le ho chiesto di venire....
Aprii un cassetto:
...Tra laltro... Ho anche voluto rivederla, unultima volta, forse. Lei  cos bella! Tutto il
resto sembra brutto quando si incontra la bellezza... Le belle donne non sono poi cos tante. C lei, la
mia segretaria, Martine Carol, Miss Pearl, forse... s, senza dubbio....
Le porsi la foto che avevo tirato fuori dal cassetto. La prese tra le dita affusolate e tremanti e la
esamin a lungo. Mi guard con gli occhi umidi:
 Miss Pearl?.
S.
 molto bella, in effetti.
Era....
Si agit sulla sedia:
S,  vero... io...  questo che avevo dimenticato?.
No. Lei ha dimenticato le sue... be, ecco, questo.
Tirai fuori il sacchetto rosa dal cassetto, le mutandine dal sacchetto.
Mio Dio!  vero. Mi creda, me ne ero completamente scordata.
Si liber della foto, che infil nel sottomano.
Mi scuso per non avergliele restituite prima, dissi. Ma ho pensato che ne avesse sicuramente
altre. E poi, averle a casa mia, mi ha permesso di viaggiare con la mente. Oh! Non nel senso che pensa
lei! No... ma non importa... Ecco, prenda pure. Io conserver il biglietto come ricordo. Qui c scritto
tutto. Il prezzo, il numero della commessa, la data dellacquisto. Molto interessante, la data
dellacquisto... Io lho incontrata, per puro caso, qui sotto che lei aveva appena comprato questo
grazioso indumento, vediamo il... 6 aprile. Leggo la data dacquisto: 5-4... 5 aprile... E, quindi, lei ha
comprato queste mutandine il giorno prima di quello in cui ci siamo incontrati per puro caso. Ora, forse
stava andando a cambiarle....
Rise nervosamente:
Ma s, certo. Non glielho detto?.
Troppo in fretta.
Troppo in fretta cosa?.
Lei salta troppo in fretta sulla scialuppa. Ma che lei salti o no, non ha importanza. Mi ascolti.
Le ho detto che non ha pi nulla da temere e lo ripeto. Quello che doveva essere fatto  stato fatto.
Latuit, assassino di Cabirol e di Badoux,  morto. Ma voglio che tra noi le cose siano ben chiare. Lei ha
comprato queste mutandine in rue des Petits-Champs solo per giustificare la sua presenza. E le ha
comprate il 5 perch  a partire dal 5 che ha iniziato a girare attorno al mio ufficio, con lintenzione di
incontrarmi per puro caso. Non avendomi visto il 5,  tornata il 6. E sarebbe venuta anche il 7, se non
ci fossimo incontrati. Per puro caso. Ma non bisogna mai giocare con il caso. Un vero caso ha voluto
che lei dimenticasse qui le mutandine perch questo capo di lingerie, una volta adempiuta la sua
funzione, che era quella di agganciarmi, non aveva pi alcuna importanza per lei. Chiaramente non ha
pensato al biglietto.
Stupidamente, cerc di reagire: Insomma, avrei fatto la commedia?.
Esattamente.
Mi chiedo perch.
Perch  stata lei a uccidere Cabirol.
Divenne di un pallore cereo e sprofond nella poltrona con un debole gemito.
E non svenga. Non le riuscirebbe unaltra imitazione come quella di qualche giorno fa.
Non svenne. Tuttaltro. Salt dalla sedia e, in piedi davanti a me, con il viso a qualche
centimetro dal mio, entrambe le mani piantate sulla mia scrivania, la gola palpitante sotto la giacca del
tailleur, esplose con veemenza:
Ebbene s. Sono stata io a ucciderlo. E sa perch? Per qualcosa che ormai non si far pi.
Perch voleva impedire il mio matrimonio con Mareuil. Mi voleva tutta per lui. Perch andavo a letto
con lui. S, faccia pure, mi guardi pure. Sono davvero una buona a nulla. Cabirol, Latuit. Sono sempre
andata a letto solo con dei lerci schifosi. E quando faccio il bagno... Dovrei farne di bagni. Migliaia e
migliaia. Ci sono volte, per la strada, che mi accorgo che il mio petto attira gli sguardi. Un giorno,
passandomi accanto, un uomo ha detto: Oh! Che belle tette! . Nessuno le ha viste, le mie tette....
Si apr violentemente i lembi della giacca, strappando i bottoni. Mi apparvero i suoi seni, nudi e
come sollevati da una tempesta furiosa:
...quando le palpeggiavano le luride mani di Cabirol. Cabirol! Latuit! La disgusto, vero? Lho
sempre disgustata. Non avevo nemmeno bisogno di parlare, laltro giorno, quando ero a letto. Ha capito
che mi stavo offrendo. E io mi sono accorta che anche lei... se non lavessi cos disgustata... Ma la
disgustavo.
Nella vita, dissi, c solo una persona che mi ha veramente disgustato, ed  Cabirol.
Non mi stava nemmeno a sentire. Si richiuse alla meno peggio la giacca e si lasci sprofondare
nella poltrona, il corpo ricoperto di sudore. Indic il telefono e con le labbra contratte, disse:
Forza su. Chiami pure i poliziotti.
Stia zitta che adesso parlo io, dissi. Lasciamo stare i poliziotti. Per loro lassassino  Latuit.
Visto che hanno definitivamente chiuso il caso, non mi sembra questione adesso di farglielo riaprire
con dei fatti nuovi. Complicherebbe loro solo la vita.
Respir profondamente:
Io... io non capisco il suo atteggiamento.
E' semplice. Cabirol era un essere schifoso. Il giorno che ha ritenuto opportuno accettare in
pegno, sicuramente tra una miriade di altre cose, lorso di peluche di un povero bambino figlio di gente
al verde  perch dovevano essere proprio disperati in quella famiglia per portargli perfino i giocattoli
del figlio  s, il giorno in cui si  sentito furbo e ha creduto di fare una cosa divertente, ha perso in
realt unoccasione. Perch, a me, la presenza di quellorso nel caos delle sue cose ha fatto conoscere il
porco meglio di una biografia dettagliata o di uno studio psicologico. Lavevano ammazzato? Tanto
meglio. Affari suoi e del suo assassino. In ogni caso, io non avrei alzato un dito per farlo finire in
galera. Al contrario, meritava qualche interesse. Il seguito ha fatto s che lomicida di un balordo
potesse fare da capro espiatorio. Poteva pagare per due e il cerchio si chiudeva.
Tacqui. Il silenzio. Un sospiro:
E allora?.
Allora?  tutto. Quello che doveva essere fatto  stato fatto. Non c pi bisogno di tornarci su.
Solo, glielo ripeto, voglio che tutto sia ben chiaro tra di noi. E, quindi, riprendo il discorso... Io la
incrocio sulle scale di Cabirol. Non piangeva.
Quando piange, arrotola il fazzoletto a palla. E, invece, il fazzoletto era spiegato. Per
nascondere il viso. In previsione di un possibile incontro. Per poco non la faccio cadere e mi scappa
unosservazione riguardante pi o meno la solidit del suo rossetto. Il che le ricorda qualcosa... Uhm...
Vorrei chiederle... Non ci torner mai pi sopra, ma adesso deve essere messo in chiaro tutto. Spero
che non gli abbia conficcato il coltello nel cuore proprio mentre la stava baciando....
Si nascose il volto tra le mani. Alzai le spalle:
Dopo tutto, non sarebbe pi disgustoso delle sue manacce luride sulle sue tette. Ma a proposito
del tagliacarte... Era di Cabirol?.
Era....
Parve essere sul punto di crollare, ma super il momento di debolezza:
Non rimpiango quello che ho fatto. Non lo rimpianger mai. Era sul tavolo. Lho preso e ho
colpito.
Quindi, niente premeditazione?.
S, invece, fece lei puntando un mento volitivo. Non rimpiango niente, le dico. Avevo un
revolver in borsa. Un revolver che avevo trovato un giorno a casa sua. Ma ho avuto paura del rumore e
visto che il tagliacarte....
Oh! Non le sarebbe comunque servito a molto. Sempre pi che un tagliacarte, comunque, Un
arnese dalla forma strana, vero? Con un impianto particolare adattato alla canna. Un silenziatore?.
Forse.
Buttai la pistola di Latuit sulla scrivania:
Questa?.
Forse.
S o no?.
S, era quella.
Lei lha trovata a casa di Cabirol e Latuit, a sua volta, lha trovata a casa sua.
S.
Molto bene....
Feci sparire la pistola nel cassetto:
...Sua madre era al corrente della storia con Cabirol?.
Nessuno lo sapeva. Lui conduceva unesistenza molto discreta.  per questo che mi sono
decisa a sopprimerlo. Nessuno mi avrebbe mai sospettato.
Ma, proseguii io, ha preferito comunque che i sospetti non ricadessero su una donna. Ecco
perch, dopo che la mia osservazione le ha fatto venire in mente il rossetto, ha corso il rischio di
tornare a cancellare le tracce. E mi ha trovato in uno stato di incoscienza. S.
Devessersi chiesta chi fossi. Non lo neghi. Mi sono accorto che qualcuno mi metteva le mani
addosso.
S, ho... ho guardato nel portafoglio... ho letto il suo nome sui documenti....
Molto bene. Badoux scopre il cadavere di Cabirol. Articoli sui giornali, ma non una parola su
Nestor Burma. Certo, il detective stordito non doveva pi essere in rue des Francs- Bourgeois quando si
 presentato Badoux, ma il detective stesso non segnala n la sua presenza n la sua disavventura. Ci ha
pensato sopra. Malgrado, o forse proprio a causa, delle sue precauzioni. Effettivamente, se Nestor
Burma  stato stordito, non pu essere colpa del morto.  stato qualcuno che era gi da Cabirol. Un
potenziale testimone del crimine che lei ha commesso. Qualcuno che lei vorrebbe identificare per poter,
all occorrenza, servirsene. Forse Nestor Burma conosce il proprio aggressore. E, siccome anche lui
sembra nascondere qualcosa alla polizia, non  escluso che ci si possa intendere e si riesca a farlo
parlare, dopo avergli raccontato una storia tutto sommato plausibile. Oppure seducendolo, capitasse
loccasione. Ma... attenzione! Una seduzione discreta, con stile, piena di sconcerto e pudore. Niente
tette o cosce al vento. Questo magari pi avanti, se sar necessario. Per il momento, non si incrociano
le gambe e si tira gi la gonna per nascondere le ginocchia. Ciononostante, per venire a navigare nelle
mie acque fino a che non inciampiamo luno nellaltra, sceglie un pretesto-alibi gi carico di promesse.
Il pretesto-alibi sar di nylon nero bordato di pizzo. Un paio di mutandine  molto evocatore. Pu
accelerare il fiorire delle idee. E infatti me ne sono venute parecchie. Ma di un altro tipo.
Arross:
 cos, disse lei. Oh!....
Arross ancora di pi:
...Voglio dire... per quel testimone.  cos... cio, ero talmente inquieta che tutto era
preferibile a quella attesa di una catastrofe incombente...  per questo che sono venuta da lei. Avrei
certamente fatto meglio a starmene tranquilla.
Niente affatto. Lei invece ha avuto una fortuna pazzesca. Se non si fosse mossa, le cose
avrebbero seguito il loro corso. Latuit, sospettato dai poliziotti di essere lassassino di Cabirol, prima o
poi sarebbe stato preso e avrebbe raccontato tutto per salvarsi la pelle. Perch non solo laveva vista,
ma immagino che, dopo avermi stordito per prendermi le chiavi e scappare, labbia incrociata per le
scale mentre tornava, e labbia anche attesa e seguita per vedere dove abitava. La sua intenzione 
chiara: ricattarla. Cosa che ha fatto, ma prima del previsto. Sperava di poter aspettare che le cose si
calmassero... che non si parlasse pi sulla sua evasione. Cos  rimasto in zona, per averla sottomano
se necessario. Per farla corta, per tornare alla sua idea di venire a cercarmi, le ripeto che  stata davvero
fortunata. Tanto pi che le sue frottole corrispondevano a quelle che mi aveva raccontato il
commissario Florimond Faroux. Ma, per Dio! Il mio nome, ancora ancora pu andare... non  comune
ed  facile da ricordare... ma come spiega che si sia ricordata cos bene anche lindirizzo del mio
ufficio?.
Non lo so.  stato meccanico, forse.
Sospirai:
Purtroppo no. Lei lha annotato, perch era molto importante. E c unaltra ragione per cui 
venuta da me. S....
Diedi un pugno sul tavolo:
...Ed  qui che la storia prende una brutta piega.  qui che mi chiedo cosa devo fare.  qui che
forse sono stato abbindolato. Anche se sono come lei, ci che  fatto  fatto e non rimpiango nulla. S,
mia cara. Lei ha annotato il mio indirizzo perch sapeva che sua madre, ultimamente, aveva pensato di
ricorrere a un detective privato per ritrovare il marito scomparso e perch, trovandomi da Cabirol, ha
creduto che avesse dato seguito al suo progetto, senza informarla. Voleva quindi accertarsene, perch
non le piaceva affatto lidea che la mia inchiesta avesse potuto condurmi fino dal prestatore su pegno.
Cercai con lo sguardo un bicchiere. Frasi di quella lunghezza facevano venire sete. Non cerano
bicchieri. Forse era una festa a sorpresa, ma non una riunione mondana.
Jacquier  morto a novembre e lei lo sa da novembre, dissi. E non si ritrover mai pi il
corpo.
Questa volta non era un bluff. Scivol dalla sedia e cadde svenuta, con un grido che mi ricord
lululato animalesco di Sbastien il folle.
Glielo ripeto. Voglio che tra noi non ci sia nulla di non chiaro, dissi, quando potei riprendere
il mio discorso.
Aiutato da Hlne, che era tornata nellufficio vicino, lavevo rianimata. Prostrata nella
poltrona, mi ascoltava ciondolando dolorosamente la testa. I capelli spettinati, in disordine, le
invadevano il viso. Con la mano sotto la giacca, si stringeva il petto.
Quindi, una volta qui, si convince che sua madre non mi ha incaricato proprio di nulla. Tutto
andrebbe per il meglio se... Anche se la riaccompagno a casa, per verificare domicilio e identit; anche
se in quelloccasione incontro sua madre, non sarebbe stato un gran male. Buongiorno, buonasera e
tutto finisce l. E, invece, io sono interessato a Badoux, cerco ovunque informazioni su di lui. Sua
madre conosce Cabirol, io suppongo che Cabirol conosca Badoux, forse sua madre potr darmi delle
informazioni utili su di lui. Alea jacta est, come dice il rubicondo signor Larousse. Lunga
conversazione con sua madre che non mi fa scoprire nulla su Badoux, ma che permette a sua madre di
scoprire chi sono io, ed eccomi sulle tracce di Jacquier. Almeno incaricato di contattarlo quando
torner con la sua trapezista. Sua madre peraltro mi affida ancora pi volentieri lincarico perch trova
cos un modo elegante e discreto di comprare (sotto costo, ma lintenzione cera) il mio silenzio.
Immagina che io sia il suo amante e, anche a lei, interessa solo concludere il matrimonio con il
fabbricante di zufoli. Incaricato di contattare Jacquier! Molto spiacevole! Quello che lei temeva, quello
che non era, adesso diventava realt. Andando da Miss Pearl avrei scoperto che Jacquier non era mai
partito con lei. Se poi procedo con linchiesta, rischio di scoprire cose piuttosto sconvenienti. Bisogna
quindi tentare un colpo disperato. Pagare quella gente perch racconti che sono partiti con Jacquier
verso un paese straniero qualsiasi. Cos si sarebbero confuse le acque. Ma pagare come? Lei non ha
denaro. Almeno non abbastanza. Niente denaro? S, invece. Le cade dal cielo. O quasi.
Trasal. Anche se quello che stavo per dire non era poi cos terribile. Ripresi fiato e proseguii, caricando la pipa:
Latuit, privato del rifugio da Isabella di Baviera, viene a casa sua minacciando di denunciare il
suo delitto se lei non esaudisce le sue richieste. Tre, per la precisione: vitto, alloggio e il resto. Non 
forse vero? Perch la storia che le ho raccontato sabato e che lei ha confermato con sollievo erano
frottole. Ma mi serviva per blandirla, non scoprire i miei assi e sapere se Latuit era proprio l dove
pensavo. Quindi, vitto, alloggio e il resto. Per farla corta, Mareuil vi scopre e rompe il fidanzamento.
Ho parlato di tre condizioni, ma in realt ce n una quarta. Ci sono le tre di Latuit; la quarta, invece, 
quella che pone lei. Latuit la domina, ma lei riesce comunque a lavorarselo un po e, contando sui suoi
istinti di rapinatore, lo manda a derubare il negozio di Mareuil dove sa che la notte restano sempre delle
somme importanti. La parte di denaro che ricava la utilizza per chiudere la bocca agli acrobati. O
meglio, per fargliela aprire come desidera lei. Porta o fa portare i soldi a La Piste. Deve sapere
benissimo dove alloggiano. Jacquier  che, in fin dei conti, ha davvero cornificato sua madre, sa? 
forse ne aveva parlato, allepoca. Poi telefona a Mario, dettandogli le istruzioni. Una voce da facchino,
mi ha detto Mario. Sai che roba! Al telefono la voce si pu dissimulare. Mario, a pezzi per la caduta
della sua donna, mi ha confessato tutto. Inizialmente invece aveva fatto come gli era stato detto, e
venerd mattina mi aveva gentilmente preso in giro.
Accesi la pipa e soffiai fuori un po di fumo, per rendere pi sana latmosfera.
Ecco tutto. Forse  sua madre la colpevole.  una testa matta e non si  mai occupata davvero
di lei. Lei appartiene a una generazione, forse non maledetta, ma quasi. I figli di quella porcheria
sanguinosa chiamata guerra, i figli delloccupazione e delle occupazioni delittuose, i figli della
Liberazione e della liberazione delle fesserie. Sono convinto che lei andasse a letto con Cabirol da un
certo giorno di novembre scorso. Ma sapeva da tempo che delinquente fosse e da tempo era sua
complice. Dopo tutto, la Fonderia Larchaut  in parte di sua propriet e Cabirol aveva molto bisogno di
una fonderia. Gli oggetti doro che ricettava, non li smerciava. Li fondeva. Ecco perch non si
trovavano da nessuna parte i bottini delle rapine. Il profitto era minore, ma il rischio nullo. E quando
non ne faceva lingotti, fabbricava dei graziosi oggetti di Parigi, come quella danzatrice nuda di cui lei
gli ha infilato la punta nel cuore e che esiste in mille esemplari, ma in rame. Mareuil ne ha uno sulla
sua scrivania. S, lei, la futura proprietaria della fonderia, e almeno un operaio  Charles Sbastien, per
non fare nomi  eravate complici. Ma ecco che una sera, Jacquier scopre il vostro intrallazzo. Lei era
l... Non voglio dire che sia stata lei a ucciderlo....
Alz un viso avvizzito, con gli occhi pieni di lacrime. Il petto le si sollevava tumultuosamente.
Il mento tremava come quello di una vecchia. Del resto, allimprovviso, anche il suo aspetto era diventato quello di una vecchia.
No, non credo che sia stata lei....
Non riconobbi la sua voce lontana e bianca quando mormor:
Ha capito al volo... Anelli, spille, nientaltro che oro sulla tavola... e noi che fondevamo...
sono svenuta allinizio della lotta... poi lho visto, steso, morto... Cabirol mi ha portato a casa sua...
mi ha chiusa dentro... se n andato. Poi  tornato... avevano buttato il cadavere nella Senna... dovevo
stare zitta... aveva modo di provare che ero io lunica colpevole... non ho mai capito bene cosa fosse
accaduto quella notte... Eccetto che ho dovuto cedere... mi ha detto, mi ricordo, che non avrebbe mai
avuto unoccasione simile... laspettava da tempo....
Nella Senna? Nellacqua? Ma andiamo! Quando si dispone di forni incandescenti che arrivano a una temperatura di millesettecento gradi? Bisognava essere pazzi, e Cabirol non lo era. Avevano fatto a pezzi e incenerito il cadavere dellimportuno. Se Cabirol non era pazzo, laltro lo era diventato. Charles Sbastien, traumatizzato dalla macabra necessit, aveva visto, poco dopo, la sua ragione affondare in un delirio pirofobo. E lei, lei aveva sospettato, anche solo per un istante, una cosa del genere? Bah! Non sarei stato di certo io a profilarle leventualit.
Molto bene, dissi. No, non  stata lei... o almeno lo spero.
Mi alzai:
Cabirol era un essere disgustoso. Non meritava di vivere. Latuit aveva ammazzato un
poveraccio inoffensivo. Forse anche lui, nel suo genere, era una vittima, ma dovrei mettermi a pelare
un bel po di cipolle per riuscire a versare anche una sola lacrima. Non rimpiango nulla. Solo Jacquier
mi dava dei pensieri. Ma  stato Cabirol a fare tutto. Resta Miss Pearl, chiaramente....
Raccolsi la foto della trapezista:
...forse non sarebbe morta se fosse stata meno nervosa. Forse non avrebbe sbagliato il salto.
Ma era nervosa. Disapprovava che Mario avesse accettato laffare che gli era stato proposto, sentiva
che tutto ci nascondeva un dramma e questo la rendeva nervosa. Se a Mario non fosse arrivato il
denaro, sarebbe ancora viva... Ma, comunque, non sono affari miei. Lei pu andare.
Gettai la foto sul sottomano:
... Ah! E poi c la storia di sabato. Lincidente che ha messo il punto a capo a tutta la storia.
Volevo attirare Latuit in un posto appartato, per parlare, chiedergli conferma della sua colpevolezza...
uhm... forse per altri motivi. Anchio avevo dei brutti pensieri. Non so pi... cerco di non sapere altro....
Mi interruppi. La mia intenzione di fare avere al bambino privato del suo orsacchiotto (dopo
essermi procurato lindirizzo dei suoi genitori) i cinquantamila franchi rubati a Cabirol avrebbe
cancellato completamente il ricordo di quei brutti pensieri?
...E non sapr mai, ripresi, con voce sorda, se Latuit mi abbia seguito di sua volont,
cadendo nella trappola, o se sia stata lei a spingerlo... E se  stata a lei, non sapr mai nemmeno se lha
fatto nella speranza che lui sopprimesse me o che fossi io a uccidere lui... Non lo so... non lo voglio sapere.
Si alz, si scost i capelli dal bel viso, mi guard senza dire nulla. Gli occhi non esprimevano
alcun sentimento. Infilai le mutandine nel sacchetto e glielo misi sotto il braccio. Incroci gli
avambracci sulla giacca per chiuderne i lembi e nascondere la nudit del seno e si diresse verso luscita.
Camminava come una sonnambula. A ogni passo, la spaccatura della gonna si apriva su uno sprazzo di seta.
Lindomani; Le Crpuscule pubblic la seguente notizia di cronaca:
Rue de Bretagne, una giovane, la signorina Odette Larchaut, 22 anni, domiciliata in rue de Thorigny, si  buttata sotto le ruote di un camion. Trasportata allospedale, la sventurata  deceduta poco dopo il ricovero. Si tratta chiaramente di un caso di suicidio. Tuttavia, il conducente del camion presentava leggeri segni di ubriachezza, e uninchiesta  stata aperta dal commissariato des Enfants-Rouges.
Enfants-Rouges, bambini rossi!
Il quartiere in effetti si chiamava cos. Non poteva avere nome pi adatto.
...
.
...
FINE.